Guido Catalano

Solo lo stolto abbaia, amenochè sia un cane.

09 Mar, 2010

Laivz

In: Laiv

Doppio appuntamento con la poesia di bellezza questa settimana:
- Martedì 9: Catalano Guitar Reading @ Paglia e Fieno - Torino
- Mercoledì 10: Catalano Solo Reading @ Tambourine - Seregno
(Mi)

Domenica 14, invece, torna Il Grande Fresco al Caffè Basaglia, come sempre dalle 22.
venite tutti.

quando ero piccolo, una notte
mi capitò una cosa bellissima

mi divertivo allora
con una lente d’ingrandimento di mio nonno
una lente rettangolare
col manico d’osso

era di mio nonno e
tutte le volte che lo andavo a trovare
in campagna
gli chiedevo se la potevo usare

lui me la dava sempre e mi diceva
“ma stai attento a non romperla”
era una lente antica
e
preziosa

andavo nel giardino e
con la lente bruciavo le cose

i raggi del sole, amplificati
divenivano come raggi laser delle astronavi dei film

potevo convogliare il raggio su una foglia
su un pezzo di carta
su un rametto

e in pochi secondi
il raggio laser infuocava l’oggetto

alle volte provavo sulla mia pelle
per vedere quanto riuscivo a resistere
e in pochi secondi il puntino luminoso
diventava come uno spillo
che mi pungeva
uno spillo incandescente che mi faceva male
e dovevo smettere

provavo anche con le formiche
ma era difficile
erano troppo veloci
e non riuscivo a bruciarle

era estate.

Una notte, dicevo
uscii nel giardino che tutti dormivano
la luna era piena
faceva fresco
non avevo sonno

il cielo era limpido
e la luna illuminava
tutto

avevo con me la lente
e provai a fare una cosa

mi sedetti nel prato
e inclinai la lente a catturare un raggio
della luna

scelsi un filo d’erba grosso
come bersaglio

fu allora che accadde

i grilli smisero di cantare
e il raggio di luna
mille volte amplificato
colpì il filo d’erba

poi
sentii qualcosa
dall’erba sentii qualcosa

“oooh che bello!”
mi spaventai, mi cadde la lente di mano
“no, non smettere, ti prego!”
era una voce piccola
dall’erba

“chi è?” bisbigliai
e poi
lei
uscì

una piccola, piccola, piccina donnina
comparve da dietro il filo d’erba

era alta come il mio pollice
aveva i capelli corti e chiari
aveva due aline trasparenti

era tutta nuda

era la prima volta che vedevo una ragazza tutta nuda
apparte mia mamma

“ti prego bambino, fallo ancora”
aveva gli occhi talmente blu…
“chi sei tu?” le chiesi
“sono la fatina dell’erba” rispose
rimasi senza parole
“ti prego bambino, fallo ancora”

allora presi la lente
e di nuovo catturai i raggi della luna
e illuminai la fatina dell’erba

ora lei splendeva tutta

e sorrideva felice

“che bello, che bello, che bellobellobelbello!”
girava su se stessa
sbatteva le ali e faceva saltini
le braccia alzate all’insù, verso il cielo
ballava contenta

poi, sempre mugolando di piacere
iniziò a volare
io tentavo di seguirla con il raggio
ma era difficile

svolazzando e caprioleggiando nell’aria
mi si avvicinò alla faccia
e mi diede un piccolo bacio

poi volò via
verso la notte

io rimasi lì
tra l’erba
con la mia lente in mano
ed una strana sensazione nel corpo
che non avevo provato mai

mi ero innamorato della fatina dell’erba
e ancora lo sono
ed ogni tanto incontro donne che le assomigliano
e per un po’ va bene

ma non abbastanza

ma

mai

abbastanza

ineluttabilmente la morte arriverà
vedo
in questi giorni
morire un po’ di persone
giovani e vecchie
di colpo
o lentamente
soffrendo
o
manco accorgendosi

io non ho mai capito
come può l’uomo
o la donna

i bambini sì (essi non si rendono conto)
come i cani
e le gru
e i grilli
e il mastodontico elefante
i bambini sì
quello l’ho capito come può
non aver paura

ma l’uomo
e la donna
loro no

che sanno di questa cosa
che poi muoiono

di sicuro
di sicurissimo
essi sanno
che muoiono
e malgrado che sanno
essi
continuano tranquillamente
a sbrigare tutte le faccende
pur sapendo che tanto poi muoiono
io questo giuro su dio
non riesco a capire come è possibile

io vorrei non morire mai nella vita
vorrei non avere questa scadenza

è una roba pazzesca se ci pensate
è di tutte la roba tra tutte le più pazzesche
-e ce ne son parecchie-
la più pazzesca

ma poi uno riesce a non pensarci
e anche io poi ci riesco
sennò impazzirei

tranne qualche volta
tipo come è successo dieci minuti fa
prima di iniziare a scrivere questa poesia

