Questa notte nottetempo di soppiatto

Questa notte sono entrato in casa tua
di soppiatto sono entrato
sono entrato nottetempo
furtivo
silenzioso come un mimo ninja
tu dormivi profumata
abbracciata
al tuo cuscino preferito.

Come faccio a sapere che eri profumata?
Ti ho annusata.

Questa notte nottetempo di soppiatto
sono entrato in casa tua
ho offerto al tuo gatto da guardia
una polpetta al sonnifero gusto tonno
ho dato un’occhiata dentro il frigo
il latte è scaduto da due giorni.
Mi son permesso di mettere un po’ in ordine.
Le tue scarpe soprattutto.
Ho annaffiato le piante.
Ti ho preparato la macchinetta del caffè
per quando ti sveglierai domani.

Questa notte sono entrato in casa tua
e ho nascosto una poesia.

L’ho nascosta
in un punto assai segreto della casa.

È una poesia d’amore.

La poesia d’amore che ho nascosto
questa notte di soppiatto nottetempo
in casa tua
è questa
anche se forse non si capisce
che è una poesia d’amore.

È una poesia d’amore segreta
notturna
celata.

È così ben nascosta che
potresti non trovarla mai
potrebbe rimaner lì per anni
lustri
decenni
secoli
fino alla fine del tempo.

Eri molto bella questa notte che dormivi
nel tuo letto in casa tua.
Eri così talmente bella che la luna
a un certo punto
credimi
la luna ha deciso di tracimare dall’abbaino
inondandoti quei capelli buffi che tieni
di una luce pazzesca.

Son rimasto senza fiato
nel silenzio
della notte
in casa tua
ho pensato:
io non esisto
io non esisto
io non son qui
ma che fortuna
esserci.

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Lettere d’amore

- Ho appena ricevuto una lettera d’amore da uno sconosciuto
– Bella?

– No, è molto raro ricevere belle lettere d’amore
– Vuoi che vada a picchiarlo?

– Non puoi
– Dici?

– Sì, è uno sconosciuto
– Giusto, vorresti una bella lettera d’amore?

– Chi non desidera una bella lettera d’amore?
– Chi non la desidera?

– È una domanda retorica, tonto
– Quindi ci vuole una risposta retorica?

– No, ci vogliono più belle lettere d’amore
– Più belle lettere d’amore per tutti?

– Sì
– Te ne scrivo una?

– Sei capace?
– Certo

– Ma m’ami?
– Non direi

– E come fai a scrivere una bella lettera d’amore per una che non ami?
– Ho una spiccatissima capacità d’astrazione amorosa

– Posta ordinaria o mail?
– Piccione viaggiatore

– Procedi pure.

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Io e te e gli zombi

Io.
Te.
Io e te
io e te e gli zombi
io e te e gli zombi e il divano
io e te e gli zombi e il divano e i pop corn
io e te e gli zombi e il divano e i pop corn e il chinotto.
Non ti sembra perfetto
io e te e gli zombi e il divano e i pop corn e il chinotto?
Manca qualcosa?
Dici che manca qualcosa?
Cosa dici che manca?
Baci?
Baci dici?
Dici baci?
Ok.
Io e te e gli zombi e il divano e i pop corn e il chinotto e i baci.
Qualcos’altro, dici?
Vuoi farlo?
Ma vuoi farlo adesso?
Sul divano?
Ma gli zombi?
Ma durante gli zombi vuoi farlo?
Ma sei sicura?
Ma non hai paura?
Ok.
Io e te e gli zombi e il divano e i pop corn e il chinotto e i baci e fare all’amore.
Niente male.
Niente male davvero.
Qui stiamo rasentando la perfezione.
Sai cosa stiamo facendo noi?
Rasentiamo.
Siamo dei rasentatori di perfezione amorosa io e te.
Parlo troppo?
Smetto?
Sto zitto?
Hai mai visto uno zombi sorridere?
Ecco.

