A Febbraio 2017 nuovo Libro e nuovo Tour

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Video-Documento-Verità Scottante

Lunedì 28 novembre non prendete impegni alle h 11.03 perché pubblicherò un video-documento-verità assai scottante circa il mio prossimo futuro di poeta professionista vivente nella società moderna occidentale.

Foto dal backstage del video-documento-verità scottante.

Guido Catalano

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Sono Guido e non Guido

14976912_1028514170605044_7841337584631447886_o34° Torino Film Festival
Lunedì 21 Novembre
Elianto Film e Fargo Film
presentano
Guido Catalano e Armando Catalano in
SONO GUIDO E NON GUIDO
Regia Alessandro Maria Buonomo
Soggetto sceneggiatura Paolo Cenzato e Marco Ferrarini
Organizzazione generale Virginia Di Pietro
Fotografia e riprese Chiara Caliò
Montaggio Serena Pighi
Suono Riccardo Arrigoni
Musiche originali Luca Righi e Leo Einaudi
Animazione Sio Fromitaly

Repliche al Cinema Reposi Torino:
giovedì 24 alle 19:30, venerdì 25 alle 9:15 e sabato 26 alle 17:oo.
Il Capodoglio sbarca a Torino. Ci vediamo là.

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Vacanza ?

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Succede dunque che il mio amato management mi ha invitato ad andare in vacanza per un po’.
Lo dico per coloro che continuano a scrivermi, a telefonarmi, a mandarmi piccioni viaggiatori, ad apparirmi in sogno e mi chiedono: “quando vieni qui o qua a fare un reading?”

Viaaudio, il mio amato management mi ha proposto luoghi bellissimi ed esotici, tutto a sue spese, in hotel a sette stelle, viaggiando in Business Class Extra Gold: Messico, New York, Parigi, le Isole Felici dei Mari del Sud, l’Oriente Misterioso, la Basilicata, ecc.
Sono stati così carini ed insistenti, che alla fine ho deciso di accettare.
Hanno a cuore il mio benessere.
D’altra parte è una decina d’anni che non mi prendo una pausa dai reading, su e giù per lo Stivale, isole comprese, come una trottola impazzita.
Nell’ultimo decennio ho fatto quasi un migliaio di spettacoli.
Forse il migliaio l’ho pure raggiunto.
Mica cazzi.
Devo dunque decidere dove andare in vacanza.

La verità?
Rimarrò a casa, leggere, guardare qualche bella serie tivù, scrivere, fare all’amore.
Ma sempre vacanza è.
Sopravviverò?
E se mi venisse una crisi d’astinenza?

La verità?
C’è un sacco di lavoro da fare: un nuovo Tour della Madonnna – con tutto il rispetto per la Santa Vergine e per la signora Ciccone – che partirà all’inizio dell’anno prossimo.
E finalmente un nuovo libro di poesie, per i simpatici tipi di Rizzoli.

Saprete di più il 5 dicembre.
Ora vado in vacanza.
Vi tengo aggiornati.
Manderò cartoline.
Vogliatevi bene.

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Marta

Era uno spettacolo, Marta
era uno spettacolo di quelli
che forse e per fortuna
non tutti se ne accorgono.
E si pitturava le unghie
di colori scuri
e camminava dentro grandi sandali
ma era silenziosa
era leggera.
Adoravo sentirla imprecare
e se per baglio sfioravo dell’aglio
aveva la reazione isterica di un vampiro.
Marta baciava benissimo
anche se non lo sapeva
non glielo dissi mai
per evitare che si montasse la testa.
Quando era triste
le scrivevo una poesia d’amore
l’effetto benefico durava
circa otto ore
poi via un’alta
e un’altra ancora.
Mi veniva facile
che Marta era uno spettacolo
uno spettacolo di quelli
che forse e per fortuna
non tutti se ne accorgono.

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C.F.T. – Comunicazione Fine Tour

guido-catalano-tutte-le-date

 

Giunge ottobre e il #GrandTour 2015/2016 si avvia alla sua conclusione.
Mancano poche date e poi mi fermo per un po’.
È stata un’esperienza esaltante, un anno potente che mi ha visto toccare quasi tutte le regioni d’Italia, Molise incluso (esiste).
Mancano all’appello Basilicata e Trentino Alto Adige che per questo motivo verranno cancellate dalle cartine geografiche ufficiali.

