Categoria: Novissime

  • Ammesso e non concesso

    Non mi capacitavo del fatto
    che non piangesse mai.
    Mi domandavo, ed anzi, una volta glielo chiesi
    “ma dove vanno a finire tutte le lacrime che non piangi?”
    lei mi sorrise con quel suo sorriso lì
    quel suo sorriso solo suo
    e disse: “sai che non lo so?”.
    Mentiva.

    Lo capii solo col tempo
    fu come un’illuminazione: evaporavano
    le sue lacrime evaporavano via dagl’ occhi.
    Ecco cos’era.

    Insomma, piangeva come tutti
    solo che salivano
    al posto di scendere
    probabilmente si univano alle nuvole.
    Ma di questo non ho certezza.

    Insomma, e qui concludo
    non è vero
    che non l’ho vista piangere mai
    semplicemente non me ne accorgevo.
    Una cosa piuttosto imperdonabile
    suppongo siate d’accordo con me.
    Ammesso e non concesso
    che siate in grado di capire.

  • Furti

    – Mi hai rubato il sonno
    – E tu mi hai rubato il cuore

    – E tu gli occhi mi hai rubato
    – Tu le labbra

    – Tu mi hai rubato le mani
    – Non ho più braccia, me le hai rubate tu

    – Infatti non m’abbracci più
    – Infatti

    – Mi hai rubato i sogni
    – E tu gli incubi

    – E non sei contenta?
    – In effetti sì

    – Son difficilissimi da rivendere al mercato nero
    – Lo immagino

    – Scusa, di cosa stiamo parlando?
    – Non so, suppongo d’amore

    – Mi hanno rubato la bicicletta
    – Io non c’entro

    – Tu c’entri, sei sempre c’entrata e temo c’entrerai ancora per un bel pezzo
    – Ma la bicicletta?

    – Quella no, ce l’ho messa solo perché mi faceva ridere

  • Nelle notti di Santo Lorenzo

    Un abbraccio non fu sufficiente
    ci sarebbe voluta, credo, una fiocina
    d’altra parte io non ero un tonno
    e tu non eri un pescatore.

    Eri piuttosto
    quel tipo di ragazza un po’ speciale
    buona per farci una canzone
    quel tipo di ragazza da malinconia
    quel tipo che sorride ma non guarda
    se capisci a cosa mi riferisco.

    Dal canto mio, io
    ero quel tipo di uomo
    che nelle notti di Santo Lorenzo
    si trova spesso nel posto sbagliato
    quasi sempre solo e sotto
    un cielo solcato
    da nuvole spiritose e dispettose.

    Ho espresso comunque
    – non lo nego –
    centinaia di desideri
    – e non ci crederai –
    si sono avverati tutti.
    Tranne uno
    quello importante
    temo.

  • Ok, tengo aperte le finestre

    Decidessi di mandarmi mai
    un piccolo presente
    via piccione viaggiatore
    ok, tengo aperte finestre
    però
    mi raccomando
    se fosse frutta
    – la gradirei –
    che il piccione sia ben sazio al decollo
    e occhio al peso
    che il viaggio è lungo
    abbiamo almeno un oceano
    sette catene montuose
    e tredici galassie
    a dividere
    le punte dei nostri nasi.

    Il gatto è avvertito
    si comporterà come si conviene
    anche se oggi
    – ti confesso –
    mi ha confidato
    che preferirebbe
    tu venissi di persona.

  • Ma che strano mondo questo

    Ieri sera, poi
    stavo per spegnere una sigaretta su un cane
    per errore, mica apposta.
    Per fortuna poi no.
    Gli ho chiesto comunque scusa
    lui mi ha guardato con quegli occhi
    quegli occhi che solo i cani
    quegli occhi che sembrava fosse lui
    a doversi scusare
    per essersi trovato nel posto sbagliato
    al momento sbagliato.
    Sulla traiettoria, diciamo.