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Per il tuo compleanno

Ti ho comprato l’estate, un sommergibile e un motel
un gatto volante, un annaffiatoio di cristallo, un fischietto
ti ho comprato una zucca, un albero di giuggiole, nove
tipi di pane, ti ho comprato un pesciolino d’oro e un tamburello,
ti ho comprato un cappotto verde e delle scarpe di corallo, un letto a cinque piazze e mezzo, una casetta dalle finestrelle che sorridono.
Ti ho comprato una spada di liquirizia, un topo infrangibile, una banana parlante e ti ho comprato un misuratore di sciocchezze, ti ho comprato diecimila biglie, delle nacchere fosforescenti, un’ora di tuoni e fulmini, una falce di zucchero, ti ho comprato una scala coi pioli di cioccolato e uno scoiattolo di lapislazzuli vivo.
Ti ho comprato dodicimilia paia di calze a righe colorate, una gonna svolazzina e una collezione completa di pozzanghere, ti ho comprato una canna da pesca di pongo.
Ti ho comprato una mina anticretino, un abbonamento per fare colazione con me per cent’anni, uno zombi a molla, una scatola di fiammiferi, un cestino di lamponi.
Ti ho comprato un piccolo specchio nel quale potrai vedere quanto sei bella.
Non sono mai stato un granché bravo a fare i regali.
Però questa volta
secondo me
qualcosa che ti piace
c’è.

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Il Disinnamoratore

Il Disinnamoratore è il professionista della disinnamorazione.
Metti che tu sei innamorato di una che non t’ama.
O che t’amò ma che non t’ama più.
Metti che soffri come una bestia.
che non dormi più
che non mangi più
che non sei più tu
che non ti va più di uscire
che non ti va di giocare più
di leggere, di scrivere, di far di conto
che non ti va più di niente più
perché lei non t’ama mentre sì, tu.
Metti che ti senti di morire
di scomparire.
Metti che hai finito le lacrime e i sospiri
e pure i biscotti e la carta igienica
ma non hai voglia di andarli a comperare.
Metti che pure il tuo gatto è preoccupatissimo per te
e tua mamma e i tuoi amici, e il tuo elettrauto.

Ci andai una sera di Marzo
forse era Febbraio
Agosto, probabilmente
in ogni caso mi portavo dietro il freddo.

Lei è il Disinnamoratore? gli chiesi.
– Lo sono.
– Professionista in disinnamorazioni?
– Esatto.
– Ho bisogno di disinnamorarmi.
– Sei sicuro?
– Ho alternativa?
– Lo sai tu.
– Credo di saperlo.
– Sei innamorato perdutamente?
– Temo.
– Lei non t’ama?
– No.
– Ti senti perduto?
– Come Ulisse sull’isola di Lost.
– Sai che è irreversibile?
– So.
– Sei pronto?
– Sarà doloroso?
– Dopo sì.
– Ma dimenticherò tutto di lei, tutto quello che è successo tra noi, i baci, le passeggiate, le colazioni, le carezze, le litigate, il bello e il brutto, i suoi occhi, i suoi capelli, le sue labbra, il suo odore, il suo colore preferito, il gusto della sua pelle?
– Non siamo in un cazzo di film.
– Ah.
– Eh.
– Proceda.
– Procedo.
– Procedette.

Il Disinnamoratore
è il professionista
della disinnamorazione.
Ti stacca via un pezzo
non fa poi così male
e pentirsi dopo
non vale.

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E non avrei creduto mai

Qui c’è un timido sole
e ho messo il pollo a scongelare
ascolto musica country
e ho voglia di un secondo tè.
Tu che dici, metto su l’acqua?
Il pollo non scongela
potrei piazzarlo sul davanzale
ma non ho davanzali
e poi è pericoloso
potrebbe cader giù
farsi quattro piani in caduta libera
e uccidere il tappezziere
che si sta fumando una sigaretta
sul marciapiede
fuori dal negozio.
Che morte stupida.
Vorrei tu fossi un elicottero.
Se tu lo fossi
un elicottero, dico
mi verresti ad elisoccorrere di baci?
Io scommetto che se tu fossi un elicottero
lo faresti
elisoccorrermi, dico
dico di baci, dico.
Peccato davvero tu non sia un elicottero.
E non avrei creduto mai
che un giorno mi sarei trovato
a desiderare che la ragazza che mi piace
fosse un elicottero.
È una vita piena di colpi di scena
ne converrai con me, ragazza che mi piaci.
Ecco
ora il tè è pronto
il pollo scongela lento
abbasso la musica
guardo in cielo
ascolto
aspetto.