03 Mar, 2010

lolita

In: Poesie scomparse

siamo lì io, l’ascensorista e Toni
Toni è un mio amico che abita qui dove lavoro
e questa cosa, giuro, ve la devo raccontare

siamo lì che si chiacchiera affabili
e arriva una signora distinta, bionda, con gli occhiali da signora
ed una televisione tra le braccia
una di quelle con il videoregistratore incorporato

la signora distinta mi fa, mi scusi, la lascio un attimo qui che vado a prendere la macchina

prego, dico io
grazie, dice lei
ed esce

poi Toni si avvicina alla tele
così per dare un’occhiata
e fa, minchia, fa, c’è una cassetta porno che esce dal videoregistratore!

ma va, faccio io
ma va, fa l’ascensorista
e ci guardiamo negl’occhi
anzi, io lo guardo nell’occhio
che ce ne ha uno solo, l’ascensorista
ci guardiamo come a dire: Toni ci piglia pel culo

ma sì, fa Toni, c’è scritto Video Tabù, quelli che vendono le cassette porno che fanno la pubblicità di notte!

allora l’ascensorista, uomo di notevole iniziativa
dice a Toni, fai la guardia che vedo il titolo
e Toni fa la guardia
e io ho paura che se torna la signora adesso son cazzi

e l’ascensorista si piega
estrae la cassetta
e fa, Lolita, brividi anali

e tutti a spanzarci dalle risate
che voi non sapete quanto
che quasi casco dalla sedia

e poi torna la signora distinta
e tutti zitti zitti a guardarci negl’occhi
chi ne ha due, chi ne ha uno
ma comunque negl’occhi

costringendoci a non scoppiare di nuovo
davanti la signora

e insomma, dio bono
questa ve la dovevo proprio raccontare

tutti i giorni la mattina
sfreccio
sulla mia biciclettina
in via Madama Cristina

e a mezza via
inizia la mia quotidiana lotta contro il 18

il 18 è un tram arancione
che percorre tutta la via in questione
corre su rotaie di metallo
sferragliando rumoroso
porta dentro di sé persone
che vanno in posti

il tram 18 mi odia
io odio il tram 18

a un certo punto lo sento
da dietro
arriva
veloce
dico sempre a quel punto lì: porcozio è lui, il 18!

è alla mia sinistra
alla mia destra macchine in doppia fila
lo spazio è poco

lui, il tram 18 s’avvicina
io pedalo sempre più forte
sento il vento dentro la mia faccia
poi il tram 18 inizia il suo urlo di guerra
ding deng! ding deng! ding deng! ding deng! ding deng!

questa volta no!
il tuo ding deng te lo puoi mettere nel buco del culo
maledetto tram 18!
questa volta no!

questa volta col cazzo, mi dico, che passa lui
questa volta col cazzo
questa volta sono io che vinco la mia quotidiana lotta contro il tram 18, dico io

crampi alle gambe
vento nelle orecchie
faccio le rasette alle macchine in doppia fila
colla coda dell’occhio mio sinistro lo vedo
il maledetto tram 18

ding deng! ding deng! ding deng! ding deng!
continua ad urlarmi dietro
vuole che mi fermo per farlo passare

col culo che ti faccio passare, maledetto tram 18!

poi arriva il momento della verità
il maledetto tram 18 mi ha raggiunto
continuo a sfrecciare pedalando
a pochi cm a sinistra la sua corazza arancia
a pochi cm a destra le auto in doppia

un minimo errore e finisco smaciullato
sotto le sue ruote di acciaio metallico
e lui, il maledetto tram 18, è questo che vuole
lui, ingabbiato nei suoi binari
lui mi invidia che io sono libero
io posso fare le curve quando voglio
lui può solo andare su e giù
io posso fare piroette, salti e zigozaghi

tu, maledetto tram 18, gli zigozaghi mai e poi mai!

il manubrio sinistro del mio ciclo
tocca il lato destro del tram 18
scorgo l’espressione di terrore di una signora sul marciapiede
i sacchi della spesa le cascano per terra

tutto è fermo con il fiato sospeso
i tassisti
la massaie
i vecchi pensionati
i fruttivendoli
i ciabattini
i barristi
i pompieri funebri
(o pompaioli funebri? o pompisti?)
i veterinari
i cani dai veterinari
Dio stesso, Nostro Signore
smette per un attimo di grattarsi
per dare un’occhiata di sotto
in via Madama Cristina. Torino, Piemonte, Italia

poi,
capita una cosa
ma una cosa che chi non l’ha vista mica ci crede
capita una cosa che sarà ricordata come: “il miracolo del tram 18”

non capita che la mia bici si stacca dall’asfalto e inizia a volare
che questo si è già visto in un paio di film