È stato altresì l’anno in cui è uscito il mio primo romanzo per i simpatici tipi di Rizzoli.
Insomma non mi sono fatto mancare nulla.

Ora, dicevo, ci si ferma, ma non si va in vacanza.
Si lavora a delle gustose novità, tipo il prossimo libro di poesie che uscirà sempre per Rizzoli all’inizio del 2017 e vi assicuro, spacca.
Mi tocca anche scrivere un nuovo romanzo e a ‘sto giro è meglio che non ci impieghi tre anni.
E si lavora alla costruzione del nuovo Tour che mi porterà dove nessun poeta è mai stato prima.
Insomma un sacco di carne al fuoco.

E devo ringraziare un po’ di gente:
I ragazzi e le ragazze di Via Audio che ormai sono una famiglia per me e senza i quali, tutto ciò non potrebbe accadere.
Miraggi Edizioni che mi ha accompagnato per tutti questi mesi anche nei luoghi più lontani ed esotici.
Rizzoli che mi ha permesso di diventare maratoneta, io che prediligevo i duecento a ostacoli.
Gli amici di Caterpillar Radio2 che mi hanno portato nell’etere e mi fanno un sacco ridere.
I miei compagni d’avventura de Il Grande Fresco, Federico Sirianni e Matteo Negrin con i quali ho attraversato questi ultimi dieci anni a suon di musica, poesia e canzoni e sambuca.

E ultime ma non ultime, le oltre 10.000 persone che hanno avuto la bontà di venire agli spettacoli, e coloro che comprano i miei libri e gli amici che mi hanno ospitato nei loro locali, club, teatri e festival.

E come sempre, teniamoci stretti, che c’è vento forte.

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Mantova, tu e il tuo vestito blu

E prima
che questo settembre gentile
si compia
vorrei portarti a pranzo.

Mi piacerebbe
andare a pranzo io, tu
e il tuo vestito blu.

Sì, quello blu
fiori rossi
al ginocchio
il mio vestito tuo preferito
il tuo mio vestito che mi piace di più.

Ricordi la prima volta
che lo indossasti ed io lo vidi?
Eravamo su una pista d’atterraggio
che vento faceva
dovevi tenerti il cappello
per non farlo volare
partivi.
No.

Ero io che stavo per partire
per il fronte
ti avevo davanti
già sentivo la nostalgia di te
e che pesante era il fucile
No.

L’altra notte, a Mantova
nell’albergo verde
ero un po’ felice
un po’ disperato
alternavo, insomma
e ho pensato, a Mantova, l’altra notte
ma quanto bene sarebbe
che tanto bene sarebbe
lei fosse qui con me.

E quando dico lei
dico tu
e il tuo vestito blu.

Sì, proprio quello con i fiori rossi
al ginocchio.

È quello il mio preferito.

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Maria

Era quel tipo di ragazza acqua e sapone
quel tipo da ragazza della porta accanto
quel tipo di ragazza un jeans e una maglietta.

Ne aveva venti
ne dimostrava diciassette.

Quando le chiesi, sei legale?
rise Maria
ed io, tonto, non mi accorsi
del doppio senso della mia domanda.

Era quel tipo di ragazza acqua e sapone
ma l’acqua era gelida
ed il sapone ruvido.

Sapeva di piacere
e le piaceva.
Non le piaceva mai nessuno
più ti piaceva
meno le piacevi
sembrava uscita
da una canzone di Vasco.

Ci baciammo un po’
ma non facemmo mai all’amore.

Feci l’errore
con Maria
di innamorarmi lievemente
durò ventiquattr’ore
poi volò via
ed io
rimasi bene ancorato nella terra
a salutarla con la mano.

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Base Luna chiama Terra

Base Luna chiama Terra
ripeto
Pronto Terra ricevete?
Qui è Base Luna.
Lo so, avevate perso la speranza.
O forse avevate smesso di sperare.
Vi siete da subito messi il cuore in pace?
Non importa.
Certo, non ci facevamo sentire da un po’
ma siamo ancora qui.
Siamo vivi.
La situazione si è fatta complicata
dopo l’incidente.
Ci mancate.
Stiamo finendo le scorte
c’è un buco nella parete
che si sta risucchiando tutto
compreso il gatto di bordo
il mio paio di scarpe preferito
la mia collezione completa di dischi di Elvis
e il nano da giardino che mi avevi regalato.
L’ossigeno scarseggia
c’è un gran silenzio
ci rimane una scialuppa di salvataggio
un po’ ammaccata ma funzionante
il computer è impazzito
è convinto che io mi chiami Dave
e afferma di essere stato costruito in Illinois nel ’93.
Lo so, da voi è dura
e la situazione peggiora.
Non fosse per la solitudine
e la mancanza di ossigeno
probabilmente si starebbe meglio qui.
Ho già detto che ci mancate?
Ci mancate.

