Furti

– Mi hai rubato il sonno
– E tu mi hai rubato il cuore

– E tu gli occhi mi hai rubato
– Tu le labbra

– Tu mi hai rubato le mani
– Non ho più braccia, me le hai rubate tu

– Infatti non m’abbracci più
– Infatti

– Mi hai rubato i sogni
– E tu gli incubi

– E non sei contenta?
– In effetti sì

– Son difficilissimi da rivendere al mercato nero
– Lo immagino

– Scusa, di cosa stiamo parlando?
– Non so, suppongo d’amore

– Mi hanno rubato la bicicletta
– Io non c’entro

– Tu c’entri, sei sempre c’entrata e temo c’entrerai ancora per un bel pezzo
– Ma la bicicletta?

– Quella no, ce l’ho messa solo perché mi faceva ridere

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Nelle notti di Santo Lorenzo

Un abbraccio non fu sufficiente
ci sarebbe voluta, credo, una fiocina
d’altra parte io non ero un tonno
e tu non eri un pescatore.

Eri piuttosto
quel tipo di ragazza un po’ speciale
buona per farci una canzone
quel tipo di ragazza da malinconia
quel tipo che sorride ma non guarda
se capisci a cosa mi riferisco.

Dal canto mio, io
ero quel tipo di uomo
che nelle notti di Santo Lorenzo
si trova spesso nel posto sbagliato
quasi sempre solo e sotto
un cielo solcato
da nuvole spiritose e dispettose.

Ho espresso comunque
– non lo nego –
centinaia di desideri
– e non ci crederai –
si sono avverati tutti.
Tranne uno
quello importante
temo.

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Ansia da prestazione

– Ti va di uscire con me?
– Sì

– Fico, mi concederesti tre appuntamenti?
– Tre, da subito?

– Sì, da subito tre
– Perché tre?

– Serve a vincere l’ansia da prestazione
– Metodo interessante

– Sì, l’ho brevettato
– E se non mi piaci da subito?

– Questa opzione non è considerata
– Sembri molto sicuro di te

– No, è più disperazione

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Bollino Nero

Agosto
domenica
esodo
bollino nero
aumento percentuale di vacanzieri felici
albergatori soddisfatti
cielo terso
città vuota e silenziosa
ti penso, in mutande
io, in mutande, tu fa come vuoi
Neil Diamond canta Solitary Man
e ieri sera ho fumato una sigaretta
di nascosto
di nascosto da me stesso, dato che ero solo
ho fame
frigo vuoto
testa pesante
occhi asciutti
ed è subito Findus.

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Ok, tengo aperte le finestre

Decidessi di mandarmi mai
un piccolo presente
via piccione viaggiatore
ok, tengo aperte finestre
però
mi raccomando
se fosse frutta
– la gradirei –
che il piccione sia ben sazio al decollo
e occhio al peso
che il viaggio è lungo
abbiamo almeno un oceano
sette catene montuose
e tredici galassie
a dividere
le punte dei nostri nasi.

Il gatto è avvertito
si comporterà come si conviene
anche se oggi
– ti confesso –
mi ha confidato
che preferirebbe
tu venissi di persona.

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Ma che strano mondo questo

Ieri sera, poi
stavo per spegnere una sigaretta su un cane
per errore, mica apposta.
Per fortuna poi no.
Gli ho chiesto comunque scusa
lui mi ha guardato con quegli occhi
quegli occhi che solo i cani
quegli occhi che sembrava fosse lui
a doversi scusare
per essersi trovato nel posto sbagliato
al momento sbagliato.
Sulla traiettoria, diciamo.

Poi è arrivata una tipa
che mi ha raccontato che una volta
un libraio le ha detto, riferendosi a me:
“Questo non è un poeta, è un rapper di merda”.
Lei c’è rimasta male.
E io dovrei iniziare a tatuarmi, ho pensato.
Mi son chiesto, anche, ma esisteranno rapper con la barba
e soprattutto per il libraio in questione
tutti i rapper son di merda o solamente io?

Ma che strano mondo questo
dove c’è gente
che si sente in dovere di dirti
cosa sei
cosa non sei
cosa devi essere
cosa vorrebbe tu fossi
cosa va bene
cosa non va bene tu sia.

Poi sono salito sul palco
davanti a me c’erano centinaia di persone
davvero tante
mi guardavano
aspettavano qualcosa da me
sembravano contente
io ero contento
potevo essere quel cazzo che volevo
un poeta, un rapper di merda
un nano da circo, un trapezista
poi il cane mi ha sorriso
e ho iniziato.