è il tram 18 che a un certo punto
io non lo sento più sferragliare sulle rotaie
poi, lo vedo
lo vedo sulla mia testa
che come un missile arancione
prende
e schizza verso l’alto
che il vuoto d’aria quasi mi risucchia pure me
lo vedo
lo vedo volare via verso il cielo
in tutta la sua lunghezza di due carrozze

gli vedo la pancia
con tutte le sue rotelle di metallo
è bellissimo
è uno spettacolo
è uno spettacolo superbello
che quasi quasi cado dal biciclo, quasi quasi

ma non cado
pedalo più piano per godere lo spettacolo
siamo tutti li in via Madama Cristina
con le facce all’insù
vederlo scomparire oltre le nuvole

e prima della fine
mi sembra scorgerlo girarsi
mi guarda e mi strizza l’occhio
sorridendo

25 Feb, 2010

4 appuntamenti 4

In: Laiv

4 appuntamenti 4 da non mancare in questo fine febbraio di apparente inizio primavera:
- Giovedì 25: Il Grande Fresco @ Officine Sonore - Vercelli
- Venerdì 26: Il Grande Fresco @ Artintown - Torino
- sabato 27: Speech for Haiti @ Environment Park - Torino
- Domenica 28: Il Grande Fresco @ Pantagruel - Casale

24 Feb, 2010

ispirazioni

In: Poesie scomparse

a me
le migliori ispirazioni mi vengono
in bicicletta e mentre mi addormento

in bicicletta e mentre mi addormento
son due brutti momenti per avere un’ispirazione creativa
perché son due momenti
che è abbastanza difficile prendere appunti

spesso, mentre mi addormento
inizio a immaginarmi delle frasi bellissime
che starebbero proprio bene dentro a una poesia
mi vengono così, splendide poesie di argomenti vari
e una parte di me, quella ancora un po’ sveglia
mi dice, dai cazzo, svegliati, scrivi sta roba che è buona!
ma l’altra parte, quella che vuol dormire, mi dice, lascia star lì, dormi che è meglio
e insomma, la maggior parte delle volte, affondo nel sonno
e la poesia diventa sogno
e quando mi sveglio
è persa nei meandri del mio inconscio disordinato

mentre vado in bici
è anche lì un casino
che scrivere pedalando è proibitivo
e anche pericoloso

l’altro giorno
stavo sfrecciando a tutta velocità per via Madama Cristina
che è una via di Torino
famosa per il caos che vi regna
soprattutto alle 8 del mattino
quando i lavoratori automuniti se ne vanno al lavoro
oppure, se non hanno l’auto
vanno sul tram 18

il tram 18 è un tram selvaggio
che vorrebbe uscire dai binari e schiacciare i ciclisti
egli li odia, i ciclisti
egli, il tram 18, vorrebbe, in termine tecnico, sbinariarsi
e ammazzare tutti i ciclisti che gli capitano a tiro

il suo sogno ricorrente è il Giro d’Italia

se aggiungi tutte le auto in doppia fila
le massaie isteriche
i tassì
la pioggia
perché spesso piove in Via Madama Cristina
capisci bene che in Via Madama Cristina
è difficile scrivere una buona poesia
andando in bicicletta
senza rimanere uccisi

l’altro giorno, dicevo
pedalavo in Via Madama Cristina
e mi è venuta un’ispirazione
una poesia mi è venuta
bellissima
in mente
una poesia d’amore

mi son detto, mica posso lasciarmela scappare
allora ho tirato la cerniera della mia borsa a tracolla Einaudi, blu elettrico
e ho cercato con la destra
mentre con la sinistra guidavo
e ho trovato un orologio
non andava bene
ho trovato delle caramelle Mini Monks gusto liquirizia
non andavano bene
ho trovato un accendino
non andava bene
ho trovato una mela gialla
le ho dato un morso
era buona ma non andava bene per scrivere una poesia
ho trovato un libro di Kurt Vonnegut dal titolo “La colazione dei campioni”
e mi son detto che magari se trovo una matita o una penna
la scrivo su Kurt Vonnegut, la poesia
che lui mica si offende
e poi ho trovato la matita