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Centosettanta miglia

È bello l’estate restare da soli in città è bello pensarti
pensare all’ultima volta che abbiamo fatto un poco di dolce su e giù nella casa dalle lunghe finestre.
Ci han visti fare a baci i tetti, i camini, il cielo, il corvo, il rondone, le nuvole, il sole, fors’anche il dirimpettaio guardone.
Squisita è l’estate in mezzo all’agosto il silenzio le strade fantasma
il fiume riflette la luce negli occhi dei matti che escono e non hanno paura ma tu sei lontana stai oltre frontiera.
Accendo la tele la voce mi dice di morti ammazzati di bombe soldati di donne bambini sgozzati bruciati rapiti c’è un uomo con la faccia di gomma che parla e poi parla e ancora su tutti i canali un vecchio vestito di bianco che bacia orientali un sacco di fumo di scoppi una grassa signora sdraiata in costume a bordo piscina che dice qualcosa di folle che non riesco a capire.
Son centosettanta le miglia che separano la punta del bischero mio dalla tua collinetta fiorita.
È bello l’estate sapere che torni in caso contrario sfonderò la frontiera e ti vengo a pigliare con queste mie mani.

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Sette anni e sette notti

- Giochiamo all’amore?
– Come si gioca?

– Giochiamo che ci conoscevamo ci piacevamo ci baciavamo facevamo le cose sessuali ci fidanzavamo stavamo assieme facevamo molte colazioni e molte passeggiate e vedevamo molte puntate di “Walking Dead” sul tuo divano ci facevamo dei regali poi litigavamo poi facevamo ancora le cose sessuali poi tu mi lasciavi e io soffrivo come una bestia poi tu cambiavi idea e ci rimettevamo assieme e io ero felice poi mi lasciavi di nuovo che ti eri sbagliata e io ti odiavo per sette anni e sette notti.
– Perché devo fare io quella che lasciava?

– Io non ho voglia di essere odiato per sette anni e sette notti
– Ma neanch’io

– Facciamo che io ti tradivo con la tua migliore amica
– Ma vaffanculo

– Ma è un gioco
– Mi fa schifo sto gioco

– Facciamo che tu mi tradivi con mio fratello?
– Tu non hai un fratello

– Tu a sto gioco proprio non sai giocare
– Forse voglio fare sul serio, che dici?

– Vuoi fare sul serio?
– Proviamo

– Chi muove per primo?
– I bianchi

– Ti mangio
– Non vedo l’ora

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La zona selvaggia

Stamattina mi sono alzato
e ho tirato le tende
e ho visto il cielo
e la pioggia
e il freddo
e i tetti fracichi
e un rondone seduto sul bordo di un camino
con una lametta in mano.

E sono andato in cucina
e ho aperto la luce
e ho acceso l’acqua
e ho pensato:

“Si è spento il sole e chi l’ha spento sei tu”.

Poi l’acqua è bollita
e il tè si è infuso
e intanto che lo sorbivo
nella mia tazza rossa preferita
ho pensato che no
che tra i molti e meravigliosi super poteri che tieni
quello di spegnere il sole no
che poi è pure un super potere imbecille
a meno che tu non sia un’Arcicattiva Marvel
che vuole distruggere il mondo.

E adesso
mentre che scrivo questa
il cielo si sta aprendo
il vecchio Lou mi invita a fare un giro nella zona selvaggia
mentre le ragazze colorate fanno du du du du du duddu du du
ho finito il mio tè e tu
sei troppo lontana per i miei gusti.

Malgrado ciò, dolcezza
io so
che la punta del mio naso
e la punta del tuo
molto presto
si rincontreranno
per far scintille.
Dunque
la zona selvaggia può attendere
in questo agosto bislacco.

E ora ascolta:
è il turno delle Pietre Rotolanti
che con la loro comprensione per il Diavolo
mettono d’accordo tutti.

