• Ogni volta che mi baci muore un nazista

    Ogni volta che mi baci muore un nazista

    È con fierezza ed emozione rara che annuncio l’uscita del mio prossimo libro di poesie per gli ottimi tipi di Rizzoli.
    La data è il 2 di febbraio.
    Il titolo: “Ogni volta che mi baci muore un nazista”.
    Qui sotto c’è la copertina.
    Ci son dentro un sacco di poesie e un sacco di storie, molte d’amore, ma anche non d’amore e del terzo tipo, come si conviene.
    L’ultima mia raccolta uscì quattro anni fa e ne son successe di cose nel frattempo.
    Spero che vi venga voglia di leggerlo, magari di regalarlo,
    che vi faccia compagnia nelle sere d’inverno, nei pomeriggi di primavera, nelle mattine d’estate e nelle notti d’autunno.
    E soprattutto spero vi piacerà a manetta.
    Io sono ottimista.
    Lo troverete nelle migliori librerie.
    Anche in quelle medie.
    Nelle peggiori probabilmente no.

    E lo potete preordinare anche sull’Internet.
    Amazon https: http://amzn.to/2iHrMC6
    Kobo https: http: //bit.ly/2j3VChN
    iBooks https: http://apple.co/2j3Yxaj

    Baciatevi tutti, baciatevi molto e ditelo agli amici.

    Via Audio

  • La Posta del Colon

    La Posta del Colon_Guido CatalanoProvate struggimento amoroso?
    Non riuscite più a riaddormirvi la notte?

    Guido Catalano è pronto ad alleviare con la saggezza amorosa che lo ha reso famoso in Europa e nel Sud Est Asiatico il vostro struggimento. Non abbiate paura e scrivete a: lapostadelcolon@gmail.com

    Le più struggenti missive di struggimento amoroso verranno lette sul palco dal Poeta in persona durante gli spettacoli di #OgniVoltaCheMiBaciMuoreUnNazistaLiveTour a partire da febbraio 2017 in tutta l’Italia, ma, soprattutto, verranno svelate dal Poeta le tanto agognate risposte.

  • Video-Documento-Verità Scottante

    Lunedì 28 novembre non prendete impegni alle h 11.03 perché pubblicherò un video-documento-verità assai scottante circa il mio prossimo futuro di poeta professionista vivente nella società moderna occidentale.

    Foto dal backstage del video-documento-verità scottante.

    Guido Catalano

  • Sono Guido e non Guido

    14976912_1028514170605044_7841337584631447886_o34° Torino Film Festival
    Lunedì 21 Novembre
    Elianto Film e Fargo Film
    presentano
    Guido Catalano e Armando Catalano in
    SONO GUIDO E NON GUIDO
    Regia Alessandro Maria Buonomo
    Soggetto sceneggiatura Paolo Cenzato e Marco Ferrarini
    Organizzazione generale Virginia Di Pietro
    Fotografia e riprese Chiara Caliò
    Montaggio Serena Pighi
    Suono Riccardo Arrigoni
    Musiche originali Luca Righi e Leo Einaudi
    Animazione Sio Fromitaly

    Repliche al Cinema Reposi Torino:
    giovedì 24 alle 19:30, venerdì 25 alle 9:15 e sabato 26 alle 17:oo.
    Il Capodoglio sbarca a Torino. Ci vediamo là.

  • Vacanza ?

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    Succede dunque che il mio amato management mi ha invitato ad andare in vacanza per un po’.
    Lo dico per coloro che continuano a scrivermi, a telefonarmi, a mandarmi piccioni viaggiatori, ad apparirmi in sogno e mi chiedono: “quando vieni qui o qua a fare un reading?”

    Viaaudio, il mio amato management mi ha proposto luoghi bellissimi ed esotici, tutto a sue spese, in hotel a sette stelle, viaggiando in Business Class Extra Gold: Messico, New York, Parigi, le Isole Felici dei Mari del Sud, l’Oriente Misterioso, la Basilicata, ecc.
    Sono stati così carini ed insistenti, che alla fine ho deciso di accettare.
    Hanno a cuore il mio benessere.
    D’altra parte è una decina d’anni che non mi prendo una pausa dai reading, su e giù per lo Stivale, isole comprese, come una trottola impazzita.
    Nell’ultimo decennio ho fatto quasi un migliaio di spettacoli.
    Forse il migliaio l’ho pure raggiunto.
    Mica cazzi.
    Devo dunque decidere dove andare in vacanza.