    Poi è arrivata una tipa
    che mi ha raccontato che una volta
    un libraio le ha detto, riferendosi a me:
    “Questo non è un poeta, è un rapper di merda”.
    Lei c’è rimasta male.
    E io dovrei iniziare a tatuarmi, ho pensato.
    Mi son chiesto, anche, ma esisteranno rapper con la barba
    e soprattutto per il libraio in questione
    tutti i rapper son di merda o solamente io?

    Ma che strano mondo questo
    dove c’è gente
    che si sente in dovere di dirti
    cosa sei
    cosa non sei
    cosa devi essere
    cosa vorrebbe tu fossi
    cosa va bene
    cosa non va bene tu sia.

    Poi sono salito sul palco
    davanti a me c’erano centinaia di persone
    davvero tante
    mi guardavano
    aspettavano qualcosa da me
    sembravano contente
    io ero contento
    potevo essere quel cazzo che volevo
    un poeta, un rapper di merda
    un nano da circo, un trapezista
    poi il cane mi ha sorriso
    e ho iniziato.

  • La lunga stagione dei cazzi amari

    L’amore è un’anima sola
    che vive in due corpi
    diceva il vecchio Aristotele.
    Bella.

    Poi, quando l’amore finisce
    ti ritrovi con una mezz’anima sanguinante
    un’anima squartata in due, agonizzante
    e allora lì sì
    che inizia
    la lunga stagione dei cazzi amari.

    Questa non è di Aristotele
    è di Aldo, il mio elettrauto
    che in ‘sto periodo
    non è che se la passi benissimo.

    Per quanto mi riguarda
    sono anni che affermo
    che l’amore sia una gigantesca trovata pubblicitaria
    di quei bastardi
    della divisione marketing della Coca Cola.

    E comunque
    io sono fortunato al gioco.

  • Ieri notte qualcuno mi ha detto

    C’è un salice piangente
    in mezzo al parcheggio di cemento
    no, non è una metafora
    lo vedo
    seduto sulla panca di ferro, io
    lui, piantato in mezzo alle auto
    parcheggiate in buon ordine.
    Posto che sia davvero un salice piangente.
    Ci assomiglia.

    A cento metri un gruppo di persone
    nello spiazzo davanti alla piccola chiesa.
    Un tizio porta un’enorme corona di fiori.
    Arancioni.
    Temo sia morto qualcuno
    anche se la gente non sembra vestita a lutto.
    Non pare neanche particolarmente affranta.
    Niente carro funebre, comunque.
    Meglio così.

    Osservo e penso
    penso sia meglio sentirsi soli da soli
    che sentirsi soli in compagnia di qualcuno.
    Non intendo soli tra la gente.
    Penso a due persone
    magari un uomo e una donna
    in una stanza
    una strada
    magari un bosco
    un cinema
    una cucina
    un treno
    una città
    un mondo.
    Allora lì, mi dico
    allora lì, tanto vale che ti prendi un cane
    che, siam d’accordo, non ti farà dei gran discorsi
    ma almeno s’affeziona.

    Tra poco non sarò più al riparo dal sole
    dovrò cambiare panca
    la gente sta entrando in chiesa
    il morto non si è fatto vivo.

    Ieri notte qualcuno mi ha detto
    “nessuno guarderà le tue scarpe se non dici la cosa giusta”
    o almeno mi sembra che qualcuno me l’abbia detto
    forse l’ho sognato
    non ho idea di cosa cazzo voglia dire
    ma suona bene
    e mi sembra una discreta chiusa per questa cosa che ho scritto.

  • Tu?

    E dopo la pioggia
    cade ghiaccio dal cielo
    e corri cerchi rifugio dentro un portone
    ridi fradicia i capelli appiccicati alla fronte e il vestito
    corto alle ginocchia ma che meraviglia.
    Dovrei avvicinarmi con un ombrello
    chiederti, vuoi un passaggio?
    Probabilmente hai un appuntamento amoroso.
    Be’, in caso contrario
    avrei voglia di cinese
    tu?