Ieri mattina ho visto Tom
galleggiava nello spazio
sorrideva
e voi
e tu
visti da lontano
vista da quassù
continuavi ad essere bellissima.

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Se la speranza è l’ultima a morire

È vero capitàno
la speranza è l’ultima a morire
però le confesso
che l’altra notte
la mia speranza
ha avuto un arresto cardiaco
di quelli pesi
l’ho presa a pugni
e a testate contro il petto
le ho urlato svegliati, ritorna!

Sono riuscito a riacchiapparla
per i capelli
mentre ormai
già camminava
nel tunnel
– sa come succede –
verso la luce.

Quando ha riaperto gli occhi
– la mia speranza, capitàno, ha occhi neri
piuttosto grandi, piuttosto scuri –
quando ha riaperto gli occhi
ho capito
che qualcosa era andato storto
aveva lo sguardo perso, vuoto
catatonico, stupito, rimbambito
ho pensato fosse la fine
l’ho anche detto ad alta voce
è la fine.

Poi, capitàno, non ci crederà
ma la speranza ha riso
ha sghignazzato
divertita dallo scherzo ignobile.

Ma stupido, mi ha detto
credi sia così facile ch’io crepi?

Le ho dato della stronza, infame, pazza
ed incosciente
sì è alzata
mi ha dato una gran pacca sulla spalla
poi mi ha portato a bere
che ne avevo bisogno.

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Contratto d’amore

Come da accordi ho smesso d’amarti
come da contratto a partire da oggi
non ti sognerò più
non penserò più a te sospirando alla luna
la luna a sua volta smetterà di ridermi in faccia
non tormenterò povere indifese margherite
strappando loro i morbidi petali bianchi
non camminerò solo per la città
temendo e sperando di incontrarti per caso
riandando ai luoghi dei nostri primi baci.
Come da accordo contrattuale
sarò gentile e pacato
sorriderò quando qualcuno mi parlerà di te
e non attenterò alla vita dei bastardi infami
che già ora hanno iniziato a corteggiarti.
Contrattualisticamente in accordo
con le leggi vigenti mi impegno
a smettere di scriverti poesie d’amore
o almeno diminuire
a scalare
che tutto in un colpo è pericoloso.
Smetterò poi di desiderare
il tuo corpo morbido e profumato.
Giuro infine che ti farò da amico
saggio e fedele che detta così
sembra un cane
ma vedrai funzionerà.

A te solo chiedo
di non credere a una parola
di ciò che hai appena letto.

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è che

è che dicevi le cose giuste
quando avevo bisogno
di parole giuste
e quando sorridevi
mi scardinavi l’anima
o quello che ne resta
poi
dormirti addosso
succedevano alcune cose
alcune meraviglie
tipo
che la mattina
ritenevo plausibile
l’implausibile
tipo quelle robe da film
da romanzo
tipo l’amore
tipo fare colazione assieme
tipo un mondo migliore.

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Mi salva

il rock mi salva
i romanzi mi salvano
la gentilezza mi salva
la pizza mi salva
scrivere mi salva
anche leggere
fare all’amore mi salva
i gatti mi salvano
gli amici mi salvano
il vino mi salva

mio padre scriveva poesie
me l’ha confidato a ottant’anni
ne ho lette alcune
non sono niente male

ridere mi salva
i film mi salvano
i bambini mi salvano
giocare mi salva
baciare mi salva
la città mi salva
gli alberi mi salvano
le stelle mi salvano
il cielo mi salva
i rondoni mi salvano

se tutto questo odio
fosse convertito
in energia pulita
che sballo sarebbe

la mattina mi salva
la tristezza mi salva
l’ottimismo mi salva
dormire mi salva
le notti mi salvano
l’intelligenza mi salva
il treno mi salva
le donne mi salvano
l’acqua mi salva
pensarti mi salva

e comunque
ci sono momenti per recitare poesie e momenti per fare a botte
ma questa non è mia.

