La donna che si baciava con i lupi

LeBolleBlu (aprile 2010)
La donna che si baciava con i lupi
di Guido Catalano
copertina e prefazione di Gipi
€ 13,00 pp. 176
978.88.904948.0.2
Distribuzione NdA

Dalla prefazione di Gipi

Non so farlo. Non so scrivere una prefazione ad un libro di poesie. Non so farlo, e non vorrei farlo, perché scrivere le prefazioni fa sentire vecchi. Si scrivono le prefazioni quando si scrivono poche storie. Perché, se così non fosse, starei a scrivere una storia, non una prefazione.
Se fossi poeta, ad esempio, scriverei una poesia.

La prima volta che ho letto una poesia di Guido mi si è rotto un muro. Mi è crollato.
Io credevo che le poesie fossero quelle cose noiose che avevano provato ad impartirmi da piccino. C’erano cose che non capivo, frasi che non capivo in quelle robe. Cavalline vecchie. Tutto, come diciamo da me, aveva un vago sapore d’armadio.
Così sono cresciuto pensando che le poesie avessero questo sapore d’armadio: di armadio di nonna. Magari dopo che è morta e si vanno a svuotare i cassettoni e c’è quell’odore lì.
Che poi magari ti commuove pure, quell’odore, ma è odore di armadio di nonna e non si vede l’ora di chiuderne le ante.
Un giorno un amico mi ha detto «leggi una poesia di questo qua».
Questo qua era Guido Catalano.
Ai tempi moderni si fa presto. Si leggono le cose con un dito, non ci si deve neppure alzare dalla seggiola.
Sullo schermo del computer ho letto la prima poesia di Catalano Guido.
Una cosa strana allora è successa. La poesia parlava di un cuore che faceva bum. C’era nel racconto un tipo che misurava il suo amore in umberti echi. Il mio cuore lo aveva fatto spesso. Lo riconoscevo quel bum.
E risi. E mi commossi. Se si scrive così.
Io immaginavo che ci si potesse commuovere davanti a una poesia, ma non che si potesse ridere. Non lo sapevo. Magari ci sono altri mille poeti che ti commuovono e ti fanno ridere, ma io non li conosco. Non li conoscevo. Ero ignorante. Lo sono ancora.
La cavallina non mi aveva mai fatto ridere, ed era talmente distante da essere solo parole. Non mi commuoveva neppure il fatto che portasse colui che non ritorna. Cuore di pietra.
(continua)

11 risposte a La donna che si baciava con i lupi

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  2. yashanti scrive:

    L’altro giorno allo Zammù di Bologna ho visto la tua donna che si baciava coi lupi! Fantastico.

  3. Silvia Berzetta scrive:

    Ti ho amato. Lo spazio di un reading in un (apparente? appariscente?) circolo di bocce milanese e di queste pagine, ma ti ho amato intensamente. :)
    Ah, no, ti amavo da prima. Da tipo quando ho scoperto che non sei geloso. Non sei geloso, no? :)

  4. Matteo scrive:

    Stasera mi sono dimenticato di chiederti/proporti: perchè non ti lanci nel mondo degli ebook? Provare a creare un canale podcast in cui autointerpreti le tue poesie?

    Secondo me sarebbe fantastico.

    Grande serata! Mi gusterò il libro fino a crollare :-)

    Matteo

  5. Corrado scrive:

    Ho scritto “faceva un sacco di robe il Cocciantone,
    non ho capito perché svegliava tutti gli amanti” su Facebook.
    Cioè, l’ho scritto sul Wall. Che sarebbe la Bacheca.
    O anche il Muro.

    E subito uno mi ha scritto, in guisa di commento:
    “plagio!”
    Ed ha poi aggiunto
    “E’ un plagio! Quello è Catalano, tu rubi le sue parole.”

    Tu hai una visione distorta, amico, gli ho risposto.
    Ma scusa, gli ho risposto, se avessi scritto:
    Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie
    Avresti gridato al plagio? Avresti forse gridato al ladrocinio?

    Al contrario, amico, citare
    è sintomo di stima. Si sà. Sallo.
    Cito una poesia, o una canzone; e poiché son celebri
    non ìndicone l’autore.

    Se scrivo “I stole and I lied, and why? Because you asked me to”,
    m’aspetto tu sappia.
    E forse non saprai ma andrai allora a cercar su Google
    e scoprirai che sì essi sono The Smiths, e vergognerai di non sapere,
    e fingerai che sapevi.

    E quindi Catalano, che poi è Guido e non Massimo, ovvìa,
    rallegrerà e inorgoglirà d’esser citato.

    E la tua è una visone distorta, piccolo e meschino amico di Facebook;
    condivisione è una cosa dolce, ne hai forse timore?

    Ché è questa piccolezza, e meschineria,
    che toglie sapore alla vita. Sapore caramelloso
    e di zenzero
    e miele.

  6. catalanoguido scrive:

    d’accordissimissimo con te mio caro corrado
    anche se
    aimé non sono ancora così celebri i miei versi
    però va bene così
    va bene, va bene, va bene così

  7. lonesomewolf scrive:

    ‘fanculo facciabuk!

  8. Pingback: Guido Catalano: il viaggio di un poeta «

  9. chicca scrive:

    ciao Guido, non ho mai scritto un commento in nessun sito, ma il senso di irritazione che provo nello stare davanti allo schermo a scrivere la tesi mi fa compiere gesta impensabili!
    bè, fai ridere e riflettere contemporaneamente, quindi sei un figo insomma.
    Quando la biblioteca chiude vado ad annusare l’odore che c’è in libreria (che mi riappacifica i sensi) per spulciare alla ricerca di un tuo libro. Sono un’impulsiva compulsiva io, ho già letto 5 volte ‘ragazza dai capelli disastrosi,un dialogo auspicabile’, pensando che dovevo nascere riccia.
    Citi i peanuts e vasco, quasi ti voglio già bene.
    E poi mi hai fatto venire voglia di ritrovare le mie poesie.
    Insomma, la sintesi non è una dote che mi è stata concessa, perciò basta, il dunque è: grazie.

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