  • Tutto quello che non ti ho detto (Comunque questa notte)

    Tutto quello che non ti ho detto
    non te l’ho detto
    perché non lo sapevo
    mica che non lo volevo.
    È che sono un maleducato sentimentale
    un ignorante passionale
    un pluriripetente emozionale
    e sono pure un tappo.
    Ok,
    il fatto che
    “Quello che non ti ho detto”
    sia il titolo del secondo album dei Modà
    non migliora certo le cose.
    Ma d’altra parte le cose vanno a rotoli
    anche senza il nostro aiuto.
    Comunque
    questa notte
    ho fatto un bel sogno triste
    bello e triste
    non starò certo qui a raccontarlo
    non c’è nulla di più noioso
    di coloro che ti raccontano i propri sogni.
    Di peggio, solo i battutisti, i barzellettari e i poeti da fiera.
    Tu fai eccezione
    sì che la fai
    che quando me li raccontavi, i sogni
    era come star seduto in un cinema all’aperto
    nella notte d’estate
    con la brezza che ti carezza la barba
    o forse eri tu
    le tue mani
    e le immagini in bianco e nero
    che scorrono silenziose
    e quanto speravo di esserci io
    in quelle storie
    e qualche volta
    – un piccolo miracolo, signori –
    accadeva.

  • Dice il dottore

    Avrei bisogno di un po’ di riposo, dice il dottore.
    Ne avrei bisogno in effetti, hai ragione doc
    e anche tu
    anche tu ne avresti.
    E avremmo bisogno
    di un po’ di gatti
    qualche pillola colorata
    un po’ di pace
    una bici nuova
    probabilmente baci
    un bunker antiatomico
    avremmo bisogno di qualcuno
    di qualcuna
    che domani pensi a noi nella battaglia
    e avremmo bisogno di un po’ di aria pulita
    di penombra
    un po’ di vino bianco fresco
    avremmo bisogno di un po’ di carezze
    magari di fare un po’all’amore
    avremmo bisogno
    che qualcuno abbassi l’aria condizionata
    e avremmo senz’altro bisogno di un po’ di silenzio
    un po’ di buona poesia
    e un po’ di buona musica
    di lenzuola pulite
    e un nuovo cuscino
    a avremmo bisogno
    che lei la smettesse di guardare
    di nascosto in continuazione
    quel cazzo di telefono
    mentre siamo a pranzo assieme.
    Di cos’altro, doc?
    Un po’ di gentilezza, certo
    un paio di pantaloni nuovi
    – non trovi che in giro
    ci sia un’incredibile mancanza di eleganza? –
    e che venga presto settembre.

  • Una storia un po’ triste

    Avvenne che il postino consegnasse
    all’indirizzo errato
    la lettera in cui lui
    le scriveva il giorno, l’ora
    il luogo del loro appuntamento
    e il numero di baci
    che le avrebbe dato.
    Lei non seppe mai.
    Lui aspettò molto.
    Tipo tutta la vita.
    Davvero molto.
    In effetti una storia un po’ triste
    anzi tristissima
    ma andava raccontata.

  • Un amore così

    Un amore così non esiste
    a meno che tu non creda
    ai draghi
    ai maghi
    agli elfi
    a meno che tu non creda
    ai demoni, guarda che un amore così
    non esiste.
    Un amore così esiste
    sì, esiste come esistono le fate
    e le foreste incantate
    le astronavi che viaggiano
    alla velocità della luce
    come se adesso
    tu ti buttassi dalla finestra
    e rimanessi a galleggiare
    tra il quinto e il quarto.
    Un amore così
    è come se gli americani
    domattina
    abolissero la pena di morte
    in tutti gli stati
    e i soldati di tutte le guerre
    presenti, future e passate
    consegnassero le armi
    mandando a fare i culo
    i generali
    i colonnelli
    e pure le mogli dei colonnelli.
    Un amore così
    è come le orme nella neve
    che finiscono nel pozzo
    di quella foto
    che non avevo capito un cazzo
    non andavano verso il pozzo
    ne venivano
    e non era manco un pozzo.
    No, se ti riferisci a quella mia poesia
    anche lì
    credimi
    un amore così non esiste
    vedimi
    come il vecchio Salgari
    il vecchio disperato Emilio
    che parlava di tigri e pirati
    senza saperne un cazzo.

