Categoria: Novissime

  • ma siamo così lontani

    e se le foglie fossero di cemento
    e il cielo fango
    se questo pavimento
    fosse insaponato di sapone profumato
    per poterci danzarci su
    io e tu
    uno scivoloso tango

    ma
    siamo così lontani e così lontani
    e siamo così stupidi e lontani
    e siamo così paurosi
    e presumiamo
    – ché siamo presuntuosi –
    di avere ancora tempo
    solo perché viviamo

    e quando poi
    che io t’avessi
    non ti volessi
    o quando tu m’amassi
    poi lo sappiamo
    che poi di me
    tu ti stufassi

    ma
    mi facessi
    ma ti facessi
    ma ci facessimo
    furbi
    un poco
    che i tuoi capelli attorcicati
    sapevano di menta e miele

    e se solo questa notte
    fosse di gelatina
    e fossero di pollo gli astri luminosi
    se si potessero pesare i baci
    ingrassa
    ingrassa un poco
    che tanti baci quanto che tu pesi
    ti corrisponderò
    per molti giorni forse
    per settimane o mesi
    o anni

    magari tutte le nostre vite
    intere
    ma che difficile
    ma che difficile difficilissimo difficile

  • Enzo, la trivella che si rifiutò di scavare

    e c’era una volta una trivella gigantesca
    venuta dalle Lontane Americhe
    si chiamava Enzo

    e la portarono in una valle
    e la posero davanti a una montagna altissima
    e le dissero:
    – Enzo scava, buca, fora, penetra Enzo, trapassa!

    Enzo li guardò negl’occhi
    e li guardò negl’occhi tutti
    uno per uno
    silenzioso come solo una gigantesca trivellona sa essere
    tutti quanti li guardò
    ingegneri
    politici
    mamme dei politici
    cugine degli ingegneri
    fisici
    cartomanti
    astrologi
    geologi
    nani e ballerine

    e disse:
    – oh, ma siete cretini? io li dentro non ci entro!

    – come non ci entri? – disse l’Ingegnere Capo – sei una trivella, devi trivellare, sei stata creata per bucare la terra! trivella Enzo! facci sto buco che dobbiamo arrivare in Franza!

    – voi siete tutti matti – disse Enzo – ma chi vi credete di essere?
    tanti piccoli Giulio Verne?
    viaggio al centro della terra?
    52 kilometri e vent’anni lì sotto
    con tutto un ambaradan di roba pericolosissima che manco ve la sognate!

    – no – disse il Capo Geologo – nessun pericolo, la trivella di Mompantero ha scavato giorno e notte e non ha trovato pericolo, solo calcescisti grigi o filladi scisti grigi verde-grigio a venature quarzose
    tutte rocce inerti e assolutamente innocue per l’uomo

    – beh, io non sono un uomo, sono una trivella – disse Enzo – e comunque fate così:
    vi comprate tutti un piccone a testa che al Brico Center costano poco
    poi tutti insieme iniziate bum bum a scavare
    bum bum col piccone, piccone e olio di gomito e alè bum bum
    magari chiamate i 7 Nani che loro ci sanno fare e vi danno qualche dritta
    e bum bum quando arrivate in Franza mi mandate una cartolina
    se ci arrivate
    se no, pazienza

    e così fu
    che quelli che volevano fare il buco
    se ne tornarono a casa loro un poco tristi
    e gli abitanti della valle organizzarono una grande festa
    che durò 10 giorni e 10 notti
    e poi ancora 10 notti e 10 giorni

    ed Enzo
    la trivella che si rifiutò di fare il buco
    si fidanzò con Luisa, la trivella di Mompantero
    e fecero assieme tanti bei trivellini

    e tutti vissero felici e contenti

  • la bambina che contava le gocce di pioggia

    e prima delle gocce, le stelle
    ed il bambino con la testa tonda l’aiutava
    e lei non sapeva
    che non è possibile contare le stelle
    e le gocce di pioggia
    senza bagnarsi
    senza impazzire
    la bambina contava
    e lentamente, prima
    poi più velocemente
    si bagnava
    si bagnava tutta
    e anche il bambino
    dalla testa tonda
    tornava a casa sua
    al caldo
    dai suoi genitori
    dal suo cane
    e la bambina
    dai capelli neri
    che contava le stelle e
    le gocce di pioggia
    rimaneva sola
    sotto il cielo che pioveva
    chiedendosi
    come fosse possibile
    tutta questa impossibilità
    di fare
    una cosa così importante
    così essenziale
    come contare le stelle del cielo
    e dal cielo le gocce che cadono
    che cadono sulla terra
    che cadono sul tuo vestito
    sul tuo vestito tutto bianco
    che cadono
    nei tuoi capelli
    tutti neri