    La verità?
    Rimarrò a casa, leggere, guardare qualche bella serie tivù, scrivere, fare all’amore.
    Ma sempre vacanza è.
    Sopravviverò?
    E se mi venisse una crisi d’astinenza?

    La verità?
    C’è un sacco di lavoro da fare: un nuovo Tour della Madonnna – con tutto il rispetto per la Santa Vergine e per la signora Ciccone – che partirà all’inizio dell’anno prossimo.
    E finalmente un nuovo libro di poesie, per i simpatici tipi di Rizzoli.

    Saprete di più il 5 dicembre.
    Ora vado in vacanza.
    Vi tengo aggiornati.
    Manderò cartoline.
    Vogliatevi bene.

  • Marta

    Era uno spettacolo, Marta
    era uno spettacolo di quelli
    che forse e per fortuna
    non tutti se ne accorgono.
    E si pitturava le unghie
    di colori scuri
    e camminava dentro grandi sandali
    ma era silenziosa
    era leggera.
    Adoravo sentirla imprecare
    e se per baglio sfioravo dell’aglio
    aveva la reazione isterica di un vampiro.
    Marta baciava benissimo
    anche se non lo sapeva
    non glielo dissi mai
    per evitare che si montasse la testa.
    Quando era triste
    le scrivevo una poesia d’amore
    l’effetto benefico durava
    circa otto ore
    poi via un’alta
    e un’altra ancora.
    Mi veniva facile
    che Marta era uno spettacolo
    uno spettacolo di quelli
    che forse e per fortuna
    non tutti se ne accorgono.

  • C.F.T. – Comunicazione Fine Tour

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    Giunge ottobre e il #GrandTour 2015/2016 si avvia alla sua conclusione.
    Mancano poche date e poi mi fermo per un po’.
    È stata un’esperienza esaltante, un anno potente che mi ha visto toccare quasi tutte le regioni d’Italia, Molise incluso (esiste).
    Mancano all’appello Basilicata e Trentino Alto Adige che per questo motivo verranno cancellate dalle cartine geografiche ufficiali.

    È stato altresì l’anno in cui è uscito il mio primo romanzo per i simpatici tipi di Rizzoli.
    Insomma non mi sono fatto mancare nulla.

    Ora, dicevo, ci si ferma, ma non si va in vacanza.
    Si lavora a delle gustose novità, tipo il prossimo libro di poesie che uscirà sempre per Rizzoli all’inizio del 2017 e vi assicuro, spacca.
    Mi tocca anche scrivere un nuovo romanzo e a ‘sto giro è meglio che non ci impieghi tre anni.
    E si lavora alla costruzione del nuovo Tour che mi porterà dove nessun poeta è mai stato prima.
    Insomma un sacco di carne al fuoco.

    E devo ringraziare un po’ di gente:
    I ragazzi e le ragazze di Via Audio che ormai sono una famiglia per me e senza i quali, tutto ciò non potrebbe accadere.
    Miraggi Edizioni che mi ha accompagnato per tutti questi mesi anche nei luoghi più lontani ed esotici.
    Rizzoli che mi ha permesso di diventare maratoneta, io che prediligevo i duecento a ostacoli.
    Gli amici di Caterpillar Radio2 che mi hanno portato nell’etere e mi fanno un sacco ridere.
    I miei compagni d’avventura de Il Grande Fresco, Federico Sirianni e Matteo Negrin con i quali ho attraversato questi ultimi dieci anni a suon di musica, poesia e canzoni e sambuca.

    E ultime ma non ultime, le oltre 10.000 persone che hanno avuto la bontà di venire agli spettacoli, e coloro che comprano i miei libri e gli amici che mi hanno ospitato nei loro locali, club, teatri e festival.