  • Dopo la pioggia

    Ho inventato un metodo per diluire il dolore
    non quello fisico
    lì basta una goccia di morfina
    intendo quello spirituale.
    È un complicato sistema di valvole e pulegge
    di carrucole e piccole gru
    ci sono binari notturni
    e carichi sospesi su
    carroponti illuminati
    ci sono gnomi laboriosi
    ed elefanti da soma
    vele spiegate al vento
    cascate di lacrime ghiacciate
    fuochi e tuoni
    e ci sono i fulmini e le onde del mare
    eserciti di formiche
    che portano grandi molliche
    di pane sotto la luce
    della luna
    in fila ordinata.
    Ci sono panni stesi colorati tra i palazzi
    e antichi giardini segreti
    dove l’ombra e il fresco
    la fanno da padroni.
    Ci sono soldati stanchi di combattere
    seduti nelle loro trincee
    che cantano a bassa voce.
    E poi ci sei tu
    che cammini e schiacci
    le foglie secche
    per sentirle crocchiare
    sotto i piedi e ridi e rido anch’io
    mi chiedo, chissà se le piace
    giocare come i bambini
    le pozzanghere
    dopo la pioggia.

  • Black out

    Ultimamente qui in città va spesso via la luce
    piccoli black out di alcuni minuti
    mezz’ore talvolta
    talvolta ore
    probabilmente a causa del massiccio uso
    di condizionatori d’aria da parte
    degli accaldati cittadini.
    E quando accade
    mi si spegne di colpo il computer
    e mi si bruciano le poesie che sto scrivendo
    e che non salvo
    sì, non le salvo apposta
    perché amo il rischio
    e intanto partono gli allarmi in tutto il quartiere
    qualcuno rimane chiuso in ascensore
    e iniziano a sbrinarsi i frigidaire.
    Io mi alzo di scatto
    tiro una bestemmia ben calibrata
    mi sporgo dalla finestra
    e guardo la strada deserta d’estate.
    È bella la strada deserta d’estate in città.
    Talvolta accade di notte
    in quel caso
    accendo una candela
    e aspetto.

  • Pretesti

    Ho bisogno di un semplice pretesto
    per dichiararti guerra
    o andare al mare
    magari per farti
    una dichiarazione d’amore
    non lo so
    dammi un pugno
    un bacio
    facciamo colazione
    che poi ti porto al parco
    a vedere gli scoiattoli
    rimbambiti dalla primavera.

  • La città verrà distrutta all’alba

    Tutta questa orrenda pace ci seppellirà
    tutto questo silenzio
    questa luce
    l’aria è così fresca, tersa
    son tutti così buoni e sereni
    saggi e posati
    belli profumati
    puliti
    si amano tutti
    si amano.

    Ma non saremo mica finiti in paradiso, capitano?
    Non è che siam morti e nessuno ci avverte?

    Ah, no, mi scusi, ho sbagliato canale.

    Siamo ancora qui
    un po’ più acciaccati
    beh, lei capitano, ha una cera da far paura
    è pallido come un fantasma
    e io non mi cambio la camicia da una settimana
    no, non sto piangendo
    credo sia una congiuntivite al suo stadio terminale.

    I nemici di là sembrano divertirsi
    li sente come cantano?
    festeggiano qualcosa
    avran mica vinto?
    avremo mica perso, mio pallido capitano?
    e se abbiamo perso, dice che nessuno ci avverte?
    Sì, vero?

    Le avanza mica una sigaretta?
    lo so che ho smesso
    ma su, che ce ne fumiamo una in due.

    E mi abbracci pure
    mi abbracci pure e non faccia storie capitano pallido
    mi abbracci che quello è un inizio di sole
    lo vede il sole?
    è il sole, è proprio lui
    e se la città verrà distrutta all’alba, come da copione
    beh, sarà utile stare un po’ vicini
    che siam pur sempre esseri umani
    potrebbe servire
    a farci un po’ di coraggio.

