– quindi ciao
– ma ciao semplice o ciao per sempre?

– mica addio, ciao
– ah, mi sembrava un ciao per sempre

– forse è quel quindi davanti
– forse sì, il quindi davanti al ciao appesantisce e spaventa

– forse avrei dovuto dire “quindi ciao a dopo”
– eh, un bell’a dopo ci sarebbe stato come il cacio sui maccheroni

– ma tu hai problemi con l’abbandono?
– a manetta

– traumi infantili?
– a parte quando al mare mi sono spalmato sul petto delle alghe urticanti e sono quasi morto di shock anafilattico, direi di no

– alghe urticanti?
– sì, erano morbidissime

– beh, allora ciao?
– ma no, il beh no!

– ciao e basta?
– vada per il ciao e basta, ma devi proprio andare?

– sì, mi aspettano
– chi?

– non te lo posso dire
– un maschio?

– dai non chiedere ciò che nel tuo intimo di uomo non vuoi sapere
– allora addio per sempre fino alla fine del mondo e degli animali e degli uomini e dei mari e dei laghi e delle montagne e degli alberi, anzi dell’universo intero e delle stelle e dei buchi neri che risucchiano tutto ciò che esiste fino a risucchiare se stessi e poi non rimane più nulla, neanche il nulla perché anche il nulla si auto annulla in un addio generale per l’eternità che anche essa non esiste più, l’eternità, poiché non esiste più niente di niente di niente neanche il niente

– mi sembra tu esageri
– ti sembra bene

– ti saluto
– tua sorella

– faffanbagno
– scema

– tu
– anche tu

– come la finiamo?
– qui