    E come sempre, teniamoci stretti, che c’è vento forte.

  • Mantova, tu e il tuo vestito blu

    E prima
    che questo settembre gentile
    si compia
    vorrei portarti a pranzo.

    Mi piacerebbe
    andare a pranzo io, tu
    e il tuo vestito blu.

    Sì, quello blu
    fiori rossi
    al ginocchio
    il mio vestito tuo preferito
    il tuo mio vestito che mi piace di più.

    Ricordi la prima volta
    che lo indossasti ed io lo vidi?
    Eravamo su una pista d’atterraggio
    che vento faceva
    dovevi tenerti il cappello
    per non farlo volare
    partivi.
    No.

    Ero io che stavo per partire
    per il fronte
    ti avevo davanti
    già sentivo la nostalgia di te
    e che pesante era il fucile
    No.

    L’altra notte, a Mantova
    nell’albergo verde
    ero un po’ felice
    un po’ disperato
    alternavo, insomma
    e ho pensato, a Mantova, l’altra notte
    ma quanto bene sarebbe
    che tanto bene sarebbe
    lei fosse qui con me.

    E quando dico lei
    dico tu
    e il tuo vestito blu.

    Sì, proprio quello con i fiori rossi
    al ginocchio.

    È quello il mio preferito.

  • Maria

    Era quel tipo di ragazza acqua e sapone
    quel tipo da ragazza della porta accanto
    quel tipo di ragazza un jeans e una maglietta.

    Ne aveva venti
    ne dimostrava diciassette.

    Quando le chiesi, sei legale?
    rise Maria
    ed io, tonto, non mi accorsi
    del doppio senso della mia domanda.

    Era quel tipo di ragazza acqua e sapone
    ma l’acqua era gelida
    ed il sapone ruvido.

    Sapeva di piacere
    e le piaceva.
    Non le piaceva mai nessuno
    più ti piaceva
    meno le piacevi
    sembrava uscita
    da una canzone di Vasco.

    Ci baciammo un po’
    ma non facemmo mai all’amore.

    Feci l’errore
    con Maria
    di innamorarmi lievemente
    durò ventiquattr’ore
    poi volò via
    ed io
    rimasi bene ancorato nella terra
    a salutarla con la mano.

  • Base Luna chiama Terra

    Base Luna chiama Terra
    ripeto
    Pronto Terra ricevete?
    Qui è Base Luna.
    Lo so, avevate perso la speranza.
    O forse avevate smesso di sperare.
    Vi siete da subito messi il cuore in pace?
    Non importa.
    Certo, non ci facevamo sentire da un po’
    ma siamo ancora qui.
    Siamo vivi.
    La situazione si è fatta complicata
    dopo l’incidente.
    Ci mancate.
    Stiamo finendo le scorte
    c’è un buco nella parete
    che si sta risucchiando tutto
    compreso il gatto di bordo
    il mio paio di scarpe preferito
    la mia collezione completa di dischi di Elvis
    e il nano da giardino che mi avevi regalato.
    L’ossigeno scarseggia
    c’è un gran silenzio
    ci rimane una scialuppa di salvataggio
    un po’ ammaccata ma funzionante
    il computer è impazzito
    è convinto che io mi chiami Dave
    e afferma di essere stato costruito in Illinois nel ’93.
    Lo so, da voi è dura
    e la situazione peggiora.
    Non fosse per la solitudine
    e la mancanza di ossigeno
    probabilmente si starebbe meglio qui.
    Ho già detto che ci mancate?
    Ci mancate.

    Ieri mattina ho visto Tom
    galleggiava nello spazio
    sorrideva
    e voi
    e tu
    visti da lontano
    vista da quassù
    continuavi ad essere bellissima.

  • Se la speranza è l’ultima a morire

    È vero capitàno
    la speranza è l’ultima a morire
    però le confesso
    che l’altra notte
    la mia speranza
    ha avuto un arresto cardiaco
    di quelli pesi
    l’ho presa a pugni
    e a testate contro il petto
    le ho urlato svegliati, ritorna!