intanto pedalavo
che ero pure in ritardo
allora ho tolto la mano sinistra dal manubrio
e ho iniziato a scrivere questa poesia bellissima che dicevo
ho scritto il titolo che era, “Almeno a letto sciogliti i capelli”
poi mi sono accorto che ero capace di andare in bici senza mani
che credevo di no
e mi ha preso una forte emozione

poi l’ho sentito
ho sentito il tram 18
il maledetto tram 18 che scampanava dietro di me
a chiedere strada

m’è venuto il timorpanico
la matita è schizzata in alto
Kurt Vonnegut mi è caduto sul ginocchio
ho tentato di ripigliarlo
e ho perso il controllo

la bici si è imbizzarrita e ho sbattuto la caviglia sinistra contro il pedale
ho riacchiappato Kurt per una pagina, la 102
solo che mi trovavo il tram 18 dietro
ché ero finito nei binari
che è quello che il tram 18 spera sempre
e lo sentivo dietro
era eccitato come solo un tram assassino in procinto di stritolare un ciclista può essere

poi ho visto il semaforo
era giallo
mi son detto, o la va o la spacca

l’è andata
io sono schizzato avanti
lui ha frenato mandando scintille e sferraglio metallo

io ho oltrepassato il corso
la pagina 102 di Kurt Vonnegut mezza strappata
ma il libro salvo

mi son fermato a ripigliare fiato
ho guardato indietro
il tram 18 nero di odio e delusione

e la poesia d’amore
fuggita via
dimenticata

Quadruplo appuntamento poeticomusicale in questa settimana febbraiosa in quattro lochescions di tutto rispetto in quattro posti geografici esotici. continua… »

10 Feb, 2010

Appuntamenti Laivs

In: Laiv

Doppio appuntamento laiv con IL GRANDE FRESCO, questa settimana in Torino. Giovedì 11 siamo in formazione trina, al Round Midnight Jazz & Blues House (altrimenti detta Taverna dei Mercanti), in via Santa Chiara 13.
Domenica 14, invece, si ritorna al Caffè Basaglia per uno Speciale Grande Fresco Santo Valentino: gli innamorati e coloro che desiderano innamorarsi troveranno il/la partner della loro vita con una probabilità del 96%. Ospiti speciali: med in itali.

09 Feb, 2010

dentro la tele

In: Poesie nuove

la cosa che più mi ha colpito dentro la tele
è quando una ragazza mi si è avvicinata
e mi ha chiesto se avevo qualcosa da stirare
ho pensato che manco mia madre
la tele invece sì
mi son detto, la prossima volta porto una valigiata di roba
che io stirare non stiro
e se la gentile ragazza mi fa sto favore
io approfitto

alla tele ci sono andato in treno
quello superveloce quattro ore torino roma
confortevolissimo e velocissimo
roba da novantacinque euro a botta seconda classe
roba che io non ci ho i soldi
ma paga la tele

ad aspettarmi alla stazione c’era l’autista della tele
con un cartello con scritto il mio nome
mi ha portato all’automobile
mi chiamava dottò
l’automobile era come le auto blu che ho visto alla tele
con i vetri scuri che tu vedi ma gli altri da fuori no
roba di livello
l’autista era simpatico
abbiamo chiacchierato
l’autista poi doveva andare a prendere l’autieri
lui mi ha detto che non sapeva chi era
io gli ho detto che era fortunato
lui mi ha chiesto perché
io gli ho detto perché è una gran bella donna
lui mi ha chiesto se era sposata
io gli ho detto non lo so
poi siamo stati zitti

alla tele le donne che lavorano alla tele son tutte belle
anche quelle che non devono apparire davanti la telecamera
tutte belle
ci son ragazze bellissime alla tele
anche quelle che si devono occupare di cose che non c’entra
son belle
e son vestite sexi con i tacchi
che nei momenti di tensione vedi ‘ste ragazze molto belle coi tacchi
che corrono per il corridoio coi tacchi ché correre coi tacchi
non penso sia facile ma loro ci riescono
oltre che belle le donne che lavorano alla tele son gentili
voglio dire, ti propongono di stirarti la roba
ti portano cibi
ti sorridono
praticamente è come avere tante mamme che si occupano di te
tante giovani e belle madri
roba che l’incesto è dietro l’angolo, alla tele

gli uomini no
non son tutti belli
alcuni sono gay
ma non tutti
però non ho visto uomini grassi alla tele
in effetti gli uomini della tele sono in forma
magari belli no, ma in forma
sarà lo stress
non so

