Una storia un po’ triste

Avvenne che il postino consegnasse
all’indirizzo errato
la lettera in cui lui
le scriveva il giorno, l’ora
il luogo del loro appuntamento
e il numero di baci
che le avrebbe dato.
Lei non seppe mai.
Lui aspettò molto.
Tipo tutta la vita.
Davvero molto.
In effetti una storia un po’ triste
anzi tristissima
ma andava raccontata.

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Un amore così

Un amore così non esiste
a meno che tu non creda
ai draghi
ai maghi
agli elfi
a meno che tu non creda
ai demoni, guarda che un amore così
non esiste.
Un amore così esiste
sì, esiste come esistono le fate
e le foreste incantate
le astronavi che viaggiano
alla velocità della luce
come se adesso
tu ti buttassi dalla finestra
e rimanessi a galleggiare
tra il quinto e il quarto.
Un amore così
è come se gli americani
domattina
abolissero la pena di morte
in tutti gli stati
e i soldati di tutte le guerre
presenti, future e passate
consegnassero le armi
mandando a fare i culo
i generali
i colonnelli
e pure le mogli dei colonnelli.
Un amore così
è come le orme nella neve
che finiscono nel pozzo
di quella foto
che non avevo capito un cazzo
non andavano verso il pozzo
ne venivano
e non era manco un pozzo.
No, se ti riferisci a quella mia poesia
anche lì
credimi
un amore così non esiste
vedimi
come il vecchio Salgari
il vecchio disperato Emilio
che parlava di tigri e pirati
senza saperne un cazzo.

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Dopo la pioggia

Ho inventato un metodo per diluire il dolore
non quello fisico
lì basta una goccia di morfina
intendo quello spirituale.
È un complicato sistema di valvole e pulegge
di carrucole e piccole gru
ci sono binari notturni
e carichi sospesi su
carroponti illuminati
ci sono gnomi laboriosi
ed elefanti da soma
vele spiegate al vento
cascate di lacrime ghiacciate
fuochi e tuoni
e ci sono i fulmini e le onde del mare
eserciti di formiche
che portano grandi molliche
di pane sotto la luce
della luna
in fila ordinata.
Ci sono panni stesi colorati tra i palazzi
e antichi giardini segreti
dove l’ombra e il fresco
la fanno da padroni.
Ci sono soldati stanchi di combattere
seduti nelle loro trincee
che cantano a bassa voce.
E poi ci sei tu
che cammini e schiacci
le foglie secche
per sentirle crocchiare
sotto i piedi e ridi e rido anch’io
mi chiedo, chissà se le piace
giocare come i bambini
le pozzanghere
dopo la pioggia.

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Black out

Ultimamente qui in città va spesso via la luce
piccoli black out di alcuni minuti
mezz’ore talvolta
talvolta ore
probabilmente a causa del massiccio uso
di condizionatori d’aria da parte
degli accaldati cittadini.
E quando accade
mi si spegne di colpo il computer
e mi si bruciano le poesie che sto scrivendo
e che non salvo
sì, non le salvo apposta
perché amo il rischio
e intanto partono gli allarmi in tutto il quartiere
qualcuno rimane chiuso in ascensore
e iniziano a sbrinarsi i frigidaire.
Io mi alzo di scatto
tiro una bestemmia ben calibrata
mi sporgo dalla finestra
e guardo la strada deserta d’estate.
È bella la strada deserta d’estate in città.
Talvolta accade di notte
in quel caso
accendo una candela
e aspetto.

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Pretesti

Ho bisogno di un semplice pretesto
per dichiararti guerra
o andare al mare
magari per farti
una dichiarazione d’amore
non lo so
dammi un pugno
un bacio
facciamo colazione
che poi ti porto al parco
a vedere gli scoiattoli
rimbambiti dalla primavera.

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La città verrà distrutta all’alba

Tutta questa orrenda pace ci seppellirà
tutto questo silenzio
questa luce
l’aria è così fresca, tersa
son tutti così buoni e sereni
saggi e posati
belli profumati
puliti
si amano tutti
si amano.

Ma non saremo mica finiti in paradiso, capitano?
Non è che siam morti e nessuno ci avverte?