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Volevo venire a volerti bene in pausa pranzo

Volevo venire a volerti bene in pausa pranzo
ma ti hanno indetto la riunione.
Ho pensato di telefonare nell’ufficio
fare la voce del terrorista pazzo
dire:
“abbiamo nascosto la bomba
nei vostri uffici
avete mezz’ora per evacuare
poi salta tutto
e smettetela di indire
stupide riunioni a mezzogiorno e mezza
cretini”
Così la riunione saltava
e potevamo andare a pranzare in pausa pranzo al fiume
ora che il cielo si è aperto.
Io arrivavo in bicicletta fischiettando
tu mi dicevi:
“che fortuna questi allarmi bomba”
io rispondevo
“e meno male che ci stanno ‘sti terroristi pazzi”.
Volevo venire a volerti bene in pausa pranzo
forse mi vestirò da Uomo Ragno
e ti porto via dalla finestra.

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Il concetto di: “che confusione sarà perché ti amo” esiste permeandoci nel profondo ed io ne sono il suo profeta

- Che confusione
– Sarà perché mi ami

– Dici?
– No

– Come no?
– Sono in confusione

– Dunque mi ami
– Non lo so

– Però ci stai?
– Però ci sto

– E che minchia significa?
– Ma come che minchia significa dio santo, è la confusione dell’amore!

– Ma nel senso di confusi e felici?
– Ambiamo

– Dove?
– Come dove?

– Dove andiamo?
– No andiamo! Ambiamo!

– Ah, ambiamo
– Eh

– A cosa?
– Alla felicità

– Sì, io ci ambisco un casino
– Siamo ambiziosi di felicità io e tu

– Credi che se facciamo l’amore ci sconfondiamo un po’?
– No, ma facciamolo a manetta

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Se non hai capito già

“Il Seveso è esondato
siamo senza luce
l’acqua alle ginocchia
mi manchi”.

Vedi cara
– scusa Francesco –
se questi quattro versi
fossero poesia
varrebbero una gran poesia bella d’amore
e di paura
racconterebbero una storia
di fiumi
e d’acqua fanga
di buio
e di te
e di ginocchia lontane
che dovrebbero stare incastrate
come si usa fare tra ginocchia felici.
E il Seveso è esondato per davvero
e non credo sia più una questione di poesia
né di chi manca a chi.
Ma se io posso smettere di crederti
non posso permettermi di farlo
con me stesso.
Vedi cara
– e scusami ancora Francesco –
avrei voluto essere in grado di spiegarti
che i poeti
i fiumi
son gente delicata.
Pericolosa e delicata.
Abbiamo bisogno di
poche parole
di qualche attenzione
abbiamo bisogno
noi fiumi
noi poeti
di essere un poco curati
per evitare d’uscire dagli argini
distruggere tutto.
Basterebbe davvero poco
per capire come evitare il disastro.
Ma Gesù Cristo
– e davvero, Francesco, perdonami se puoi –

“è difficile spiegare
è difficile capire
se non hai capito già”.

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Volevo sapessi che spesso ti penso spesso

Volevo sapessi che spesso ti penso spesso
che è anche un bel titolo
per la mia prossima poesia
cioè questa
il cui titolo è:
“Volevo sapessi che spesso ti penso spesso”
e parla di te
che sai che sei tu
dovresti saperlo
che sei tutt’altro che stupida
che sai un sacco di cose
sei un sacco di cose
ma non certo stupida.
Se non capisci che sei tu
allora sei stupida
dunque non sei tu.
Dirai: cosa mi pensi?
ti penso che mi fai
cosa ti faccio mai?
un sacco
un sacco di cosa?
un sacco di cose
che tipo di cose?
tipo che eri una dei pochi esseri umani viventi.
A fare che cosa per l’amordiddio? chiederai
dio qui c’entra una sega
dunque?
a farmi ridere, ed eri pure femmina
ero? dirai
sei.

Volevo sapessi che spesso ti penso spesso
e pensandoti spesso
mi chiedo:
che cos’ è accaduto
quando è accaduto
ciò che è accaduto tra noi?
perché non stiamo correndo?
a piedi nudi nel parco?
mano nella mano?
con due bei sorrisi
stampati a fuoco
sui nostri bei visi
verso un futuro radioso?