    Sono riuscito a riacchiapparla
    per i capelli
    mentre ormai
    già camminava
    nel tunnel
    – sa come succede –
    verso la luce.

    Quando ha riaperto gli occhi
    – la mia speranza, capitàno, ha occhi neri
    piuttosto grandi, piuttosto scuri –
    quando ha riaperto gli occhi
    ho capito
    che qualcosa era andato storto
    aveva lo sguardo perso, vuoto
    catatonico, stupito, rimbambito
    ho pensato fosse la fine
    l’ho anche detto ad alta voce
    è la fine.

    Poi, capitàno, non ci crederà
    ma la speranza ha riso
    ha sghignazzato
    divertita dallo scherzo ignobile.

    Ma stupido, mi ha detto
    credi sia così facile ch’io crepi?

    Le ho dato della stronza, infame, pazza
    ed incosciente
    sì è alzata
    mi ha dato una gran pacca sulla spalla
    poi mi ha portato a bere
    che ne avevo bisogno.

  • Contratto d’amore

    Come da accordi ho smesso d’amarti
    come da contratto a partire da oggi
    non ti sognerò più
    non penserò più a te sospirando alla luna
    la luna a sua volta smetterà di ridermi in faccia
    non tormenterò povere indifese margherite
    strappando loro i morbidi petali bianchi
    non camminerò solo per la città
    temendo e sperando di incontrarti per caso
    riandando ai luoghi dei nostri primi baci.
    Come da accordo contrattuale
    sarò gentile e pacato
    sorriderò quando qualcuno mi parlerà di te
    e non attenterò alla vita dei bastardi infami
    che già ora hanno iniziato a corteggiarti.
    Contrattualisticamente in accordo
    con le leggi vigenti mi impegno
    a smettere di scriverti poesie d’amore
    o almeno diminuire
    a scalare
    che tutto in un colpo è pericoloso.
    Smetterò poi di desiderare
    il tuo corpo morbido e profumato.
    Giuro infine che ti farò da amico
    saggio e fedele che detta così
    sembra un cane
    ma vedrai funzionerà.

    A te solo chiedo
    di non credere a una parola
    di ciò che hai appena letto.

  • è che

    è che dicevi le cose giuste
    quando avevo bisogno
    di parole giuste
    e quando sorridevi
    mi scardinavi l’anima
    o quello che ne resta
    poi
    dormirti addosso
    succedevano alcune cose
    alcune meraviglie
    tipo
    che la mattina
    ritenevo plausibile
    l’implausibile
    tipo quelle robe da film
    da romanzo
    tipo l’amore
    tipo fare colazione assieme
    tipo un mondo migliore.

  • Mi salva

    il rock mi salva
    i romanzi mi salvano
    la gentilezza mi salva
    la pizza mi salva
    scrivere mi salva
    anche leggere
    fare all’amore mi salva
    i gatti mi salvano
    gli amici mi salvano
    il vino mi salva

    mio padre scriveva poesie
    me l’ha confidato a ottant’anni
    ne ho lette alcune
    non sono niente male

    ridere mi salva
    i film mi salvano
    i bambini mi salvano
    giocare mi salva
    baciare mi salva
    la città mi salva
    gli alberi mi salvano
    le stelle mi salvano
    il cielo mi salva
    i rondoni mi salvano

    se tutto questo odio
    fosse convertito
    in energia pulita
    che sballo sarebbe

    la mattina mi salva
    la tristezza mi salva
    l’ottimismo mi salva
    dormire mi salva
    le notti mi salvano
    l’intelligenza mi salva
    il treno mi salva
    le donne mi salvano
    l’acqua mi salva
    pensarti mi salva

    e comunque
    ci sono momenti per recitare poesie e momenti per fare a botte
    ma questa non è mia.