Ah, no, mi scusi, ho sbagliato canale.

Siamo ancora qui
un po’ più acciaccati
beh, lei capitano, ha una cera da far paura
è pallido come un fantasma
e io non mi cambio la camicia da una settimana
no, non sto piangendo
credo sia una congiuntivite al suo stadio terminale.

I nemici di là sembrano divertirsi
li sente come cantano?
festeggiano qualcosa
avran mica vinto?
avremo mica perso, mio pallido capitano?
e se abbiamo perso, dice che nessuno ci avverte?
Sì, vero?

Le avanza mica una sigaretta?
lo so che ho smesso
ma su, che ce ne fumiamo una in due.

E mi abbracci pure
mi abbracci pure e non faccia storie capitano pallido
mi abbracci che quello è un inizio di sole
lo vede il sole?
è il sole, è proprio lui
e se la città verrà distrutta all’alba, come da copione
beh, sarà utile stare un po’ vicini
che siam pur sempre esseri umani
potrebbe servire
a farci un po’ di coraggio.

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Ma tu non credere

Quando il Sole si trasformerà in Supernova*
probabilmente i pantaloni a vita alta
saranno di nuovo fuori moda.
Ma tu non credere a chi ti dice
che la tristezza ti rende bella
non siamo in un cazzo di film francese.
Sì, è vero, te l’ho detto io
mentivo
sei molto più bella allegra
e comunque
la fine del mondo arriverà gratis
come disse qualcuno.
Per il resto sta arrivando l’ennesimo temporale
e io volevo scrivere una poesia d’amore
ma non ci son riuscito.

—————————————-
* Licenza Poetica: il Sole diverrà una Gigante Rossa

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Inferno Giorno

Non è il caldo, capitano, non è questione gastrica
non è la solitudine, che ci faran crepare.

Io e lei, capitano, ci troviamo nell’incantevole
condizione di aver superato le linee nemiche
per distrazione, certo, e in più, ora che la osservo,
scusi se mi permetto, ma lei sta sanguinando copiosamente.

No, le assicuro, è sangue, non è la marmellata
che abbiamo assunto a colazione stamattina.

Pregare?
Non so farlo.
Credo di aver dimenticato financo le basi.

Potremmo issare bandiera bianca, capitano.
No, la sua canottiera non va bene, è rossa ormai.
Non vorrà mica che ci prendano per comunisti?

Sì, capitano, mi detti pure la sua lettera d’addio.
A chi la indirizziamo?
Alla sua bella?

No,
“Anna, mia dolce Anna, di me, dell’amore e della vita tu non hai mai capito un cazzo”,
non mi sembra un bell’incipit per una lettera d’addio d’amore dal fronte, ma d’altra parte lei sta crepando, capitano, e se lo può permettere.

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Eterno Notte

Nulla di nuovo neanche qui su questo fronte, capitano, nulla di nuovo, tutto scorre.
Gente ammazza altra gente che risponde al fuoco e ne ammazza altra che risponde al fuoco e che si spara per sbaglio ammazzandosi, nella migliore della ipotesi ferendosi in modo grave.
Dispersi?
Diversi.
Per il resto, capitano, tutto scorre.
Guardi dalla finestra se crede che io dica fandonie.
Quanto manca all’alba capitano, lei lo sa?
Ho l’orologio fermo e non so leggere il cielo.
Vado a dormire, mi svegli.
Mi svegli se succede qualcosa di interessante e scriva.
Scriva una lettera alla sua ragazza, capitano.
Le dica – accetti il mio stupido consiglio – che l’ama, che è bellissima, che muore di paura e che ritornerà.