  • la felicità

    è sudore
    felicità è umori
    è pelle
    carne
    labbra
    dita
    è la tua nuca la felicità
    è i tuoi capelli
    le tue gambe
    felicità
    è la tua schiena
    il tuo culo
    le tue mani
    le tue tette
    la tua lingua
    i tuoi occhi

    felicità
    è
    la tua finferla

    e s’io avessi un cavallo
    dio, se solo avessi un cavallo
    o un regno?
    un cavallo e un regno

    il mio cavallo
    il mio regno
    se avessi un’anima
    se solo avessi un’anima
    la mia anima

    il mio regno
    il mio cavallo
    l’anima del mio cavallo
    e l’anima mia
    e pure i cavalli di tutti i miei sudditi
    e le loro anime
    dei sudditi
    e le anime dei cavalli dei sudditi

    per

    potere fare
    ancora una volta
    all’amore
    sì, scopare
    come preferisci
    con te
    prima di schiantare
    prima del buio
    prima dell’eternità

    la felicità è a portata di cazzo

  • immagina il cemento

    via delle viole
    via delle margherite
    via delle orchidee
    via delle azalee
    via delle begonie
    via delle ginestre
    vivi in quartiere tutto pieno di fiori
    via delle camelie
    via degl’ iris
    via dei gigli
    via dei lillà
    via dei gerani
    via dei tulipani
    immagina il cemento, fiorito colorato
    profumato, forse
    via delle ortensie
    via delle primule
    via dei gelsomini
    ti verrei a trovare
    ti verrei a passeggiare
    non so riconoscerli i fiori, tu?
    tranne due o tre
    neanche le auto so, gli alberi
    i pianeti
    i nomi dei nani
    dei peccati capitali
    sappiamo di piacerci?
    credo
    forse
    potrebbe

    ma pensa che lavoraccio il giardiniere

    ma che strano
    mancano le rose

  • le poesie d’amore si pagano in dollari

    se non ti piaccio
    non mi piaci
    e non ti baccio
    se non mi baci

    bella, è tua?

    me la dedichi per favore?
    no

    eddai
    a pagamento

    a pagamento?
    a pagamento

    quanto vuoi?
    fa 300 dollari

    in dollari vuoi essere pagato?
    le poesie d’amore si pagano in dollari

    mi sembra tanto, è corta
    per 500 dollari aggiungo altre due strofe

    ma baccio con due c è fatto apposta?

    posso pagarti a rate?
    no, tutto subito in contanti e in biglietti da 5 e da 10

    ma non ti piaccio?
    non è tanto che non mi piaci, è che ho la sensazione che potresti uccidermi di noia

    sono molto triste
    fai bene ad esserlo

    sei spietato
    è vero

    mi dai un baccio?
    neanche per sogno

    che brutto
    svegliati

    non può finire così
    e invece sì

  • e me ne vado a Genova

    odio gli inutili
    i pavidi e i futili
    ma soprattutto
    odio le tue metafore del cazzo
    le tue rime della minchia

    per favore
    smetti d’allitterare
    lanciati dal quinto
    e schiantati

    buon autunno
    comunque
    oggi è grigissimo
    e me ne vado a Genova

    tu rimani qui
    debole di spirito
    debole di stomaco
    d’olfatto e di tatto
    e abbi pazienza
    che il regno dei cieli sarà tuo

    e comunque buon autunno
    oggi è umidissimo
    e me ne vado a Genova

    stanotte ho fatto un sogno
    un sogno astronomico
    un sogno arcicomico
    le stelle impazzivano tutte
    e tutto ciò che sapevamo delle
    regole dell’universo andava in vacca
    ero felice
    poiché avrei potuto
    scrivere poesie meravigliose
    sulle stelle folli

    ma non ce l’ho con te
    dai
    non ce l’ho
    non ce l’ho
    non con te
    con te no
    tu sei quel tipo di gente
    di quel tipo che spara sulla croce rossa
    se può
    tu sei poco
    sei debole
    io i missili ci nasconderei dentro la croce rossa
    che la gente come te arriva
    tutta sbruffona
    e PEM!
    un missile in culo

    ma poi
    che cazzo me ne frega a me
    oggi è autunnissimo
    oggi è buissimo
    e me ne vado a Genova