  • Alla fine non è poi così male

    Alla fine non è poi così male
    soffrir d’amore.
    La sensazione
    – non so se siete d’accordo con me –
    è quella di avere un cane che ti vive nello stomaco
    un cane di media taglia.
    Un cane incazzato, prigioniero del tuo stomaco
    insieme a un gatto.
    Sì, perché c’è anche un gatto
    e il gatto – come potete immaginare –
    è un gatto incazzatissimo perché lo hanno
    chiuso dentro il tuo stomaco con un cane.
    E poi c’è il topo.
    Il topo che al mercato mio padre comprò.
    – scusate, è per stemperare la tensione drammatica -.
    Il topo è disperato.

    Uno dei lati positivi di questa faccenda
    è che ti s’abbassa la fame
    hai come una sensazione di pienezza
    di sazietà che se uno è a dieta
    è una bellezza.
    Poi non ti senti mai solo
    che ci son ‘sti tre disgraziati
    che ti bestemmiano dal di dentro
    notte e giorno
    estate e inverno
    nella buona e nella cattiva sorte
    in salute e in malattia.
    Amen.

    Poi ti viene tutto un fascino cupo
    un fascino cupo di sofferenza
    un po’ da pirata, un po’ da straniero
    che tutte le ragazze dicono:
    “minchia che fascino cupo di sofferenza
    quel tipo un po’ pirata e un po’ straniero”.
    Che tu li però ‘sto fascino cupo
    mica lo puoi sfruttare con le ragazze
    che c’hai un cane nello stomaco.

    Poi, se scrivi poesie o canzoni
    be’, lì sei a cavallo
    e povero anche il cavallo
    – si fa per stemperare –
    lì sei a cavallo che ti vengon giù robe
    ma robe di una tristezza amorosa di sofferenza
    che manco Tenco.

    Detto questo, poi
    – e concludo –
    se quando inizia a tirar vento
    se quando inizia a tirare il vento quello forte
    quello brutto e cattivo
    se quando inizia
    tu ti distrai
    e le lasci la mano
    – basta un secondo, signori –
    allora tu te lo meriti il cane
    tu ti meriti il cane
    e tutto il cazzo di zoo al completo.
    [ Nessun animale è stato maltrattato durante la produzione di questa poesia ]

  • La destinataria ragazza dai capelli neri

    Voglio affidare al mare
    una dozzina di messaggi
    dentro dodici bottiglie
    ben tappate.

    Il problema, capitàno
    è che qui, di mare
    anche a guardarsi bene attorno
    non è che ce ne sia un granché.

    Cemento,case,alberi,auto
    c’è un fiume
    ci sono carri armati, colline, vetrine, semafori
    trincee, ponti, piazze, bombe inesplose
    parcheggi, tram
    ma di mare, davvero poco.

    E poi, lei sa come funzionano i messaggi in bottiglia?
    È tutto dato al caso, capitàno, è un bel casino.
    Le correnti, i gorghi, gli scogli acuminati, gli squali
    le balene, le onde paurose, le tempeste, i pirati
    i mostri marini dai mille tentacoli, i sottomarini nucleari.

    Come mi viene in mente
    di pensare
    che anche uno solo
    di quei messaggi nella bottiglia
    giunga a lei
    alla destinataria?

    Sì, c’è una destinataria
    è una destinataria ragazza dai capelli neri
    e dagli occhi dal colore improbabile.
    Capisce capitàno la follia?

    Cosa ci ho messo dentro, chiede?
    Per Giove, capitàno
    cosa vuole che ci abbia messo, ricette di cucina?
    C’ho messo poesie d’amore e poesie di fine del mondo
    e poesie dei suoi occhi, delle sue mani e delle sue gambe
    e poesie per raccontarla
    e poesie per dimenticarla
    e poesie per ritrovarla
    una mappa per farle sapere dove sono
    e qualche poesia felice.

    Voglio affidarle al mare.

    Il problema, capitàno
    è che qui, di mare
    anche a guardarsi bene attorno
    non è che ce ne sia un granché.

