il bar sull’altro lato della vita

il barista io lo chiamo Gianni
ma non so il suo vero nome
mi serve quel che voglio
ma io voglio sempre lo stesso

mi siedo al bancone e gli dico
“lo stesso”
e lui mi guarda e sorride
“il solito, si dice” mi dice
ma a me piace dire “lo stesso”

questo bar è facile da trovare
ma difficile
quindi facile
quindi difficile

io ci vado spesso perché
ci si incontrano persone interessanti

uno dei miei preferiti
è l’elettricista pauroso
è un uomo sui cinquanta, pelato, in salopette
ha una paura pazzesca dell’elettricità
perché da bambino gli è morto il cane mettendo il muso nel buco elettrico
lui vorrebbe sposarsi
ma non ha la fidanzata
perché è molto povero

poi c’è il soldato delle mine
è inciampato, nella sua vita
per ben cinque volte
in mine antiuomo
ma non si è mai fatto nulla
cammina a passettini in punta di piedi
sempre
dovunque sia
mi ha fatto dei racconti di guerra
che Hemingway e Cendrars
se li sognano

poi c’è la puttana maga
la puttana maga non si è mai fatta mettere dentro il cazzo da un cliente
dal fidanzato non lo so
fa uno strano gioco con le cosce che uno pensa di esserle dentro
ma è nelle cosce

io lo so e con lei non ci vado
anche se costa poco

poi un altro, è il signore che ha paura di essere sparato
tiene sempre la sigaretta con la brace all’interno del palmo della mano
tantochè ha una cicatrice tonda nel mezzo
è altissimo

poi c’è il bevone
lo chiamo così perché beve tantissimissimo
una volta l’ho visto bere cinquanta litri di vino rosso
che poi gli usciva dalle orecchie
non per modo di dire
pisciava vino dalle orecchie
perché le orecchie sono collegate

poi c’è la cicciona schifosa
pesa centocinquanta chili
ma sembra trecento
puzza di merda
quando si avvicina al bancone
tutti fanno due passi indietro
tranne il povero Gianni
che si bagna il naso col limone
la cicciona schifosa beve
succo di pomidoro liscio

alle volte, ma raramente
passa Dio
si fa un caffè corretto grappa
o un Cinzano
e se ne va senza salutare

io so che è Dio
perché me l’hanno detto
ma non ne ho certezza

poi, infine
un altro personaggio degno di nota
è il nanetto
porta con se una scala a pioli e sale sul bancone
ci si siede sopra e ordina un vodka tonic

una volta mi ha detto di stare attento
“a cosa?” gli ho chiesto
“stai solo attento” ha fatto

in questo bar non mi sento mai solo
anche se alle volte ho un po’ paura
ma non mi sento mai solo

che è già tanto.

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17 risposte a il bar sull’altro lato della vita

  1. giosannino scrive:

    magari se hai modo fammi avere l’indirizzo. a volte non sentirsi soli aiuta.

  2. catalanoguido scrive:

    è proprio sull’ altro lato, lì davanti.
    non puoi sbagliare.

  3. tafana scrive:

    A me piace l’elettricista pauroso, che non è fidanzato perchè povero. Per favore guido, quando lo rivedi chiedigli se gli interessa conoscere tafana.
    Credo che mi ispirerò a lui in una prossima poesia.

  4. Christian scrive:

    Questa è un classico da antologia.

  5. catalanoguido scrive:

    pensa quando costringeranno i nostri nipotini in terza elementare ad impararla a memoria

  6. Carlo Molinaro scrive:

    Molto bella. Fra le migliori. Conosco quel bar, ci vado abbastanza spesso, mi avrai visto… Sono quello che ogni giorno prende una cosa diversa, anche se alla lunga si ripetono perché il repertorio è quello che è. Ma per fortuna – lo saprai, anche se prendi sempre lo stesso – ha quarantadue tipi diversi di spuma, da quelle classiche allo sciampagnino o al tamarindo fino a quelle più strane, tipo la spuma d’actinidia. Ci va anche la ragazza indecisa, che guarda tutto e pensa e dice “ma! però! e se?” e non prende nulla. Buon posto, buon posto.