  • ragazzotta ragazzuccia

    le ultime mie mille poesie d’amore
    parlano di te
    ragazzotta ragazzina
    e s’anche non fosse vero
    sospendi la tua incredulità
    ragazzina ragazzetta
    e credici
    perché sono io che decido
    ragazzetta ragazzaccia
    ragazzuccia
    ciò che è vero e ciò che no

    giovane donna
    giovanissima donna
    seppur giovane
    pur sempre donna

    se i miei prossimi cento milioni di miliardi di baci sulla bocca
    saran posati nessuno escluso sulle tue di labbra bellissime
    rossissime naturalmentissimamente carnosissime

    allora Dio
    ti prego
    siimi testimone
    – e son pur pronto, Dio, a inserirti nel Programma Protezione Testimoni, in caso –
    ma ti prego
    siimi testimone
    Dio

    che sarò annoverabile tra i più felici e fortunati uomini
    di questo mondo grigio, inutile e marcio

    m’avrai dato
    – non tu, Dio, lei, la ragazzotta ragazzuccia –
    un senso sensato a questa insensata vita senza sensi

  • non schivare i miei baci

    non schivare i miei baci
    hai presente i miei baci?
    non schivarli
    assumili
    come medicina salvifica
    salvificissima medicina umida
    di labbra, lingua, denti e schiocchi

    voglio candirti di baci
    voglio farcirti, glassarti
    voglio ingrassarti
    iperglicemizzarti di baci

    voglio essere il tuo giuda bacioso
    ma senza tradimento incluso

    non schivare i miei baci
    ti ricordi i miei baci?
    eravamo felici

    facciamoci di baci
    overdosiamoci di baci

    osiamo l’imbaciabile

    chi è stato il tuo maestro di baci?
    voglio stringergli la mano

  • breve dialogo con dio con finale in simpatia

    dio?
    sì?

    ma sei scemo?
    scusa?

    sei scemo?
    ma come ti permetti?

    ma ti sembra?
    ma cosa?

    nettoplasma?
    eh?

    suca

  • non si dovrebbero finire i nonni a natale

    si può finire il panettone
    si può finire gli alberi di
    si può finire il pandoro
    si può finire il vischio che non so che cazzo è ma si può finire
    si può finire i pacchi
    si può finire la neve
    si può finire il babbo
    si può finire le renne
    si può finire le candele
    si può finire il gesubbambino
    si può finire il presepe
    si può finire i canti
    si può finire la frutta secca
    si può finire il vin brulé
    sì può finire i mustaccioli
    le cartellate
    la giurgiulena
    i cavallucci
    la ferratella
    il pampepato
    i sannacchiudere
    i ricciarelli
    i cannariculi
    la schiaccia briaca
    i roccoccò
    la petrafennula
    le rosacatarre
    il cuddurieddru
    il buccellato

    ma i nonni no
    i nonni no
    non i nonni
    non si dovrebbero finire
    i nonni
    a natale

  • l’unica cosa un po’ squisita

    ed ora farò un bagno
    nella mia vasca piccola
    essere bassi a volte merita
    e metterò la musica che mi piace
    (che ci piace)
    farò penombra
    fingerò che tu sia di là nella stanza
    a leggere sul letto
    come facevi
    mi laverò i capelli
    e anche la barba
    con lo shampo

    non ci credevi
    lo shampo alla barba?
    e come se no?

    la barba è capelli in faccia
    mi piace (piaceva)
    che sia profumata
    quando mai ci baciassimo
    quando ci baciavamo
    quando ci baceremo

    tu sei stata
    l’unica cosa un po’ squisita
    di quest’ultima vita mia confusa
    oggi è un autunno in bellezza
    oggi la mia barba profuma

