Vita di un poeta professionista al giorno d’oggi nella società moderna occidentale contemporanea N° 4

Mi ero ripromesso di aggiornare questo mio diario di avventure di poeta con una certa costanza ma poi non è che l’ho fatto.
Ecco, mò che siamo al quinto giorno del nuovo anno mi sembra giusto dire e fare.
Innanzitutto ho cambiato il nome della rubrica da “Avventure di poeta” a “Vita di un poeta professionista al giorno d’oggi nella società moderna occidentale contemporanea” che è un titolo che scivola via così bene.
Non vi pare?
Anche perché sta cosa dell’avventura, va bene Banderas e i vichinghi, ma alla lunga mi stucca.
Avete mai letto da qualche parte “mi stucca”?
Io no.
Comunque volevo dire che questo 2010 a livello di vita da poeta non mi posso proprio lamentare. E non mi voglio lamentare. E non mi devo lamentare che a me quelli che si lamentano mi danno noia. E la cosa che più mi terrorizza dopo il tumore, è l’idea di annoiare me stesso.
Quest’anno 2010 mi son successe un sacco di robe, ma un sacco.
Mi hanno pure fatto uscire in diretta nazionale da una botola con davanti Barbareschi e Corona.
Cioè: tu immagina che uno ti dice: tu un giorno uscirai da una botola e davanti a te ti troverai Luca Barbareschi e Fabrizio Corona, quest’ultimo, tra l’altro, dentro una vasca da bagno.
Ecco: tu cosa gli rispondi a uno che ti dice così?
Gli rispondi: sì, certo, e tu fra qualche mese ti troverai in un letto, nudo, con a destra Margaret Thatcher e a sinistra Cat Stevens, per dire, no?
No.
Mi è successo davvero.
E queste son cose che o t’ammazzano, o ti fortificano. Son cose che poi in effetti, se sopravvivi, son cose che, oltre a poterle raccontare ai nipoti, poi dopo non ti fa quasi paura più nulla.
Vabé.

Poi ho fatto un sacco di robe molto belle che c’entrano con la poesia.
Ho fatto un fraccalemme di spettacoli da solo e in compagnia con delle persone che solo iddio sa quanto sono fortunato ad averle incontrate sul mio cammino.
Con queste persone vichinghe, nel senso buono, (se non capisci il concetto di persone vichinghe vedi gli altri articoli delle avventure di poeta), con queste persone abbiamo visto luoghi e abbiamo conosciuto genti, abbiamo rallegrato uomini, donne e qualche bambino, abbiamo viaggiato su treni, aeroplani, automobili e navi, abbiamo bevuto parecchi litri di vino e vodca e birra, io ho vinto la gara di arrosticini e insomma ci siamo divertiti un frego.

Brutte esperienze?
Qualcuna.
Poche per fortuna.
Un po’ di bestie qua e là.
Qualche testa di cazzo.
Ma alla fin fine non ci si può lamentare.

Poi questo è pure stato l’anno di Poeti In Lizza che col bravuomo e la Signora dei calzini noi si è organizzato. Questa gara di poeti. Questo poetry slam. Che non è ancora finito. Ha scavallato dal 10 all’11. Senza falsa modestia, il miglior poetry slam a mia memoria
E ne ho visti.

E poi mi s’è pure sbloccato il bloccone.
E questo è importante, anche se lo sapevo che si sbloccava.
Funziona così: c’è un periodo che può durare anche due o tre mesi durante il quale non scrivo un cazzo. Normalmente questo periodo coincide con un momento molto avventuroso di poeta. Poi, quando si crea un po’ di calma alé.
Una via l’altra.
Una poesia via l’altra.
E bisogna sfruttarlo questo periodo di calma.
Perché dura poco.
Chiudersi in casa e scrivere.
Una al giorno, non di più.
Scrivere una poesia, poi metterla via, poi rileggerla.
Per capire se spacca devono accadere due cose:

1) Avere la sensazione che non l’ho scritta io.
2) Dire, appena finita la prima lettura: “porca troia”.

Giuro, se mi viene da dire “porca troia” vuol dire che spacca.
In alternativa anche “sticazzi”, o “minchia”, o “porca zozza”.

A quel punto la metto in circolo.
E vedo le reazioni della gente.
Poi alla prima occasione, la leggo davanti alle persone.
E vedo la reazione delle persone.

Poi quest’anno è stato l’anno a livello di poesia che ho pubblicato il quarto mio libro di poesie con una nuova e brava casettina editrice, molto coraggiosa, che si chiama “Le Bolle Blu”la casettina coraggiosa e “La donna che si baciava con i lupi” il libro.
Che fare un libro nuovo è una bella felicità.
Se poi vende molto, come sta accadendo, allora la felicità si raddoppia.

Basta.
Ora mi vado a fare un toast.

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