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Un uomo, un cane, in un posto

Uomo: mi sento solo come un cane
Cane: fottiti
Uomo: perché mi insulti?
Cane: dovete smetterla con questi modi di dire sui cani, offensivi e privi di senso!
Uomo: ma tu sei un cane
Cane: e allora?
Uomo: e non ti senti solo?
Cane: per un cazzo
Uomo: a cazzo di cane! (ride)
Cane: sei un deficiente
Uomo: scusa, mi è scappata
Cane: voi uomini andate avanti a frasi fatte, siete tristissimi, come “fumare come un turco”, che stupidaggine

Entra un turco, con una sigaretta in mano

Turco: qualcuno mi ha chiamato?
Uomo: (al cane) guarda, fuma!
Turco: gradisci? (tira fuori un pacchetto di sigarette)
Cane: (al turco) fumi molto?
Turco: eh, purtroppo sì
Cane: quanto?
Turco: eh, dipende, ci son giorni che arrivo a due pacchetti
Uomo: hai visto?
Cane: vabbè vado, ciao
Uomo: vuoi che ti faccia compagnia?
Cane: vaffanculo
Turco: se non c’è più bisogno di me, andrei
Cane: vaffanculo pure tu

Buio
Fine

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Tuoni

E sì che sarebbe bello
avere ancora paura dei tuoni
dice
mai avuta paura dei tuoni
son mica un cane
penso
pochissime paure, in effetti
apparte la morte, s’intende
che uno comunque
di tuono non muore
di fulmine
di fulmine altroché se schiatti
ma io ci sto attento
e se andiamo a baciarci
se ci andiamo a baciare sotto il temporale
mica ti porto nella foresta
nel campo ti porto
ci andiamo a baciare all’aperto
che ci vien giù addosso tutta l’acqua del mondo
e vada come deve andare
si spaccherà in due il cielo
sopra le nostre capocce
e c’infracicheremo
fin dentro alle scarpe
e se hai paura
un po’ di paura ci sta
anzi
capita che ti salvi la pelle.

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Ma che bella l’angoscia

Ma che bella l’angoscia
quando t’arriva lì
tra il capo e il collo
senza l’invito
s’imbuca la stronza
alla festa che stai tenendo
nel tuo cervello surriscaldato
ma che bella che è l’angoscia
con quel suo vestito lungo
e quei capelli sciolti e lunghi e neri
e neri e lunghi che ti sorride
che si siede
che accavalla le gambe
ma che gambe ha l’angoscia
e non essere maleducato
offrile qualcosa da bere
ti dirà, no grazie
fumerà una sigaretta, però
ti chiederà d’accendere
ma che sorriso l’angoscia
che labbra rosse
non fare resistenza
che non serve a nulla
goditela
e quando ti invita a ballare con lei
stringila
senti il suo profumo
e danza.

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Forse

Forse è il caso di smettere di attribuire sentimenti umani agli esseri umani.

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Nel raro caso di ammaraggio

È raro l’ammaraggio
è un caso raro
lo dice sempre la voce registrata
mentre l’aereo rulla sulla pista
prima del decollo.

Nel raro caso di ammaraggio, dice.

Ed io, ogni volta
così, un po’ per scongiurare
così, un po’ per allentare la tensione
mi dico
a bassa voce
sussurro
a voce così bassa
che il mio vicino di poltrona
non può mica sentire
dico
“e meno male va’ che è raro”.

Poi
a dirla tutta
se tu mai mi domandassi
se mi piacesse mai l’idea
d’ammararti un poco addosso
be’
sì, risponderei
ho le ali stanche
hai gli occhi belli
forse troppe ore di volo
e diverse viti allentate
mi sembri sufficientemente morbida
facciamo pure senza salvagente.

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Il trapano e il martello

Mi ha svegliato il trapano stamani
mi ha svegliato il trapano
e il martello
alle otto e zero sette
del mattino.
Non un buon risveglio
decisamente.
Uno di quei risvegli
che rischia di comprometterti la giornata.
D’altra parte, ho pensato
mentre spalancavo le porte finestre
per fare entrare un po’ di fresco di giugno
c’è chi si sveglia sotto il bombardamento
e chi è svegliato dal terremoto
chi non si sveglia mai.
Dunque, tutto sommato
ho pensato
guardando i tetti
e il cielo grigio
e i rondoni impazziti
che saettano ad altezza uomo
ho pensato
che come inizio di mattino
poteva andarmi peggio.
Poi intanto che l’acqua bolliva
mi sono accorto di aver finito il tè
e lì un po’ ho imprecato
ma delicatamente.
Poi mi son seduto.