  • forse troppo

    e poi
    ma solo poi
    vorrei dormire con te
    vorrei sognare con te
    vorrei russare con te
    vorrei avere apnee notturne con te
    vorrei svegliarmi con te
    vorrei stirarmi con te
    vorrei alzarmi con te
    vorrei fare colazione con te
    vorrei lavarmi i denti con te
    vorrei fare la cacca con te
    vorrei farmi il bidè con te
    vorrei vestirmi con te
    vorrei andare al lavoro con te
    vorrei timbrare il cartellino con te
    vorrei lavorare con te
    vorrei fare la pausa caffè con te
    vorrei fare la pausa pranzo con te
    vorrei fare merenda con te
    vorrei uscire dal lavoro con te
    vorrei andare a fare la spesa con te
    vorrei tornare a casa con te
    vorrei fare la doccia con te
    vorrei cucinare la cena con te
    vorrei cenare con te
    vorrei sparecchiare con te
    vorrei lavare i piatti con te
    vorrei guardare un film sul divano con te
    vorrei fare lo spuntino di mezzanotte con te
    vorrei mettermi il pigiama con te
    vorrei lavarmi i denti con te
    vorrei andare a letto con te
    prima di dormire vorrei fare l’amore con te
    e poi
    ma solo poi
    vorrei dormire con te

  • t’amai molto di più che da morire

    t’amai molto di più che da morire
    fu da risuscitare
    l’amore che t’amai
    risuscitai

    tu m’ammazzasti poco dopo
    con quella leggerezza che tu sai
    con un sorriso, un gesto, un forse
    un mai

    non mi ricordo più che occhi tieni
    né la tua voce
    come ti muovi o che profumo fai


    e ora basta con queste rime del cazzo
    di merda ne è passata sotto i ponti
    ma un bel vaffanculo retroattivo
    non te lo toglie nessuno
    non certo io
    dio mi fulmini

  • ragazza che stendi le noci ad asciugare al davanzale

    piove
    ragazza che stendi le noci ad asciugare al davanzale
    in questo grigissimo autunnissimo mattinissimo di pioggia finissima
    qui
    piove
    ragazza che stendi le noci
    in compagnia del tuo vecchio cane
    che me lo immagino guardarti, il cane
    intanto che stendi le tue noci
    amoroso come solo un vecchio cane malandato sa essere
    e piove
    e guardi fuori dalla tua finestra
    vedi la pioggia?
    piove anche lì?
    qui sì
    e verrei a trovarti volentieri sai?
    attraverserei la pioggia e il freddo e il grigio e il fango e i lupi e
    i carriarmati e le mine antiuomo e
    i lanciafiamme e i bombardamenti
    per venirti
    a trovare
    verrei a contare
    le noci
    che hai steso ad asciugare
    e se me ne dessi il permesso
    ne assaggerei una
    forse due
    carezzerei il tuo cane vecchio e malandato
    ti guarderei in silenzio mentre sbrighi le faccende
    tipo stendere le noci ad asciugare al davanzale
    potremmo raccontarci cose
    a voce bassa
    che non ne posso più
    non lo so tu
    io più
    di tutto questo
    urlare

    ma non è quest’oggi il giorno
    non è questa la pioggia
    accontentiamoci
    in questo autunnevolissimo pioggerellinisimmo mattino
    di pensarci
    vicendevolmente e in lontananza
    io a te
    tu a me

    e il tuo cane

  • la domenica pomeriggio

    la domenica pomeriggio
    è il luogo della disperazione
    mi piacerebbe
    disperarmi un po’ con te
    questa domenica pomeriggio
    che non so se te l’ho detto
    è il luogo della disperazione

    potremmo urlare
    potremmo spaccare piatti e tazze
    potremmo fare la lotta
    potremmo saltare sul letto fino a
    picchiare la testa al soffitto
    potremmo tirarci i capelli
    fare la pipì dalla finestra
    rincorrerci intorno al tavolo sempre più veloci
    potremmo piangere e poi ridere e
    poi ripiangere e poi riridere
    potremmo vestirci da donna
    con tacchi altissimi
    potremmo ballare fino a crollare
    senza fiato
    sudare tutto il sudore del mondo
    potremmo imprecare il cielo, gli uomini e gli dei
    potremmo cantare

    la domenica pomeriggio
    non so se te l’ho detto
    è il luogo della disperazione

    bisognerebbe avere un gatto

    in alternativa
    amerei disperarmi un po’ con te
    credo di avertelo detto
    in questo luogo di disperazione
    in questa domenica
    in questo pomeriggio