Succede, sai
ma lo sai
che tu le cose le sai
che il futuro radioso
deraglia
come un treno merci
in un centro abitato
e schianta tutto ciò che si trova davanti
uomini, case, cani, alberi, bambini
portalettere, ponti, auto in divieto di sosta
io.

Detto questo
volevo solo sapessi che spesso ti penso spesso
e che hai il più bel paio di gambe della zona.

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All’infinito

- Sei triste?
– Un po’

– Perché?
– Boh?

– Non sai?
– Non so

– Cosa posso fare?
– Baci?

– Sì abbastanza
– Baceresti?

– Quando?
– Se non ora

– Quando?
– Ora

– Ora?
– Sì

– Chi?
– Me

– Tu?
– Eh

– Ritieni che un mio bacio potrebbe facilitare il tuo disintristimento?
– Non ritengo, so

– Due baci?
– Buon umore certo

– Tre baci?
– Semifelicità

– Quattro?
– Felicità a manetta

– Cinque baci?
– Quasi Paradiso

– E sei?
– Paradiso assai

– Sette?
– Sette no

– No?
– Sette è pericoloso

– Che tipo di pericolo?
– Overdose

– Da sette in su è overdose?
– No, solo sette è overdose, otto va bene

– Allora otto te ne do
– Facciamo dieci?

– Cento
– Mille

– All’infinito?
– Aggiudicato

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Sarebbe credo il caso di dare una sterzata drastica adesso per evitare di schiantarsi contro la parete di cemento armato che vedo avvicinarsi in maniera preoccupante ai centocinquanta all’ora se non che ho come la sensazione che mi sia rimasto il volante in mano.

E dunque
con buona probabilità
se davvero le cose stanno così
considerando il mio stato d’animo attuale
la temperatura odierna esterna
il cielo le stelle i vivi e i morti
e tutto quello che ho bevuto ieri sera
e che avrei potuto bere
il buio
dovuto
la pioggia
le bombe
– la mia maestra delle elementari
era bellissima
credo sia iniziato tutto da lì
l’amavo
perdutamente
occhi verdissimi
ricci castano chiari
me ne avessero dato libertà
l’avrei sposata
e portata
a vivere felice
nel mio castello di mago –
e dunque dicevo
il Poeta
sapete
a questo punto
avrebbe l’ardire di dire
che
il più bello dei baci è quello che non ci baciammo
ma
l’atroce verità
– non ditelo ai bambini –
è che qui non si fanno feriti
non si fanno prigionieri
solo dispersi.
Avrei dovuto ricordarmi
di segnare il sentiero
con briciole di pane.
Non l’ho fatto.
Avrei dovuto fare
provviste per l’inverno.
Non l’ho fatto.

Un soldino, ti prego
per ogni tua lacrima versata
per tutti questi amori
sbagliati.

Se qualcuno potesse chiamarmi un taxi
adesso
glie ne sarei
davvero
grato.

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Poesia molto semplice

Questa notte
tornandomene a casa
in bicicletta
piuttosto di buon umore
quel tipo di umore buono
che ti viene
andando in bici
nel silenzio della notte
quando le auto dormono
e i semafori riposano
e la città è bella
ho avuto la sensazione
che mancasse qualche cosa.
E qualcosa in effetti mancava
più che qualcosa
qualcuna
mancava qualcuna
accanto a me
una ragazza pedalante
con un vestito leggero e svolazzino
il colore a tua scelta
che mi pedalasse un po’ vicino
che venisse da lontano
alla quale raccontare
le vie
i portici
le piazze
e chiacchierare pedalando
contenti tra le strade
di questa città notturna
silenziosamente meravigliosa.

Non c’è molto da aggiungere
perché questa poesia
è una poesia molto semplice
il cui fine
credo
sia di raccontare
che questa notte
tornandomene a casa
in bicicletta
se s’ era in due
era un poco meglio.