poi ci sono le ballerine della tele
le ballerine della tele sono una categoria a parte
sono come degli extraterrestri spaziali
hanno dei costumi meravigliosi
anche loro corrono per i corridoi
seminude con tacchi lunghissimi
volano più che correre
le ballerine della tele volano lungo lunghi corridoi illuminati al neon
hanno i seni e le cosce
hanno i glutei di marmo
e tutti le ammirano
ma di nascosto

poi ci sono i vips
i vips della tele hanno un disturbo della vista
che non consente loro di vedere tutto
a me, ad esempio, non mi vedono i vips della tele
il loro sguardo mi passa attraverso
è fichissimo perché è come essere invisibili
per dire, se c’è un vip che ti sta sui coglioni
tu puoi avvicinarti a lui, silenziosamente, e tirargli un calcio nel culo
lui si gira e non ti vede
oppure metti che c’è una vippa strafica
tu la segui nel camerino e la guardi che si spoglia
lei non ti vede
ti puoi anche fare una sega se vuoi

il rovescio della medaglia è che siccome non ti vedono
è pericoloso
tipo ti possono investire con la macchina senza volere
essere invisibili ha i suoi pro e i suoi contro

dentro la tele tutti parlano con l’accento de roma
uomini, donne, bambini
tutti
e tu stesso
dopo che sei stato un paio di volte dentro la tele
è inutile
ti viene da parlare in romanesco
è tutto un aò, anvedi, sti cazzi, me cojoni
non ne esci
anche se sei torinese da sette generazioni
tu a un certo punto ti viene troppo
da parlare come loro
che ti dà un senso di appartenenza
di sicurezza
il romanesco è la lingua ufficiale della tele

nella mia esperienza alla tele
a un certo punto
sono uscito da una botola nel pavimento
in diretta
davanti a qualche centinaio di migliaio di teleutenti
forse meno
in effetti io pensavo che se stavi dentro la tele
ti vedevano almeno cinquanta milioni di teleutenti
ma non è sempre così
dipende dal tipo di tele in cui sei dentro

nel tipo di tele in cui ero dentro io
un po’ meno di cinquanta milioni
forse cinquantamila
ma forse anche di più
ma non lo so
che comunque io sta roba dell’auditel
mi sembra una roba misteriosissima

comunque sono uscito da una botola
e ho visto ‘sti due tipi
sconosciuti
uno dentro una vasca da bagno
mi guardavano spaesati

sembravano chiedersi chi cazzo fossi
cosa ci facevo lì
ma sembrava si chiedessero anche
cosa ci facessero loro lì

trenta secondi dopo sono stato risucchiato dentro la botola
nel buio e nel silenzio
mi sono risvegliato in una stanza d’albergo
ho fatto la cacca
ho fatto la doccia
ho fatto colazione accanto alla PFM

son tornato a casa
e per tutto il viaggio
non ho fatto altro che chiedermi
come quei bastardi dell’hotel
siano riusciti a nascondere il frigo-bar in quel buco di cazzo di stanza

perché il frigo-bar c’era
l’ho saputo solo dopo
ma c’era

04 Feb, 2010

Il Grande Fresco a Genova

In: Laiv

Venerdì 5 febbraio torna a Genova, alla Claque del Teatro della Tosse per l’ultimo appuntamento in programma, IL GRANDE FRESCO, lo spettacolo di poesia e canzone d’autore più simpatico dell’universo. continua… »

Cari amici e care amichesse della buona poesia come si faceva una volta, questa settimana potrete godere del vostro poeta preferito in tre lochescion d’indubbio interesse. continua… »

Venerdì 22 gennaio
alle 21.10
il vostro poeta preferito sarà ospite della prima puntata di BARBARESCHI SCIOCK, il nuovo programma condotto da Luca Barbareschi.
In diretta da Roma continua… »

Lo trovi qui

12 Dic, 2009

bambino prodigio

In: Poesie nuove

eravamo io, Ian e Bob
a Londra, s’era a Londra
era il ’74, credo
o il ’75

va bene, ok
avevo tre o quattro anni
e ai tempi frequentavo gente del calibro di Ian Anderson e Bob Dylan
cosa ci volete fare
ero un bambino prodigio

questa me la ricordo bene perché non ho smesso di ridere per giorni
eravamo nei camerini prima dello show
Ian che dice a Bob: “quando canti sembri un topo con le adenoidi infiammate”
e Bob che risponde serio: “quel flauto, Ian, glie l’hai fatto provare tutto a tua moglie, dico, tutto fino in fondo?”

minchia lì
in una frazione di secondo
vedo Ian che si alza di scatto
e inizia a picchiare sulla testa Bob
a colpi di flauto
lo rincorre per tutto il camerino brandendo il flauto a mò di mazza
insultandolo in un qualche dialetto scozzese
e Bob che corre intorno al tavolo urlando, smettila coglione, smettila Gesù Cristo!