  • l’uomo che scavalcava i cancelli (e i suoi due soci)

    l’uomo che scavalcava i cancelli

    niente
    era l’uomo che scavalcava i cancelli
    lui
    appena che vedeva un cancello
    gli veniva naturale e necessario
    di scavalcarlo anche se dietro il cancello
    c’era la proprietà privata lui non poteva
    esimersi e scavalcava tra l’altro
    aveva raggiunto un’invidiabile
    tecnica di scavalco anche con
    i cancelli più alti e appuntiti anche
    con i cancelli con il filo spinato
    anche con i cancelli elettrificati
    anche con i cancelli spalmati di
    burro lui scavalcava e una volta
    scavalcato si sentiva bene e
    tornava a casa sua e dormiva
    sonni tranquilli e saporiti e pieni
    di sogni rilassanti e piacevoli una
    sera d’autunno l’uomo che scavalcava
    i cancelli scavalcò un cancello verde
    dietro il quale c’era un uomo con
    un fucile che gli sparò nella schiena
    e nel dietro della testa
    uccidendolo secco e per sempre (altro…)

  • l’unico vento che sento

    scrivo quasi solo poesie d’amore
    perché non sono mai stato in guerra
    il giorno in cui finirò a fare la guerra
    con buona probabilità
    scriverò
    solo
    poesie
    d’amore

    e comunque signori e signore
    vento di cambiamento un par di cazzi

    da quando non fumo più, cristo
    ho un olfatto della madonna
    se tiro con forza
    posso sentire il tanfo di carne bruciata
    che sprigiona dall’inferno

    e continuo a scrivere poesie d’amore
    e la cosa si fa paradossale
    dato che
    non mi innamoro più
    dalla metà degli anni ’70 circa

    e comunque signore e signori
    l’unico vento che sento
    è quello che mi scompiglia le ascelle
    e fa volare nell’aria il mio odore

    tutto il resto è letteratura
    e siccome il resto è mancia
    tenetevela

    io mi accontento di un bacino della ragazza in terza fila
    sì tu, li mortacci tua
    con quegli occhi enormi
    e quelle labbra

    un bacino sulla punta del naso?
    andrà benissimo

    anzi, andiamocene via subito
    io qui ho finito

  • ragazza che sbucciavi le ciliegie

    e fatidico fu
    il momento in cui tu
    fosti
    la ragazza che sbucciava le ciliegie
    e
    ti assicuro
    il tuo corpo
    scusa se vengo subito al punto, ma potrei crepare domani e se crepo domani, poi? –
    il tuo corpo
    ti assicuro
    in quel momento
    era l’ottava
    la nona
    la decima
    l’undicesima
    e poi da dodici all’infinito
    meraviglia
    di questo buio universo
    facevi luce e profumo

    e abbiamo parlato di baci e di frutta
    e del ridere godendo
    e abbiamo fatto giochi
    coi nostri corpi estremi
    hai capito cose di me senza sapere
    mi hai mostrato cose che di te speravo

    stanotte ho sognato il numero più grande del mondo
    tu sei la donna che sbuccia le ciliegie
    tu nel mio sogno eri il numero più grande del mondo
    andavi in bicicletta
    avevi una gonna tutta svolazzante

    ed io
    cosa folle di per sé
    ero geloso
    di te

  • bim bum bomba

    mi ringhia la minchia
    mi tremano i denti
    mi ballano i piedi
    mi puzzano gli occhi
    mi romba il cervello

    la vostra dignità
    è un inutile fardello
    liberatevene
    non vi serve
    avrete più spazio
    per birra
    vino
    e grassi saturi

    mi tende la vena
    mi grandina il cuore
    mi piange lo stomaco

    mettetevi fuori dai vostri cannoni
    e vedete l’effetto che fa
    giocare a bim bum bomba
    con la carne della vostra carne

    sono cintura nera di solitudine

    e siate pure felici
    ma per favore
    non
    datemelo
    a
    vedere

  • ciao, addio, addio, ciao

    – ho paura di volerti più bene di quanto tu me ne voglia
    – non si dice “più bene” si dice “meglio”

    – ok, ho paura di volerti meglio di quanto tu me ne voglia
    – così fa schifo

    – infatti
    – prova in un altro modo

    – ho paura che tu non mi voglia bene come io te
    – come tu me?