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L’altra notte nella notte estiva

L’altra notte nella notte estiva vedevo i lampi lontanissimi
di un temporale distantissimo
e sotto quei lampi
pensavo
mentre tornavo a casa a piedi barcollando un poco
bici alla mano, testa pesante, cuore mestissimo
pensavo
agli uomini e alle donne e ai cani
e ai commercialisti e agli orafi
e ai fisioterapisti e ai giardinieri
e agli operai specializzatissimi
e alle donne delle pulizie
che stavano sotto quei lampissimi
frastornatissimi dai tuonissimi forse fradicissimi d’acqua al riparo di un portone magari abbracciatissimi alla loro innamorata
o al loro innamorato
forse soli in casa dietro la finestra
a godersi quello spettacolo di luce, acqua e frastuono.

Allora lì
puoi crederci o no
ma credici
mi è venuto quello che in termini scientifici
vien definito come un complesso fenomeno secretomotore
caratterizzato dall’effusione di lacrime
da parte dell’apparato lacrimale
senza alcuna irritazione per le strutture oculari
in cui
un collegamento neuronale
tra la ghiandola lacrimale
e le aree del cervello
è coinvolto in un’emozione dapprima controllata.

Ma non è che piangevo
era tutto il Campari e il Gin
che avevo in corpo che cercavano una via d’uscita
una via di salvezza
e le lacrime
rimanevano attaccate all’occhio
sai come succede
poi se strizzi un po’
scendono
rotolano e rotolano giù
e rotolano
e si impigliano
nella barba
come gocce
di rugiada
salata.

Comunque
l’altra notte nella notte estiva
mentre da qualche parte
veniva giù il cielo
ho capito che tu
sei la cosa
più
straordinariamente vicina
all’idea di disastro
ch’io abbia mai intercettato
in questa mia vita assurda.
E malgrado ciò
puoi crederci o no
ma credici
non dico che mi manchi
non crederci
perché mi manchissimi.

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Chiudi bene le finestre

E che ora fa lì da te?
che giorno è?
è estate?
c’è luce?
è già notte?
com’è la luna?
il sole picchia?
cosa vedi al mercato?
che frutti vedi quando vai al mercato?
che colori ci sono per strada?
che odori?
che puzze?
che profumi?

i tetti sono piatti o a punta?
ci sono alberi?
fiumi?
c’è un mare?
il lago?
si vedono montagne?
sei circondata dal cemento?
fa freddo?
i bambini giocano per strada?

e se ti guardi allo specchio?
cosa vedi quando ti vedi dentro lo specchio?
che occhi hai?
sei bella?
sono grandi i tuoi occhi?
e come li porti i capelli?
sono sciolti?
ricci?
sono corti?
prova a sorridere
com’è questo sorriso?
sai dirlo?

come sei vestita?
hai un vestito leggero colorato?
verde?
blu?
un maglione pesante?
che scarpe porti?
stai fumando?
sei nuda?
com’è la tua bocca?

da qualche parte c’è qualcuno?
di là nell’altra stanza c’è qualcuno che ti vuole bene?
che c’è?
ti senti sola?
cosa vedi dalla finestra adesso?
i rondoni?
volano bassi vero?
anche qui
vuol dire che sta arrivando il temporale
chiudi bene le finestre
siediti
fai un respiro lungo
se ce la fai
scrivimi una poesia.

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Un giro gratis per tutti

Sul Cuneo-Torino delle 12.23
dietro di me
tre vedove parlano dei loro defunti mariti
ascolto
non ho alternativa.
Una delle tre vanta una vedovanza
di ventitré anni
la seconda dodici
la terza cinque.
Numeri.
Roba da giocarseli al Lotto.
Un terno.
Secco.
Possibilmente sulla ruota dell’Inferno.

Oggi è il 21 di giugno
volevo innamorarmi a Primavera
un modo come un altro
per salvare la pelle con stile.

Oggi inizia l’Estate
l’aria condizionata del treno
mi ghiaccia le ossa.

Non ce l’ho fatta
ma sono piuttosto e ancora abbastanza vivo
conto di arrivare a Settembre sulle mie gambe
in caso
un giro gratis per tutti.

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Elvis è vivo e ne ho le prove

Il primo bacio ce lo demmo a Roma
mi pare fosse Roma
vicino Termini
non era Parigi
non era Gare de Lyon
ne son quasi certo
anzi, certo
Parigi no
mai avrei concesso ai parigini
l’onore
del nostro primo bacio
manco Berlino
a Berlino mai messo piede
e non ne ho intenzione alcuna
a Londra dici tu?
no, Londra no
piove troppo.