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Alla fine non è poi così male

Alla fine non è poi così male
soffrir d’amore.
La sensazione
– non so se siete d’accordo con me –
è quella di avere un cane che ti vive nello stomaco
un cane di media taglia.
Un cane incazzato, prigioniero del tuo stomaco
insieme a un gatto.
Sì, perché c’è anche un gatto
e il gatto – come potete immaginare –
è un gatto incazzatissimo perché lo hanno
chiuso dentro il tuo stomaco con un cane.
E poi c’è il topo.
Il topo che al mercato mio padre comprò.
– scusate, è per stemperare la tensione drammatica -.
Il topo è disperato.

Uno dei lati positivi di questa faccenda
è che ti s’abbassa la fame
hai come una sensazione di pienezza
di sazietà che se uno è a dieta
è una bellezza.
Poi non ti senti mai solo
che ci son ‘sti tre disgraziati
che ti bestemmiano dal di dentro
notte e giorno
estate e inverno
nella buona e nella cattiva sorte
in salute e in malattia.
Amen.

Poi ti viene tutto un fascino cupo
un fascino cupo di sofferenza
un po’ da pirata, un po’ da straniero
che tutte le ragazze dicono:
“minchia che fascino cupo di sofferenza
quel tipo un po’ pirata e un po’ straniero”.
Che tu li però ‘sto fascino cupo
mica lo puoi sfruttare con le ragazze
che c’hai un cane nello stomaco.

Poi, se scrivi poesie o canzoni
be’, lì sei a cavallo
e povero anche il cavallo
– si fa per stemperare –
lì sei a cavallo che ti vengon giù robe
ma robe di una tristezza amorosa di sofferenza
che manco Tenco.

Detto questo, poi
– e concludo –
se quando inizia a tirar vento
se quando inizia a tirare il vento quello forte
quello brutto e cattivo
se quando inizia
tu ti distrai
e le lasci la mano
– basta un secondo, signori –
allora tu te lo meriti il cane
tu ti meriti il cane
e tutto il cazzo di zoo al completo.
[ Nessun animale è stato maltrattato durante la produzione di questa poesia ]

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La destinataria ragazza dai capelli neri

Voglio affidare al mare
una dozzina di messaggi
dentro dodici bottiglie
ben tappate.

Il problema, capitàno
è che qui, di mare
anche a guardarsi bene attorno
non è che ce ne sia un granché.

Cemento,case,alberi,auto
c’è un fiume
ci sono carri armati, colline, vetrine, semafori
trincee, ponti, piazze, bombe inesplose
parcheggi, tram
ma di mare, davvero poco.

E poi, lei sa come funzionano i messaggi in bottiglia?
È tutto dato al caso, capitàno, è un bel casino.
Le correnti, i gorghi, gli scogli acuminati, gli squali
le balene, le onde paurose, le tempeste, i pirati
i mostri marini dai mille tentacoli, i sottomarini nucleari.

Come mi viene in mente
di pensare
che anche uno solo
di quei messaggi nella bottiglia
giunga a lei
alla destinataria?

Sì, c’è una destinataria
è una destinataria ragazza dai capelli neri
e dagli occhi dal colore improbabile.
Capisce capitàno la follia?

Cosa ci ho messo dentro, chiede?
Per Giove, capitàno
cosa vuole che ci abbia messo, ricette di cucina?
C’ho messo poesie d’amore e poesie di fine del mondo
e poesie dei suoi occhi, delle sue mani e delle sue gambe
e poesie per raccontarla
e poesie per dimenticarla
e poesie per ritrovarla
una mappa per farle sapere dove sono
e qualche poesia felice.

Voglio affidarle al mare.

Il problema, capitàno
è che qui, di mare
anche a guardarsi bene attorno
non è che ce ne sia un granché.

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Settembre ancora

Da quanto non ti vedo più
il mondo
sta andando a rotoli
un po’ più velocemente del solito
ne converrai con me
siamo oltre la media.
Immagino
Donald Trump
che si sfrega le mani
sorride.
Oggi il capitàno
mentre ci facevamo la barba
mi ha guardato attraverso lo specchio e
devi dimenticarla, ha detto.
Ma capitàno, e il mondo?, gli ho fatto, chi salverà il mondo
se non ci amiamo?
Il mondo ce l’ha fatta senza di voi, prima di voi
e ce la farà anche dopo.
Lei capitàno è un fottuto cinico bastardo, gli ho detto.
Io sono un fottuto cinico bastardo e tu sei
un cazzone romantico senza speranza.
Senza speranza, capitano?
Il capitano si è asciugato la faccia
ha sorriso un sorriso faticoso
no, un filo ne rimane, ma solo un filo
un filo?
un filo.
Dunque, capitàno, devo dimenticarla?
Tanto non ce la fai.