insomma, ragazzi, una scena
una vera grande scena
roba forte

poi è entrato qualcuno, non ricordo chi
un qualche musicista o un manager
e insomma, ha bloccato Ian
che era una furia disumana tutto viola in viso
con quel suo cazzo di flauto in mano
che continuava a bestemmiare parole in una qualche lingua gaelica antica e dimenticata

si sono calmati
si sono seduti
gli ho versato da bere

hanno bevuto in silenzio
senza guardarsi
mi sono alzato
in gamba ragazzi e state sereni, gli ho detto
sono uscito dal camerino
ho fatto tutto il corridoio
era pieno di gente che andava su e giù
indaffaratissima
sentivo il brusio della folla fuori
decine di migliaia di persone aspettavano

c’era una tipa molto graziosa ferma vicino al distributore d’acqua
capelli lunghissimi, lisci, castani
pantaloni a zampa
la guardo
mi guarda
checcifai qui bimbo? mi fa
checcifai tu qui bimba? le faccio
aspetto, dice
cosa aspetti?
il mio uomo, fa
eccomi, e le strizzo l’occhio
ride
denti perfetti
senti, mi prendi un bicchiere d’acqua che non ci arrivo? le faccio
certo, fa

ci vediamo tra una decina d’anni, sventolina
ok
ciao
ciao

sono uscito
son montato sulla mia Harley
il cielo era rosso di tramonto
non mi sono voltato indietro
ho dato gas
e via
verso nuove, mirabolanti avventure

09 Dic, 2009

Torino - Milano

In: Laiv

Cari amichetti e care amichette del meraviglioso bosco della felicità e della speranza, in questa settimana son due gli appuntamenti poetici musicali da non perdere per nessuna ragione al mondo. continua… »

io anche la vorrei una scorta
lo so che non mi serve ma la vorrei
più per un fatto estetico, credo
ma non solo

due omòni in giacca e cravatta con gli occhiali scuri
e il filo nell’orecchiio
uno a destra, uno a sinistra
che si guardano attorno nervosi
molto alti
molto giganteschi
che mi scortano
sì mi piacerebbe, non so perché
forse è una roba di latenza omosessuale
non so
poi vabé, gradirei che picchiassero le persone che mi infastidiscono
non che di norma ci siano persone che m’infastidiscono
ma l’idea che ci siano due energumeni in giacca e cravatta
che se qualcuno m’infastidisce, lo picchiano
io lo gradirei

oppure tipo quando entro in un locale sovraffollato
tipo uno della scorta, uno solo, entra per primo
controlla che sia tutto apposto
e poi io entro con l’altro
e poi entrambi mi creano come uno spazio vitale al bancone
che io spesso ho problemi al bancone
che mi viene il nervoso che ci son quelli che stanno lì davanti
anche se hanno già il loro bicchiere in mano
e non si spostano
creano tappo
e tu non riesci a farti strada
a prendere magari anche solo un’oliva
o un pezzo di farinata
ad ordinare una bibita gassata
e questi ignoranti non si spostano mica
fan finta di niente
invece con i miei due tipi della scorta
vedi se non ti sposti
se non mi crei uno spazio vitale
ignorante

uno una volta a Milano mi ha chiamato zio
era un tamarro milanese giovane
ecco, faccio un esempio:
metti che io son lì che mi mangio il mio panino con la salciccia
e arriva un tamarro milanese giovane
e mi chiama zio
con uno spiacevolissimo accento milanese, tra l’altro
ecco, io
avessi la scorta
mi basterebbe fare un piccolo segno col dito
ma piccolo
e il giovane tamarro milanese che mi ha chiamato zio
si troverebbe improvvisamente
immediatamente
a sbattere ripetutamente
ritmicamente
la propria fronte invero poco spaziosa
contro il più vicino palo
della più vicina lanterna semaforica milanese
con il professionalissimo aiuto dei due signori in giacca e cravatta
di cui sopra

ora
lo so
lo so che questo tipo di pensieri e desideri
non mi nobilita
no, è proprio poco nobilitante
io vorrei passare alla storia come un uomo
dall’animo nobile e pacifico

che pessima, trista immagine
due omòni giganteschi in giacca e cravatta
che massacrano di botte un povero giovane tamarro milanese
solo perché si è permesso di chiamarmi zio

scusami
mio piccolo giovane nipote tamarro milanese

voglio essere il tuo zio
il tuo zio amorevole
tu hai bisogno d’amore, non di mazzate sui denti
anzi, no
siamo sinceri
tu hai certamente un gran bisogno di mazzate
ma non sarò certo io
io sono il tuo zietto

e semmai ci rincontrassimo nella misteriosa notte di Milano
a un chiosco di salamella, come la chiamate voi
t’abbraccerò
nipote mio
ti bacerò
fratello
figlio

piccolo scherzo della natura
da così poco al mondo
e con un’aspettativa di vita così breve
inutilissima creatura
nipote mio
fratello
figlio