Una buona via d’uscita
potrebbe essere
scrivere una poesia
che possibilmente non parli
di sofferenza, morte o solitudine
preferibilmente una poesia d’amore
necessariamente per la ragazza che adesso è lontana.
Poi l’ho scritta.

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E le ragazze si provavano i vestiti

Erano le sette d’inverno
o forse mezzanotte l’una nella primavera
e le ragazze si provavano i vestiti
ridevano
e si provavano i vestiti colorati
bevevano
aranciata
suppongo amara
chinotto
e birra chiara
sembravano felici
ti ricordi?
Mi dicesti di aver fame
ed io
che avevo bevuto l’impossibile
non seppi che risponderti
se non:
“ma tu come ti chiami”?
Dimenticai subito il tuo nome
mentre Chris Cornell
cantava una canzone
parecchio triste
qualcosa che aveva a che fare
con una finestra, credo
qualcosa che aveva a che fare
con un amore, forse.
Comunque triste
sia l’amore
sia la finestra.
Poi me andai a dormire
solo
e solo
mi svegliai
in un letto
un letto così grande
ma così grande
che da un cuscino all’altro
ci stava un fuso orario di otto ore.

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Se non capisci, alza pure la mano

La primavera mi mette
di un gran bel buon umore
ma mette
di un gran bel buon umore
un sacco di altra gente
e quando sono circondato
da un sacco di altra gente
oberata d’entusiasmo
non so perché
m’incazzo.
La primavera mi fa incazzare.
Allora metto su i Primal Scream
a volume vietato dalle norme vigenti
mi vibrano le otturazioni dentro i denti
e mi calmo.

C’è un altro modo buono
per rilassarmi.
Scriverti
è scriverti parole
e metterti
è metterti parole
una di fianco all’altra
andare spesso a capo
usare il meno possibile
la punteggiatura
e dirti
è dirti
che coltivo la speranza
tu possa sopravvivermi.

Nel senso
di vivermi
sopra.
Capisci cosa intendo?
Se non capisci alza pure la mano
che te lo spiego meglio.

Non qui davanti a tutti
per carità
andiamo di là
nell’altra stanza
che c’è una bella vista
e c’è silenzio
chiudi la porta
che ti mostro.

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Breve e ritmato dialogo con predominanza di no

- sei molto bella

– grazie

– sei fidanzata?

– sì

– ti va di sfidanzarti?

– no

– posso essere il tuo secondo fidanzato?

- no

– amante?
– no

– cicisbeo?

– no

– cavalier servente?

– no

– servo senza cavallo?

– no

– schiavo?

– no

– cavallo?

– no

– gigolò?

– no

– portaborse

– no

– toy boy?

- no

– giardiniere?

– no

– guardia del corpo?

- no

– poeta di corte?

- no

– maggiordomo?

– no

– zerbino umano?

- no

– accappatoio vivente?

- no

– cane da appartamento?

– no

– cervo a primavera?

– no

– gabbiano di scogliera?

- no

– pianta grassa?

– no

– sei molto bella

– grazie

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A stretto giro di vodka

Mi piace tornare a casa
stanco morto
ma vivo
e trovar traccia di te:
il letto ben fatto
un tuo paio di scarpe
un bigliettino nel quale
ammetti di avermi allagato il cesso.
Ma con amore.
Vorrei rivederti presto
a stretto giro di vodka
nuovamente sentirti dire
“che bella la luce che c’è al mattino a casa tua”.

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La mia ragazza

Stanotte ho fatto un bel sogno
ne serbo alcune immagini
ed una sensazione di pace
e di bellezza
iniziata subito dopo il risveglio
che mi ha accompagnato
fin qui, a sera inoltrata.
Ho l’immagine di una città
forse Genova
è una città di mare
tutta arrampicata
è bel tempo
poi c’è un uomo
che mi racconta
e mi accompagna in giro
non ricordo le sue storie
ma è bravo a raccontare
ha una bella voce
forse ha i baffi
e poi ci sei tu.
Ti presento all’uomo
dico, “lei è la mia ragazza”
che strano
non ho mai usato questo termine
“la mia ragazza”.
Tu hai i capelli più lunghi
di quando sei fuori dal sogno
sei graziosa
molto silenziosa
ma stai bene
o almeno, in sogno
mi sembra mi sembrasse stessi bene.
Poi rimaniamo soli
seduti al tavolino di un bar
in una piccola piazza
ci sono gli alberi
non c’è il mare.
Mi chiedi, “ma io sono la tua ragazza?”
“tu che dici?”
“non lo so”
“è importante saperlo?”
“vorrei un gelato”
“tu stai bene?”
“sì”.