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Oggi alla fermata del 57

Oggi alla fermata del 57
eri così bella e così stanca
che non riuscivi neanche ad arrabbiarti
quando ti dicevo
che ti volevo da morire.
Eri così abbronzata e triste
che ti avrei abbracciata
con il rischio
d’attraversarti
come un fantasma.
Se solo questa poesia
fosse un incantesimo
io sarei il mago
la nostra lontananza il drago.
Avevi un bel vestito semi corto nero
e sandali davvero niente male.

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Ciclicità

Sì, ma almeno io ti amo, le dissi
In che senso “almeno”? chiese
Non so, suonava bene
Tu dici le cose perché suonano bene?
Senti, non lo so
Cosa?
Quel che dico, perché lo dico, quando, come, dove, se,
sono obnubilato, confuso, annichilito
Da che?
Ma come da che? da te
Perché?
Perché era dal ’74 che non amavo una donna con tale preponderanza d’animo
Con tale?
Preponderanza d’animo
Ha a che fare con quella faccenda che dici le cose perché ti suonano bene?
No, in questo caso no, in questo caso era l’unica che andava detta
Comunque tu nel ’74 avevi tre anni
Tu non hai idea un treenne quanto cazzo possa amare
Stai dicendo che ti ricordo tua madre?
Non essere sciocca
Sei strano
Ti stai annoiando?
Un po’
Vuoi che mi dia fuoco per creare un diversivo?
Sei matto
Sì, ma almeno io ti amo.

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Disegni

Qualcuno mi sa spiegare
perché gettò i suoi disegni
giù da Ponte Vecchio?
Cosa fu a portarla
ad un gesto così estremo
definitivo?
Sono anni che mi interrogo
e penso
che fossi passato di lì
quel giorno
in quel momento
le avrei detto, fermati, non gettarli
dammeli
te li conserverò
getta qualcos’altro
tieni
tieni questo posacenere di ghisa
a forma di gatto
che per caso ho qui
a disposizione
ti darà soddisfazione
lancialo nel vuoto.
E poi urla, piangi, arrabbiati
picchiami, ma delicatamente
sii pure triste e poi
andiamo a berci su
e parlami
e raccontami
e parlami e non credere
non credere alle canzoni
sappi che c’è qualcuno
c’è qualcuno
che gli parlerà ancora un po’ di te
te lo prometto
e ora dammi quei disegni
e prova a sorridere.

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Fino all’alba

In Norvegia un fulmine
ha seccato 323 renne
in un colpo solo
e qui in città
il Colonnello Autunno
è calato senza troppo preavviso
inumidendoci anima, cuori, occhi e coglioni
per chi ne possiede ancora, s’intende.
Gene e Gilda sono di nuovo assieme
ed io son tornato sul luogo del delitto.
Ti ho cercata.
Nessuna traccia di te.
Ti ho cercata fino all’alba
il vino e le poesie
han fatto il loro corso
e tu eri dappertutto.

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Il poeta

Il poeta, una cosa.
Una cosa deve fare il poeta
non è che sia un lavoro così difficile, il poeta
il poeta, non è che sia un mestiere così complesso
perché al poeta, signori
gli si chiede una cosa che è una
al poeta gli si chiede
siediti
mettiti comodo
e scrivine una bella
ecco cosa deve fare il poeta
il resto, tutte minchiate
che uno al tassista cosa gli chiede?
guida
e all’avvocato?
difendi
e al sarto?
cuci
e al medico?
cura
e al muratore?
costruisci
e al maratoneta?
corri
e quelli
guidano
e difendono
e cuciono
e curano
e costruiscono
e corrono
poi arriva il poeta
che lo vedi già da lontano il poeta
lo riconosci
che il poeta arriva da lontano
e lo vedi tutto gesticolante
tutto ansioso
con le gote arrossate
i capelli scompigliati
le scarpe spaiate
arriva
e ti vuole spiegare
e ti vuole dire
e ti vuole far capire come funziona
e parla
e ti spiega
e parla
e ti racconta
e parla
e ti delucida
e parla
e ti illustra
e parla
e ti commenta
e parla
e ti parafrasa
e parla
e ti interpreta
e parla
e ti insegna
e parla
e ti chiosa
e a un certo punto
fa:
posso leggerti una poesia?
tua? gli chiedi

e lì
nove su dieci
è una martellata nei coglioni
ma di quelle pese.