07 Dic, 2009

ubris

In: Poesie nuove

dice: io non credo agl’oroscopi di merda, dice
io, dice, io a queste cose da astologhi gay
da astrologay, ci credo no
non so, dice, a me sembra che gli astrologhi maschi sian tutti gay
ma magari mi sbaglio
comunque io non ci credo
dice

ma
dice, Marte di merda in opposizione dice
dice così
mi sono quasi fratturato il mignolo del piede sinistro contro un mobile basso giapponese di merda
mi hanno strappato il cavo del freno della bici
oggi ho rotto la zuccheriera
e perderò il mio lavoretto mattutino che tanto ci tenevo
che mi faceva i soldini per birra, sigarette e goldoni

allora dice uno dice cioè lo dice
lo dice
dice Marte di merda
non so, dice porco Marte
ma dar del porco a un pianeta?
a un dio pagano dai del porco?
serve a qualcosa?

non è tanto la bestemmia in sé
non è il reato
è l’inutilità dell’atto
è uno sfogo umano
inutile
come fai a mandare in culo un pianeta intero
seppur neanche tra i più grossi
o peggio un dio della guerra?

dice stai calmo e schiva i colpi
contro un pianeta di merda che è anche un dio della guerra
l’unica è schivare i colpi, dice
essere agili
furbi
dice

ma col cazzo Marte di merda
io ti sparo addosso un missile atomico
Marte di merda
ti sparo addosso un missile atomico pieno di merda

così verrai ricordato non più come il pianeta rosso
ma come il pianeta di merda

se invece vuoi venir giù in forma di dio della guerra
tutt’armato di lancia ed elmo e scudo
t’aspetto
io son qui
non mi muovo

che ti prendi le più immani
legnate
di tutta
la tua stupida
ridicola
inutile
vita
immortale

ieri una minuscola vecchina con un enorme ombrello
eravamo fuori dal locale dove avevamo cantato e suonato
e recitato poesie
mi s’ è avvicinata e mi ha detto che lo spettacolo l’era piaciuto
e mi chiedeva se lo rifacevamo il 20 di dicembre
aveva l’ombrello e il bastone
sembrava uno gnomo
pioveva
mi chiedeva se lo rifacevamo il 20 di dicembre lì
le ho detto che sì ma non lì
da un’altra parte
ma lei abitava lì
e poi mi ha detto che le canzoni di natale le mettevano la malinconia
perché era sola e il natale le metteva la tristezza
e io le ho detto anche a me
anche se non era vero
era vecchissima e minuscola
e aveva un ombrello enorme
e un bastone
e pioveva
e le avrei dato un bacio
ma non glie l’ho dato
e l’avrei abbracciata
ma non l’ho fatto
meno male
l’avrei stritolata
tanto era minuscola
e vecchia
e delicata

poi mi ha chiesto se davvero ero caduto in bici in via Milano
spaccandomi la testa
sì, le ho detto
e mi ha chiesto se era colpa dei binari del tram
le ho detto sì, era colpa dei binari
anche se non era vero
bisogna stare molto attenti ai binari del tram, mi ha detto
bisogna stare attenti anche a non mettersi in bici con sette negroni in corpo
avrei dovuto dirle
ma non l’ho fatto

poi se n’è andata sotto la pioggia
era notte tardissima
pioveva
era una vecchina nottambula
con un ombrello più grande di lei
da di lontano sembrava un ombrello che cammina

anche io poi sono tornato
a casa
in bici
sotto la pioggia
con il demonio che mi montava dentro

e un peso sulle spalle
che
mi fossi mai fermato
sarebbi sprofondato al centro
della terra

perdinci Bacco
Bacco perdinci
versamene un altro Bacco
dai non esser molesto
e versa, versa Bacco
che ho la gola e le labbra seccate dal vento