Poi mi sono svegliato
di buon umore
ho viaggiato per oltre mille chilometri
a bordo di aeroplani
ogni volta per me è un miracolo
che si alzino da terra
poi la sera si è inoltrata
e ho scritto questa.

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Oggi le ragazze sembrano contente

Poi capita che il tuo riposino postprandiale
si trasformi
in un’esperienza pre-morte

quella con il tunnel
la luce bianca al fondo del tunnel
la musica di campane celesti
+ le voci angeliche eunuche
insomma, il pacchetto completo
e intanto fuori è primavera
e le ragazze vestite di leggero
sono belle e sorridenti
oggi le ragazze sembrano contente.
E capita che tu ti svegli alle cinque del pomeriggio
solo grazie al suono del telefono
sei in confusione
e rispondi con un “ma che cazzo?”
ed è la tipa della Vodafone
l’ennesima
che ti riporta in vita
ma
lei non lo sa
– non sa nulla in verità –
non sa chi sei
non sa che stavi andando verso la luce
con le voci angeliche eunuche
che ti martellavano in testa
e non ha soprattutto idea
di quali davvero siano
le tue esigenze reali
a livello di telefonia mobile.
Ma
sono le cinque del pomeriggio
e tu ti sei schiacciato un riposino postprandiale di tre ore
il mondo gira veloce sotto i tuoi piedi
e lei, tu
lei tu non la senti da ventiquattr’ore
o son già trentasei?
E mentre le ragazze camminano felici dentro primavera
ti sembra passata una vita
altro che trentasei
e la tipa al telefono ha uno strano accento straniero
– da dove sta chiamando? –
mi blatera all’orecchio parlando veloce
per impedirmi di interromperla.
Grazie signorina
scusi se l’interrompo
sa, avrei dato volentieri un occhiata oltre il fondo del tunnel
ma
grazie davvero signorina
per avermi riportato al mondo
no
non sono interessato alle vostre offerte estive
in verità
vorrei lei fosse qua
non lei signorina
lei lei
la ragazza dal taglio sbarazzino
ma poi sì anche lei, signorina
le offrirei un caffè
le chiederei di raccontarmi un po’
del piccolo inferno in cui vive.
E insomma
credo sia giunto il momento
di uscire di casa
farmi una passeggiata
testare l’impatto primaverile
sulla mia pelle
sulle mi labbra screpolate dal sonno.
Oggi è il ventisettesimo giorno di primavera
oggi le ragazze sembrano contente.

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Seduta che scrivevi concentrata

E ieri poi
che son venuto al nostro appuntamento
quando ti ho vista dietro la vetrina
seduta che scrivevi concentrata
in quel locale con le vetrine grandi
mi è venuto un pensiero
ho pensato
ecco
ecco guarda che momento perfetto
e guarda come me ne sto accorgendo
proprio mentre accade
mi sto accorgendo della perfezione
nel momento esatto in cui
la perfezione si compie
ho pensato
io che la guardo
attraverso questa grande finestra
e lei che non si è accorta ancora
tutta concentrata a scrivere
con il sole che l’accarezza attraverso il vetro
che tra poco si accorgerà di me
si volterà
mi guarderà sorridendo
e mi inviterà ad entrare
ma io le dirò mimando
che no
che voglio stare qui fuori
a guardarla ancora
e lei riderà
oh se riderà
e lasciala ridere perché
poi staremo così per alcuni secondi
a parlarci senza sentirci
attraverso il vetro spesso
a fare le facce
a fare i sorrisi
i gesti.