Anche se
il nostro primo bacio
quello lo ricordo bene
il primo nostro bacio
ce lo demmo che pioveva
sì, non era Londra
ma pioveva
ah come pioveva
ed era come fosse maggio
quel maggio a Roma veniva giù
come se a Dio
gli si fosse rotto il tubo
davanti a noi, una macchina della Polizia
che quelli ci guardavano, i poliziotti
i poliziotti ci guardavano
e noi ci baciavamo lo stesso
eran tempi che non s’aveva paura
d’essere arrestati in flagranza di bacio
e non si temeva
d’infracicarci tutti
e tu eri alta più di me
lo sei ancora?
io non sono cresciuto
tu sei rimpicciolita nel frattempo?

Avevi un bacio morbido
rotondo
raro
hai un bacio
che anche sotto la pioggia
davanti la polizia di maggio
Stazione Termini
Ok
Elvis non c’entra nulla
però sarebbe stato fiero di noi
fosse passato di lì per caso
il vecchio Elvis
ci avesse visto
fare a baci davanti la Pula una sera di maggio
scusa, ho sbagliato titolo.

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Il mio letto

Il mio letto è pieno di segnalibri
che mi fan solletico alle dita dei piedi
il mio letto è pieno di capelli lunghi e biondi
neri, corti
ricci
il mio letto è pieno di briciole di biscotti solitari
il mio letto è pieno di peli di malinconico gatto
è umido il mio letto
di pioggia, lacrime, latte, sangue, sudore, seme, tè
è secco come il deserto e rosso come le sue dune
il mio letto è pieno di mutandine e reggiseni
è pieno di sospiri
di calzettini a righe colorate
il mio letto è pieno di sogni sognati
di incubi incubati
c’è una pistola giocattolo nel mio letto
un tuo orecchino d’argento
una forcina nera.

Il mio letto lo percorro a cavallo
da nord a sud
in sette giorni e sette notti
senza dormire mai
poi di nuovo da sud a nord
in sette notti e sette giorni
e finalmente poi posso riposare
coricarmi all’ombra di colline che sembrano cuscini.

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Al titolo ci penso poi che ora mi sento troppo stanco

Ed oggi il cielo rispecchia a manetta il mio umore
o forse è il mio umore che rispecchia a manetta il cielo
o forse non c’è nessuna connessione tra il mio umore
e il mio cielo
sarà che ieri ho bevuto come un babbeo
ed ora
sconto una depressione postalcolica di settimo grado.

E canta il Bufalo Bianco
e la sua voce vibra
sarebbe meglio correre verso il sole, dice
il suo cuore è a pezzi, dice
dice che però lui sa che la vedrà di nuovo.

E io te lo auguro, ragazzone
ti meriti davvero di camminare nel sole
fino all’oceano
insieme a lei
o qualcosa del genere.

Perché nessuna mai
ti farà pompini
così meravigliosi
ok, questo il vecchio Bufalo Bianco non lo dice
per questo ci sono io.
No, ragazzone
nessuna mai
tu continua a parlare del sole e dell’oceano
e di quanto lei ti manca
che il lavoro sporco lo faccio io.

Fra cinque giorni è estate
oggi il cielo non sembra d’accordo
ho percorso in lungo e in largo
il mio infinito letto di lenzuola rosse
e non ti ho trovata più.

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Voglio indietro

Voglio indietro i baci
che ti ho dati
li ho contati
sono millecinquecentosettantanovecento
e parlo solo di quelli sulla bocca
poi ce ne sono ottantuno e un quarto sulla punta del naso
quarantaquindici sull’occhio sinistro
sessantaquacchio sul destro
ed altri trecentotondi sul resto del tuo corpo.
Voglio indietro le carezze
gli abbracci notturni e diurni
voglio indietro le parole d’amore
verbi e aggettivi compresi
voglio indietro gli sguardi dentro gli occhi
i risvegli al mattino
le colazioni felici
voglio indietro i fiori che ti donai
non ti ho mai donato fiori, dici tu?
bene ora te ne donerò un mazzone e così potrai.
Voglio indietro
gli anni
i mesi
le ore in cui
dimmi quando tu verrai
dimmi
quando
quando
quando.
(Mai)
Voglio indietro
le passeggiate
le risate.
Voglio indietro quel giovedì
e quella quasi primavera
voglio indietro le canzoni e le bestemmie.
Hai ventiquattordici ore da adesso
per darmi indietro ciò che voglio indietro.
Non mi costringere a chiamare
l’esattore di baci.
Non ti piacerebbe.