  • Ma tu non credere

    Quando il Sole si trasformerà in Supernova*
    probabilmente i pantaloni a vita alta
    saranno di nuovo fuori moda.
    Ma tu non credere a chi ti dice
    che la tristezza ti rende bella
    non siamo in un cazzo di film francese.
    Sì, è vero, te l’ho detto io
    mentivo
    sei molto più bella allegra
    e comunque
    la fine del mondo arriverà gratis
    come disse qualcuno.
    Per il resto sta arrivando l’ennesimo temporale
    e io volevo scrivere una poesia d’amore
    ma non ci son riuscito.

    —————————————-
    * Licenza Poetica: il Sole diverrà una Gigante Rossa

  • Inferno Giorno

    Non è il caldo, capitano, non è questione gastrica
    non è la solitudine, che ci faran crepare.

    Io e lei, capitano, ci troviamo nell’incantevole
    condizione di aver superato le linee nemiche
    per distrazione, certo, e in più, ora che la osservo,
    scusi se mi permetto, ma lei sta sanguinando copiosamente.

    No, le assicuro, è sangue, non è la marmellata
    che abbiamo assunto a colazione stamattina.

    Pregare?
    Non so farlo.
    Credo di aver dimenticato financo le basi.

    Potremmo issare bandiera bianca, capitano.
    No, la sua canottiera non va bene, è rossa ormai.
    Non vorrà mica che ci prendano per comunisti?

    Sì, capitano, mi detti pure la sua lettera d’addio.
    A chi la indirizziamo?
    Alla sua bella?

    No,
    “Anna, mia dolce Anna, di me, dell’amore e della vita tu non hai mai capito un cazzo”,
    non mi sembra un bell’incipit per una lettera d’addio d’amore dal fronte, ma d’altra parte lei sta crepando, capitano, e se lo può permettere.

  • Eterno Notte

    Nulla di nuovo neanche qui su questo fronte, capitano, nulla di nuovo, tutto scorre.
    Gente ammazza altra gente che risponde al fuoco e ne ammazza altra che risponde al fuoco e che si spara per sbaglio ammazzandosi, nella migliore della ipotesi ferendosi in modo grave.
    Dispersi?
    Diversi.
    Per il resto, capitano, tutto scorre.
    Guardi dalla finestra se crede che io dica fandonie.
    Quanto manca all’alba capitano, lei lo sa?
    Ho l’orologio fermo e non so leggere il cielo.
    Vado a dormire, mi svegli.
    Mi svegli se succede qualcosa di interessante e scriva.
    Scriva una lettera alla sua ragazza, capitano.
    Le dica – accetti il mio stupido consiglio – che l’ama, che è bellissima, che muore di paura e che ritornerà.

  • Un uomo, un cane, in un posto

    Uomo: mi sento solo come un cane
    Cane: fottiti
    Uomo: perché mi insulti?
    Cane: dovete smetterla con questi modi di dire sui cani, offensivi e privi di senso!
    Uomo: ma tu sei un cane
    Cane: e allora?
    Uomo: e non ti senti solo?
    Cane: per un cazzo
    Uomo: a cazzo di cane! (ride)
    Cane: sei un deficiente
    Uomo: scusa, mi è scappata
    Cane: voi uomini andate avanti a frasi fatte, siete tristissimi, come “fumare come un turco”, che stupidaggine

    Entra un turco, con una sigaretta in mano

    Turco: qualcuno mi ha chiamato?
    Uomo: (al cane) guarda, fuma!
    Turco: gradisci? (tira fuori un pacchetto di sigarette)
    Cane: (al turco) fumi molto?
    Turco: eh, purtroppo sì
    Cane: quanto?
    Turco: eh, dipende, ci son giorni che arrivo a due pacchetti
    Uomo: hai visto?
    Cane: vabbè vado, ciao
    Uomo: vuoi che ti faccia compagnia?
    Cane: vaffanculo
    Turco: se non c’è più bisogno di me, andrei
    Cane: vaffanculo pure tu