  • Settembre ancora

    Da quanto non ti vedo più
    il mondo
    sta andando a rotoli
    un po’ più velocemente del solito
    ne converrai con me
    siamo oltre la media.
    Immagino
    Donald Trump
    che si sfrega le mani
    sorride.
    Oggi il capitàno
    mentre ci facevamo la barba
    mi ha guardato attraverso lo specchio e
    devi dimenticarla, ha detto.
    Ma capitàno, e il mondo?, gli ho fatto, chi salverà il mondo
    se non ci amiamo?
    Il mondo ce l’ha fatta senza di voi, prima di voi
    e ce la farà anche dopo.
    Lei capitàno è un fottuto cinico bastardo, gli ho detto.
    Io sono un fottuto cinico bastardo e tu sei
    un cazzone romantico senza speranza.
    Senza speranza, capitano?
    Il capitano si è asciugato la faccia
    ha sorriso un sorriso faticoso
    no, un filo ne rimane, ma solo un filo
    un filo?
    un filo.
    Dunque, capitàno, devo dimenticarla?
    Tanto non ce la fai.

  • Oggi alla fermata del 57

    Oggi alla fermata del 57
    eri così bella e così stanca
    che non riuscivi neanche ad arrabbiarti
    quando ti dicevo
    che ti volevo da morire.
    Eri così abbronzata e triste
    che ti avrei abbracciata
    con il rischio
    d’attraversarti
    come un fantasma.
    Se solo questa poesia
    fosse un incantesimo şekilli nick yazma
    io sarei il mago
    la nostra lontananza il drago.
    Avevi un bel vestito semi corto nero
    e sandali davvero niente male. gungoren kurye

  • Ciclicità

    Sì, ma almeno io ti amo, le dissi
    In che senso “almeno”? chiese
    Non so, suonava bene
    Tu dici le cose perché suonano bene?
    Senti, non lo so
    Cosa?
    Quel che dico, perché lo dico, quando, come, dove, se,
    sono obnubilato, confuso, annichilito
    Da che?
    Ma come da che? da te
    Perché?
    Perché era dal ’74 che non amavo una donna con tale preponderanza d’animo
    Con tale?
    Preponderanza d’animo
    Ha a che fare con quella faccenda che dici le cose perché ti suonano bene?
    No, in questo caso no, in questo caso era l’unica che andava detta
    Comunque tu nel ’74 avevi tre anni
    Tu non hai idea un treenne quanto cazzo possa amare
    Stai dicendo che ti ricordo tua madre?
    Non essere sciocca
    Sei strano
    Ti stai annoiando?
    Un po’
    Vuoi che mi dia fuoco per creare un diversivo?
    Sei matto
    Sì, ma almeno io ti amo.

  • Disegni

    Qualcuno mi sa spiegare
    perché gettò i suoi disegni
    giù da Ponte Vecchio?
    Cosa fu a portarla
    ad un gesto così estremo
    definitivo?
    Sono anni che mi interrogo
    e penso
    che fossi passato di lì
    quel giorno
    in quel momento
    le avrei detto, fermati, non gettarli
    dammeli
    te li conserverò
    getta qualcos’altro
    tieni
    tieni questo posacenere di ghisa
    a forma di gatto
    che per caso ho qui
    a disposizione
    ti darà soddisfazione
    lancialo nel vuoto.
    E poi urla, piangi, arrabbiati
    picchiami, ma delicatamente
    sii pure triste e poi
    andiamo a berci su
    e parlami
    e raccontami
    e parlami e non credere
    non credere alle canzoni
    sappi che c’è qualcuno
    c’è qualcuno
    che gli parlerà ancora un po’ di te
    te lo prometto
    e ora dammi quei disegni
    e prova a sorridere.

  • Fino all’alba

    In Norvegia un fulmine
    ha seccato 323 renne
    in un colpo solo
    e qui in città
    il Colonnello Autunno
    è calato senza troppo preavviso
    inumidendoci anima, cuori, occhi e coglioni
    per chi ne possiede ancora, s’intende.
    Gene e Gilda sono di nuovo assieme
    ed io son tornato sul luogo del delitto.
    Ti ho cercata.
    Nessuna traccia di te.
    Ti ho cercata fino all’alba
    il vino e le poesie
    han fatto il loro corso
    e tu eri dappertutto.