Che basterebbe poco, il poeta
il poeta, basterebbe poco
capisse
che una cosa gli si chiede
una cosa che è una
gli si chiede
siediti
mettiti comodo
e scrivine una bella.

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Una notte sì una notte no

Una notte sì
una notte no
ti sogno
e nei miei sogni
sei bella
sei bella e sorridente
sei bella e sorridente e tranquilla
quasi sempre
vesti di scuro
e mi racconti
cose di te
accadimenti
piccoli nuovi fatti felici
e nei sogni
siamo sempre
all’aperto
un giardino
una strada
un cortile
un ponte
una piazza
una notte sì
una notte no
ti sogno
e nei sogni
per lo più
io taccio
e ti ascolto
e ti guardo
tocca a te raccontare
solo che
tu ti aspetti
che prima o poi
anche io
dica qualcosa
ma sto zittissimo
e allora tu
a un certo punto
dici
va bene adesso devo andare ciao
e io rimango lì solo
solo dentro il mio sogno
con tutto un senso di abbandono
che già il senso di abbandono
fa schifo di per sé
se poi capita
dentro un tuo sogno
è proprio una cosa da far pena ai cani
e la notte scorsa
che era una notte sì
nel sogno
mi è montata
tutta una tristezza
che tu
preoccupata
mi hai chiesto
ma che fai, sei triste?
ma mica che piangi?
ma no, figurati, è raffreddore
raffreddore in estate? non ci credo.
E credici pure amica mia
che un’estate così
non è facile da ricordare
e credici pure amore mio
che un’estate così
a memoria d’uomo
è stata un’estate
tra le più fredde al mondo.

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Tutta d’un fiato

Ho il cuore
che batte strano
ogni tanto lo sento
che fa un salto
ne fa un altro
fa la giravolta
fa la riverenza
non fa mai la penitenza.
Ho gli occhi deboli
e i piedi a papera.
Ci contavo
per militare
ma mi han preso
lo stesso
quei fessi
eran tempi
che c’era
carenza di braccia
per pulire i cessi.
Non ho figli
sono basso
non ho gatti
tendo al grasso
non ho cani
me la spasso.
Guardo in su
guardo in giù
e do un bacio
a chi voglio io
cioè indovina?
Tu.

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Bianca

Le piaceva dormire fino a tardi
le piacevano le poesie d’amore
soprattutto quelle di poeti dell’ottocento
morti giovani
possibilmente di polmoni
i cibi croccanti
i cimiteri
le ostriche
i vestitini corti
la mia barba
la mia pancia
farsi le sigarette a mano
e quando le dicevo
vuoi essere la mia ragazzina dai capelli rossi?
mi rispondeva
prima dovrei farmi i capelli rossi e poi tu
dovresti essere molto più timido con me
non ti sembro abbastanza timido?
chiedevo
affatto
però ho la testa tonda, dicevo
vero, ammetteva, ma ti manca un cane pazzo.
Chiacchieravamo tanto
soprattutto la notte.
Non sopportava lo zucchero nel caffè
la mancanza di gentilezza nella gente
voleva giocare sempre a calcio balilla
giocava malissimo e si arrabbiava con me.
Diceva che le piacevo perché ero un tipo buffo
io fingevo di arrabbiarmi ma ero contento.
Le piaceva dormire fino a tardi
le piacevano le poesie d’amore
soprattutto quando raccontavano di lei.

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OCCM

Occhio: mi hai chiamato?
Cuore: sì
Occhio: che c’è?
Cuore: ho bisogno di vederla
Occhio: no
Cuore: dài ti prego, un secondo solo
Occhio: ho detto di no!
Cuore: ma cazzo!
Cazzo: sì?
Cuore: no scusa Cazzo, tu non c’entri
Occhio: insomma…
Cazzo: scusate, se non c’è bisogno di me, mi ritirerei
Cuore: vai, vai pure
Cazzo: va bene ciao
Cuore: dài Occhio, fammela vedere un attimo, sii buono
Occhio: Cuore lo sai che poi duoli
Cuore: dolgo?
Occhio: duoli
Cuore: hai ragione
Occhio: un porno?
Cuore: ok
Occhio: Mano?
Mano: eh?
Occhio: chiama Cazzo
Mano: ok

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