  7. catalanoguido scrive:

    gran posto sì, carlo. proprio l’altro giorno ti ci ho visto che giocavi a biliardo con una stecca di liquirizia.
    la prossima volta che c’incontriamo ti offro uno sciroppo gusto bue.
    una specialità speciale davvero.

  8. tafana scrive:

    Sai cos’è che rende questa poesia ancora più bella? Il titolo. Il titolo parla da solo.
    E ti dice dove cercare il posto dei tuoi sogni.
    Guido, più leggo tue poesie e più mi sorprendi.

  9. tafana scrive:

    Ancora una cosa, poi smetto di tormentarti. A proposito di poesie a memoria, credo sia giusto impararle. La poesia non ha tanto senso se non si ripete ad alta voce o anche solo nella mente. Come una canzone non ha tanto senso se non la si canta. No?

  10. catalanoguido scrive:

    non son tanto d’accordo. e non solo perchè sono sprovvisto della facoltà di memorizzare qualsiasi cosa.
    ricordo come una tortura i maestri e professori che mi costringevano.
    mi piace leggerle le cose e vedere le lettere sulla carta.
    mi piacerebbe ricordare le canzoni a memoria, questo sì.
    ma tanto non ci riesco.

  11. tafana scrive:

    Ti perdi qualcosa, secondo me. Questa mattina presto (alle sei ahimé) ,c’era in cielo una luna fantastica. Ho dovuto dirle ‘Che fai tu luna in ciel? Dimmi, che fai silenziosa luna?’ ecc. ecc.
    Lei mi ha risposto, è stato bellissimo. Ma forse non le avrei parlato senza i versi di Leopardi.
    Non ti piacerebbe che qualcuno si rivolgesse alla luna con qualche verso delle tue poesie? Ne conosco almeno due che parlano della luna. Adesso vado a rileggerle e magari, perchè no?, a studiarle a memoria. Ho questa facilità, un po’ infantile e un po’ idiota, di ricordare le poesie. Persino il teorema di Euclide e il numero segreto del bancomat, se li metto in versi, me li ricordo per tutta la vita.
    Buona giornata.

  12. susanita scrive:

    dunque
    la proiezione sull’ipotenusa del quadrato dei cateti… no.
    il quadrato della proiezione
    dell’ipotenusa sui cateti
    è come dire il quadrato dell’ipotenusa

    ma questo era una specie di pitagora
    ma pitagora non aveva proiezioni
    pitagora era più facile
    euclide aveva proiezioni
    non ricordo più, accidenti

    è male non ricordare
    ha ragione tafana per me.

  13. tafana scrive:

    Sono senza parole, susanita. Hai scritto una bellissima poesia sul teoreme di Euclide. Te ne sei accorta?

  14. susanita scrive:

    maddeché, si chiama accapite, ora smetto. posso smettere quando voglio. posso smettere pure di punteggiare e di metterelospaziotraleparole

  15. francesco scrive:

    io ti lascio un commento qui, guido, che non so se te ne accorgi, distratto come sei, però te lo lascio qui, ché ho ordinato Sono un poeta, cara (che mi macava) (e sì, ce ne sono ancora alcune copie) (ah, ho ordinato anche il libro di andrea, ma questo non c’entra) e comunque questa poesia qui l’ho trovata bellissima, non me la ricordavo, allora ti lascio un commento qui, guido, chissà se te ne accorgi

  16. catalanoguido scrive:

    francesco è vero
    son distratto
    ma mi son accorto
    grazie che mi hai comprato questo introvabilissimo libro
    ti bacio, pure
    ciao

  17. Zel scrive:

    Ci vado spesso anch’io. C’è anche un nano nero che balla la danza del ventre. Credo sia il titolare. E tanti altri tipi strani. Quando il mondo diventa incomprensibile, torno alla mia locanda del nano nero.

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