  • Il poeta

    Il poeta, una cosa.
    Una cosa deve fare il poeta
    non è che sia un lavoro così difficile, il poeta
    il poeta, non è che sia un mestiere così complesso
    perché al poeta, signori
    gli si chiede una cosa che è una
    al poeta gli si chiede
    siediti
    mettiti comodo
    e scrivine una bella
    ecco cosa deve fare il poeta
    il resto, tutte minchiate
    che uno al tassista cosa gli chiede?
    guida
    e all’avvocato?
    difendi
    e al sarto?
    cuci
    e al medico?
    cura
    e al muratore?
    costruisci
    e al maratoneta?
    corri
    e quelli
    guidano
    e difendono
    e cuciono
    e curano
    e costruiscono
    e corrono
    poi arriva il poeta
    che lo vedi già da lontano il poeta
    lo riconosci
    che il poeta arriva da lontano
    e lo vedi tutto gesticolante
    tutto ansioso
    con le gote arrossate
    i capelli scompigliati
    le scarpe spaiate
    arriva
    e ti vuole spiegare
    e ti vuole dire
    e ti vuole far capire come funziona
    e parla
    e ti spiega
    e parla
    e ti racconta
    e parla
    e ti delucida
    e parla
    e ti illustra
    e parla
    e ti commenta
    e parla
    e ti parafrasa
    e parla
    e ti interpreta
    e parla
    e ti insegna
    e parla
    e ti chiosa
    e a un certo punto
    fa:
    posso leggerti una poesia?
    tua? gli chiedi

    e lì
    nove su dieci
    è una martellata nei coglioni
    ma di quelle pese.

    Che basterebbe poco, il poeta
    il poeta, basterebbe poco
    capisse
    che una cosa gli si chiede
    una cosa che è una
    gli si chiede
    siediti
    mettiti comodo
    e scrivine una bella.

  • Una notte sì una notte no

    Una notte sì
    una notte no
    ti sogno
    e nei miei sogni
    sei bella
    sei bella e sorridente
    sei bella e sorridente e tranquilla
    quasi sempre
    vesti di scuro
    e mi racconti
    cose di te
    accadimenti
    piccoli nuovi fatti felici
    e nei sogni
    siamo sempre
    all’aperto
    un giardino
    una strada
    un cortile
    un ponte
    una piazza
    una notte sì
    una notte no
    ti sogno
    e nei sogni
    per lo più
    io taccio
    e ti ascolto
    e ti guardo
    tocca a te raccontare
    solo che
    tu ti aspetti
    che prima o poi
    anche io
    dica qualcosa
    ma sto zittissimo
    e allora tu
    a un certo punto
    dici
    va bene adesso devo andare ciao
    e io rimango lì solo
    solo dentro il mio sogno
    con tutto un senso di abbandono
    che già il senso di abbandono
    fa schifo di per sé
    se poi capita
    dentro un tuo sogno
    è proprio una cosa da far pena ai cani
    e la notte scorsa
    che era una notte sì
    nel sogno
    mi è montata
    tutta una tristezza
    che tu
    preoccupata
    mi hai chiesto
    ma che fai, sei triste?
    ma mica che piangi?
    ma no, figurati, è raffreddore
    raffreddore in estate? non ci credo.
    E credici pure amica mia
    che un’estate così
    non è facile da ricordare
    e credici pure amore mio
    che un’estate così
    a memoria d’uomo
    è stata un’estate
    tra le più fredde al mondo.

  • Tutta d’un fiato

    Ho il cuore
    che batte strano
    ogni tanto lo sento
    che fa un salto
    ne fa un altro
    fa la giravolta
    fa la riverenza
    non fa mai la penitenza.
    Ho gli occhi deboli
    e i piedi a papera.
    Ci contavo
    per militare
    ma mi han preso
    lo stesso
    quei fessi
    eran tempi
    che c’era
    carenza di braccia
    per pulire i cessi.
    Non ho figli
    sono basso
    non ho gatti
    tendo al grasso
    non ho cani
    me la spasso.
    Guardo in su
    guardo in giù
    e do un bacio
    a chi voglio io
    cioè indovina?
    Tu.