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Curriculum Vitae

Sono nato alle 8.50 del mattino
un 6 febbraio
era il ‘71.
Faceva freddo e buio.
Cesareo
due settimane in anticipo.
Mi hanno sùbito operato di ernia inguinale
che chi inizia bene
è a metà dell’opera.
A 17 anni ho deciso che volevo diventare una rock star
poi ho capito che forse non ce la facevo
e ho ripiegato su poeta professionista vivente
che c’erano più posti liberi.
Son tre anni che non ho una fidanzata
e quindici che non ho un gatto.
Ho scritto sei libri di poesie.
Gli ultimi due hanno venduto più di 10.000 copie
anche se gli addetti ai lavori non ci credono.
Spesso gli addetti ai lavori sono degli imbecilli.
Tengo letture pubbliche in tutta Italia
in un tour infinito
ma non sto diventando ricco.
Il mio primo bacio l’ho dato a un’ età che ci sta gente
che ha già avuto il tempo di partire per la guerra
di sopravvivere alla guerra
di tornare dalla guerra
di avere tre figli
due mogli
quattro cani
e un mutuo a tasso variabile.
Non ho mai fatto a pugni
non sono automunito
non so sparare con armi da fuoco
anche se ho fatto due mesi di militare
ma quando i commilitoni erano a imparare il fucile e la bomba a mano
io ero a farmi misurare il piattismo plantare all’ospedale di Genova.
I battutisti mi annoiano
ho paura della morte
se fossi scacco vorrei essere il cavallo.
Non faccio prigionieri
non faccio feriti
qualche disperso.
Mi sono innamorato quasi sempre
di ragazze con gli occhi chiari
tranne l’ultima che il colore non si capisce.
Venezia è bella
e io ci vivrei.

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Se capisci cosa intendo

Io ero il faro
questa scrivania era lo scoglio
intorno ci stava il mare
questa poesia è luce.

E sai a quanto va?
trecentomila al secondo
come Superman
anzi Superman di più.

Tu sei lontana
in mezzo al mare
la vedi?
forse la vedi
forse non c’è più
forse la vedi e non c’è più
forse l’ho cancellata
ma tu la vedi ancora
hai presente la faccenda assurda della luce delle stelle?
uguale.

Ma tu lo sai a cosa serve un faro?
serve a salvare la vita della gente che si perde in mare.
E lo sai a cosa serve Superman?
a salvare tutti gli altri.

Ieri una mi ha fatto
riferendosi a una mia poesia
“È una delle cose più belle che io abbia mai letto”
“Leggi di più” le ho detto.

Che poi le mie
mica son poesie
son canzoni
le mie son canzoni
in cui la musica
un pomeriggio di novembre
è uscita a comprare le sigarette
e non è più tornata.

C’è così tanta
ma così tanta bruttezza in giro
ma così tanta
che non riesco a distogliere lo sguardo.

Avete il fascino
di un incidente stradale
sulla Torino – Piacenza
l’undici di agosto.

Mi sono perso
lo ammetto
almeno io l’ammetto.

Chi fa da faro al faro quando si perde il faro?

Un faro che si perde:
hai mai sentito nulla di più ridicolo, bambina?

Io non ero un faro
questa scrivania non era uno scoglio
e intorno a me niente mare
un letto rosso
due lunghe finestre che danno al cielo e ai tetti
un pavimento di legno
un soffitto
quattro pareti.

Indosso un paio di infradito di gomma nera
un anello d’acciaio al medio sinistro
e un paio di boxer grigi e lisi.

Sono seduto
sono calmo.

Sono pronto
– se capisci cosa intendo –
allo spoiler di questa nostra storia forse d’amore.

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