E mi è venuto
questo pensiero
che d’ora in poi
da ieri in poi
ho pensato
questa vetrina
questo luogo
questo angolo della città
questa strada senza auto
ogni volta che passerò di qui
mi ricorderà
questo momento di contentezza
probabilmente per il resto
della mia vita
nella buona e nella cattiva sorte
cioè a dire
ho pensato
pensa tu se tra noi
andasse tutto in vacca
se tu un giorno mi dicessi
un giorno d’inverno
di vento freddo
di neve
di lupi magri
di smog
di ghiaccio
di carri armati
di bombardamenti
mi dicessi
no, addio, scusa ma devo andare addio scusa vado
dove?
via nel vento ghiacciato addio
ma per sempre nei lupi?
sì, cioè scusa addio ciao cioè vado addio scusa cioè ciao
ma come cioè ciao?
sì, mi dispiace addio ma non ci possiamo più baciare per l’eternità del mondo.

Ecco
io ho fatto questo pensiero
mica un bel pensiero
un pensiero onesto, magari
neutro, forse
un pensiero di realismo amoroso moderno
un pensiero di merda.

Comunque
poi ho pensato
che a lato di questa vetrina
noi dovremmo chiedere al sindaco
dovremmo chiedergli al signor sindaco
di apporre una targa
a latere
a spese del comune
la immagino di marmo
la targa a latere
una targa di marmo con su scritto:

“Qui
un giorno di inizio primavera
un uomo ed una donna
ebbero a vivere un momento
di grande felicità
di felice semplice perfezione
attraverso una vetrina
e la città tutta vuole
con questa targa a latere
testimoniare
questo momento di grande felicità
di una donna e di un uomo
un giorno di inizio primavera
a futura memoria
e ad uso e consumo
delle nuove generazioni di cittadini
e nella speranza di un mondo migliore
se non migliore, almeno un mondo
amen.”

E tutto ciò accadeva ieri
che son venuto al nostro appuntamento
uno dei primi giorni della primavera
quando ti ho vista dietro la vetrina
seduta che scrivevi concentrata
in quel locale con le vetrine grandi.

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Un segreto

E nonostante tutto
ho un segreto
da dirti
è un segreto
che parla
– sì, parla –
del fatto
che oggi
non ti senti
che oggi sei sicura
di non sentirti
di non essere
bella e/o carina
e/o carina e/o bella
né desiderabile
né ad alto tasso di baciabilità
– d’ora in poi: ATB –
né amoreggiabile
dove, per amoreggiabile
si intenda
scopabile
ecco
il segreto
parlante
che ti svelo
è che hai cannato
ma di brutto
dove, per cannato
si intenda
che alle volte
sembri non capire una fava
di te stessa
dove, per una fava
si intenda pur fava
e comunque
seriamente
il segreto
è
che oggi
come ieri
come l’altro ieri
come domani
come dopodomani
e per il resto dell’umana eternità
il segreto
è
che
trovo meraviglioso
questo tuo furbissimo espediente
per estorcermi
poesie d’amore
in cui ti dico
tutte le cose d’amore
per convincerti
del tuo altissimo livello di amoreggiabilità
– d’ora in poi: LDA –
poiché
– mi raccomando –
non credere
ai facinorosi
che ti diranno
– oh se te lo diranno! –
che questa
non è una poesia
e/o non è una poesia d’amore
in quanto
loro
i facinorosi
sono tristi
e sai perché sono tristi?
sono tristi
perché non sanno
più
cos’è l’amor.

E mi son perso
sì, lo ammetto
mi sono perso
e riperso
ma d’altra parte
se non ci si riperde
non ci si ritrova
e io amo trovarti
e ritrovarti
e dirti
i segreti
che forse poi
son mica tanto segreti
ma parlano
parlare per parlare parlano
e parlano di te
e parlano di me
e di te e di me assieme
– che questo non è un segreto –
io e te assieme
secondo me
secondo il mio neanche troppo modesto parere
io e te ci si incastra, sai?
sì,ci si incastra
oh, se ci s’incastra
e ci si incastra che è una bellezza.

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quindi tutto sommato va bene

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D’amore si muore ma io no

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