Eolo per Giove, smetti di soffiarmi questo tuo vento polveroso
in faccia, Eolo ti prego siediti e bevi con me, con noi una
coppa del vino sugoso che Bacco, se si sbriga, ci verserà

ah, guarda chi c’è, guardate Eolo, Bacco, Priapo sì Priapo
aggiungiti a quest’allegra brigata di uomini d’altri tempi Priapo
e mancano le donne, le donne, le belle donne mancano sempre
Venere non far la ritrosa, Venere noi ti preghiamo
Priapo non toccarti
Venere accomoda le tue terga di marmo qui vicino a me
qui su questa sedia fortunata sedia che sei fortunata
nata per questo scopo meraviglioso d’accogliere
le chiappe fruttose di questa bellezza
sù libiamo sù! sù le coppe, le coppe colme di nettare vinoso
sù per Giove cantiamo una canzone, sù ma sì Giove anche tu
tu anche smetti di pettinarti quella tua barba lunga
e assiettati con noi compagno padre
una coppa anche per Giove perdinci Bacco, sbrigatene

e schioccami una bacio, no tu Priapo maledetto satiro porcone
tu Venere che sei già ‘mbriaca, Venere sei bona
baciami bona non far la riottosa, sputami addosso il succo rosso
sdrumami qui sul tavolo davanti a tutti
Priapo rimetti apposto l’arnese
Bacco appronta una vasca di vino che mi ci voglio affogare gnudo
con questa femmina saporosa e, Giove, non far quella faccia e bevi
bevi che lo so che tipo di tipo che sei, vecchio maniaco

oh guarda chi si vede, guardate chi è arrivato
Plutone con quel suo pulcioso cane tricefalo
cosa vuoi Plutone le nostre animacce?

prima devi berti questa vasca di vino in un sol sorso
poi se ne può parlare
ma quanto sei brutto povero Plutone
e bevi, bevi con noi che offre Bacco, e tieni a bada quel tuo cagnaccio sventurato
Plutone sù non fare quella faccia Plutone e siediti anche tu con noi
vi conoscete?
Venere Plutone Plutone Venere
hai visto che tronco di fica Pluto eh, mica si scherza qui
hai visto che cosce?
è tua, è tua se la vuoi è tuai te la regalo io sono stanco, sono morto
sono morto di stanchezza e di vino e di cazzate vecchio Pluto
dove l’hai posteggiato il carro?
dai che ci facciamo la staffa
poi mi porti via beccamortaccio maledetto

e scalda i tuoi cavalli neri
e portami
portami dove sai
tanto c’ho tanto di quel vino in corpo
che non sentirò dolore

Giovedì 3 Dicembre il GRANDE FRESCO sbarca per la prima volta a CASA MAD, nel qudrilatero cosiddetto romano, quello coi ciottoli per terra, a Torino,, in via Santa Chiara 24 bis/c.
Poesie e Canzoni d’amore, non d’amore, del terzo tipo, del tipo prenatalizio, nani, cani, chi c’è c’è chi non c’è peggio per sé. Alle 22.00 spaccate. Entrata libera. Uscita difficoltosa. Nessuna selezione alla porta. continua… »

Regalo 9 bellissimi titoli utili per romanzi, racconti, manualistica, saggistica, poesie, fiction, lungometraggi, cortometraggi, mediometraggi o semplici metraggi.

- L’uomo che seppe la data della propria morte sul bigliettino di un Bacio Perugina

- Sono nato in una grotta sotto un asino e una vacca (libro illustrato per bambini sulla Natività)

- Cento battute autoironiche per sdrammatizzare la vostra mini-dotazione peniena quando vi trovate per la prima volta nudo davanti a lei

- L’annusatore di mondi (gran fantascienza)

- Arredare la propria casa col Pongo

- Trecento nomi stupidi da dare al vostro prossimo figlio

- L’uomo che scoprì che non c’era nessun dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek e ci rimase male

- Il Generale di vent’anni figlio d’un temporale contro il Generale dietro la collina: una sfida possibile?

- Inebriami di schiaffi, baby

24 Nov, 2009

Vercelli-Milano-Chiavari

In: Laiv

Triplo appuntamento con l’itineranza del Grande Fresco questa settimana.
Giovedì 26 | Officine Sonore | Vercelli
Venerdì 27 | Vanghè | Milano
Domenica 29 | Modà Cafè | Chiavari

Traduzione/interpretazione in francavillese (dialetto di Francavilla Fontana, Brindisi) di una poesia di Guido Catalano.
A cura di Marco Montanaro

ce mm’ha ddà nu bbaggiu, piffavore?
no
mena, tammine unu sulu, meh
noni
mena piffavori, unu sulu
noniiiii continua… »

18 Nov, 2009

Torino-Savigliano

In: Laiv

Due Grandi Freschi questa settimana siori e siorine.
Si parte Giovedì 20 Novembre allo Sbarco nel cuorcuore di Santo Salvario in Torino. Dalle 22.00 continua… »