    Buio
    Fine

  • Tuoni

    E sì che sarebbe bello
    avere ancora paura dei tuoni
    dice
    mai avuta paura dei tuoni
    son mica un cane
    penso
    pochissime paure, in effetti
    apparte la morte, s’intende
    che uno comunque
    di tuono non muore
    di fulmine
    di fulmine altroché se schiatti
    ma io ci sto attento
    e se andiamo a baciarci
    se ci andiamo a baciare sotto il temporale
    mica ti porto nella foresta
    nel campo ti porto
    ci andiamo a baciare all’aperto
    che ci vien giù addosso tutta l’acqua del mondo
    e vada come deve andare
    si spaccherà in due il cielo
    sopra le nostre capocce
    e c’infracicheremo
    fin dentro alle scarpe
    e se hai paura
    un po’ di paura ci sta
    anzi
    capita che ti salvi la pelle.

  • Ma che bella l’angoscia

    Ma che bella l’angoscia
    quando t’arriva lì
    tra il capo e il collo
    senza l’invito
    s’imbuca la stronza
    alla festa che stai tenendo
    nel tuo cervello surriscaldato
    ma che bella che è l’angoscia
    con quel suo vestito lungo
    e quei capelli sciolti e lunghi e neri
    e neri e lunghi che ti sorride
    che si siede
    che accavalla le gambe
    ma che gambe ha l’angoscia
    e non essere maleducato
    offrile qualcosa da bere
    ti dirà, no grazie
    fumerà una sigaretta, però
    ti chiederà d’accendere
    ma che sorriso l’angoscia
    che labbra rosse
    non fare resistenza
    che non serve a nulla
    goditela
    e quando ti invita a ballare con lei
    stringila
    senti il suo profumo
    e danza.

  • Forse

    Forse è il caso di smettere di attribuire sentimenti umani agli esseri umani.

  • Nel raro caso di ammaraggio

    È raro l’ammaraggio
    è un caso raro
    lo dice sempre la voce registrata
    mentre l’aereo rulla sulla pista
    prima del decollo.

    Nel raro caso di ammaraggio, dice.

    Ed io, ogni volta
    così, un po’ per scongiurare
    così, un po’ per allentare la tensione
    mi dico
    a bassa voce
    sussurro
    a voce così bassa
    che il mio vicino di poltrona
    non può mica sentire
    dico
    “e meno male va’ che è raro”.

    Poi
    a dirla tutta
    se tu mai mi domandassi
    se mi piacesse mai l’idea
    d’ammararti un poco addosso
    be’
    sì, risponderei
    ho le ali stanche
    hai gli occhi belli
    forse troppe ore di volo
    e diverse viti allentate
    mi sembri sufficientemente morbida
    facciamo pure senza salvagente.

  • Il trapano e il martello

    Mi ha svegliato il trapano stamani
    mi ha svegliato il trapano
    e il martello
    alle otto e zero sette
    del mattino.
    Non un buon risveglio
    decisamente.
    Uno di quei risvegli
    che rischia di comprometterti la giornata.
    D’altra parte, ho pensato
    mentre spalancavo le porte finestre
    per fare entrare un po’ di fresco di giugno
    c’è chi si sveglia sotto il bombardamento
    e chi è svegliato dal terremoto
    chi non si sveglia mai.
    Dunque, tutto sommato
    ho pensato
    guardando i tetti
    e il cielo grigio
    e i rondoni impazziti
    che saettano ad altezza uomo
    ho pensato
    che come inizio di mattino
    poteva andarmi peggio.
    Poi intanto che l’acqua bolliva
    mi sono accorto di aver finito il tè
    e lì un po’ ho imprecato
    ma delicatamente.
    Poi mi son seduto.

    Una buona via d’uscita
    potrebbe essere
    scrivere una poesia
    che possibilmente non parli
    di sofferenza, morte o solitudine
    preferibilmente una poesia d’amore
    necessariamente per la ragazza che adesso è lontana.
    Poi l’ho scritta.