“sentiamo”
“sai il glicine?”

“sì”
“le tue labbra, ragazza dalle labbra di glicine, mi ricordano i bianchi glicini del Castello di Sissinghurst”

“grazie”
“prego, se me ne darai il permesso, ragazza dalle labbra di glicine, scriverò un poema dedicato alle tue labbra”

“e come lo intitolerai?”
“I bianchi glicini del Castello di Sissinghurst”

“trovi attraenti le mie labbra?”
“trovo che le tue labbra abbiano bisogno di sole, di terreno fresco e profondo e ricco di elementi nutritivi”

“e di baci?”
“screanzata”

“come?”
“screanzata”

“screanzata?”
“perché devi parlare di baci?”

“scusa ma mi sembrava volessi arrivare lì, tutta sta storia dei bianchi glicini e del castello e del sole e degli elementi nutritivi, pensavo che mi stessi corteggiando in una maniera non convenzionale con il fine poi di baciarmi dopo avermi rimbambita di minchiate poetiche”
“hai detto minchiate poetiche od ho avuto un’allucinazione auditiva?”

“l’ho detto”
“ti sembro uno che per elemosinare un bacio tira su tutto sto pappardellone?

“sinceramente sì”
“come hai fatto a capirlo?”

“sono una femmina, ste cose le capiamo al volo”
“vabé, allora vado”

“no, resta”
“resto?”

“sì, andiamo a prenderci un gelato, voglio mostrarti le mie labbra alle prese con qualcosa di concreto”
“stai cercando di estasiarmi, non credere che non me ne accorga”

“sono più brava di te”
“tendi a fare prigionieri?”

“vediamo dopo il gelato”
“per me tutto stracciatella da tremila”