    – esatto
    – stai parlando di amore?

    – temo di sì
    – cazzo
    (altro…)

  • buonanotte allora, e allora buonanotte

    – mi piace svegliarmiti accanto e vederti svegliarti
    – perché?

    – perché vuol dire che non sei morta nel sonno
    – tu nel sonno mi manchi

    – potremmo provare a non dormire mai più
    – così si muore
    (altro…)

  • la fine arriverà come una pallonata negli occhiali scagliata da un bimbo obeso alle quindici circa di un pomeriggio assolato in un prato secco di periferia e

    se vieni al mio funerale ti tengo un posto in prima fila
    niente fiori per favore
    i fiori lasciali morire dove amano fiorire
    preferirei dei salatini
    pizzette
    dovresti riuscire a convincere quelli delle Pompe
    a mettermeli in bara
    e
    niente lutto per cortesia
    vestiti come più ti garba
    colorata leggera
    mostra le gambe
    che le hai belle le gambe tu
    e
    niente lacrime per carità
    che io quando vedo la gente che piange
    mi viene da piangere
    come il vomito
    o gli sbadigli
    e
    sussurra pure ai tuoi vicini:
    “egli non è morto sapete?
    è scappato
    sta con Elvis, Bob e Marilyn
    in un’isola
    a bere vino bianco fresco
    sulla spiaggia”
    poi
    tornerai a casa
    avrai stanchezza e sonno
    indosserai la tua camicia da notte azzurra
    ti coricherai
    chiuderai gli occhi
    dormirai
    e
    ti verrà a trovare in sogno
    un piccione sognatore
    con un foglietto arrotolato
    legato
    alla zampa
    sui cui sarà vergato
    l’indirizzo segreto
    dell’isola segreta
    e
    tu
    mi verrai a trovare
    potrai farlo volando
    in treno
    o nuotando sotto il mare
    ti offrirò baci fuori stagione
    ti offrirò da bere
    faremo molti pettegolezzi
    molte carezze
    ti insegnerò a suonare la sabbia e il legno
    inventeremo nuove posizioni impossibili
    mi insegnerai a cucire i bottoni
    e a dir la verità su ciò che fui
    ti stupirò
    mi stupirai
    saremo stupidissimi e stupendi

  • che son finite le ragazze

    il frigo è vuoto
    non spazzo casa da due settimane
    non cambio le lenzuola da un mese
    mangio solo tacchino
    ho un orologio simpaticissimo
    che va indietro di un giorno al giorno
    mi sanguinano abbondantemente le gengive ogni volta che
    mi spazzolo i denti
    non leggo giornali
    non guardo tele
    non ascolto radio
    i giovani poeti devono morire
    i vecchi poeti son tutti morti
    i poeti di mezz’età puzzano di cadavere
    uso il bidet per giocarci a barchette di carta
    la lettiera del mio malincogatto
    profuma di fiorellini di campo
    mi accendo sigari
    in vasche da bagno per nani
    nessuno mi piglia sul serio
    nessuno mi piglia sul faceto
    devo darmi una calmata al cazzo
    sono unto
    e non dal Signore
    è tipo sebo

    l’ultima volta che mi sono veramente innamorato
    ho sentito una musica negli orecchi
    ho avuto il terrore di essere un Silone
    ma era l’autoradio di un tamarro al semaforo

    e comunque
    la ciliegina sulla tomba
    è
    che son finite le ragazze

  • da casa tua

    da casa tua si sentono i treni
    si sentono le navi da casa tua
    e i gabbiani
    da casa tua si sentono
    i treni, le navi e i gabbiani

    da casa mia si sentono i tram
    si sentono le campane da casa mia
    e le rondini
    da casa mia si sentono
    i tram, le rondini e le campane

    da casa tua si vede il mare
    da casa mia i tetti

    a casa tua vivono i gatti
    a casa mia i cani

    a casa tua giocano i bambini
    a casa mia gioco coi nani

    a casa mia non mi sento quasi mai solo
    a casa tua sto bene
    da casa tua si vedono le navi
    vivono i bambini
    si sente il mare
    ed è uno
    dei pochi luoghi
    dove
    mi piace
    arrivare