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La lunga stagione dei cazzi amari

L’amore è un’anima sola
che vive in due corpi
diceva il vecchio Aristotele.
Bella.

Poi, quando l’amore finisce
ti ritrovi con una mezz’anima sanguinante
un’anima squartata in due, agonizzante
e allora lì sì
che inizia
la lunga stagione dei cazzi amari.

Questa non è di Aristotele
è di Aldo, il mio elettrauto
che in ‘sto periodo
non è che se la passi benissimo.

Per quanto mi riguarda
sono anni che affermo
che l’amore sia una gigantesca trovata pubblicitaria
di quei bastardi
della divisione marketing della Coca Cola.

E comunque
io sono fortunato al gioco.

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Ieri notte qualcuno mi ha detto

C’è un salice piangente
in mezzo al parcheggio di cemento
no, non è una metafora
lo vedo
seduto sulla panca di ferro, io
lui, piantato in mezzo alle auto
parcheggiate in buon ordine.
Posto che sia davvero un salice piangente.
Ci assomiglia.

A cento metri un gruppo di persone
nello spiazzo davanti alla piccola chiesa.
Un tizio porta un’enorme corona di fiori.
Arancioni.
Temo sia morto qualcuno
anche se la gente non sembra vestita a lutto.
Non pare neanche particolarmente affranta.
Niente carro funebre, comunque.
Meglio così.

Osservo e penso
penso sia meglio sentirsi soli da soli
che sentirsi soli in compagnia di qualcuno.
Non intendo soli tra la gente.
Penso a due persone
magari un uomo e una donna
in una stanza
una strada
magari un bosco
un cinema
una cucina
un treno
una città
un mondo.
Allora lì, mi dico
allora lì, tanto vale che ti prendi un cane
che, siam d’accordo, non ti farà dei gran discorsi
ma almeno s’affeziona.

Tra poco non sarò più al riparo dal sole
dovrò cambiare panca
la gente sta entrando in chiesa
il morto non si è fatto vivo.

Ieri notte qualcuno mi ha detto
“nessuno guarderà le tue scarpe se non dici la cosa giusta”
o almeno mi sembra che qualcuno me l’abbia detto
forse l’ho sognato
non ho idea di cosa cazzo voglia dire
ma suona bene
e mi sembra una discreta chiusa per questa cosa che ho scritto.

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Breve dialogo estivo

– senti, ma un bacio a labbra salate?
– scordatelo
– un fuoco?
– no
– almeno quattro risate? quattro risate non le si negano a nessuno
– la vuoi smettere?
– dunque suppongo che stasera di fare l’amore giù al faro non se ne parli proprio?
– bravo, e adesso sparisci

Fine

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Tu?

E dopo la pioggia
cade ghiaccio dal cielo
e corri cerchi rifugio dentro un portone
ridi fradicia i capelli appiccicati alla fronte e il vestito
corto alle ginocchia ma che meraviglia.
Dovrei avvicinarmi con un ombrello
chiederti, vuoi un passaggio?
Probabilmente hai un appuntamento amoroso.
Be’, in caso contrario
avrei voglia di cinese
tu?

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Tutto quello che non ti ho detto (Comunque questa notte)

Tutto quello che non ti ho detto
non te l’ho detto
perché non lo sapevo
mica che non lo volevo.
È che sono un maleducato sentimentale
un ignorante passionale
un pluriripetente emozionale
e sono pure un tappo.
Ok,
il fatto che
“Quello che non ti ho detto”
sia il titolo del secondo album dei Modà
non migliora certo le cose.
Ma d’altra parte le cose vanno a rotoli
anche senza il nostro aiuto.
Comunque
questa notte
ho fatto un bel sogno triste
bello e triste
non starò certo qui a raccontarlo
non c’è nulla di più noioso
di coloro che ti raccontano i propri sogni.
Di peggio, solo i battutisti, i barzellettari e i poeti da fiera.
Tu fai eccezione
sì che la fai
che quando me li raccontavi, i sogni
era come star seduto in un cinema all’aperto
nella notte d’estate
con la brezza che ti carezza la barba
o forse eri tu
le tue mani
e le immagini in bianco e nero
che scorrono silenziose
e quanto speravo di esserci io
in quelle storie
e qualche volta
– un piccolo miracolo, signori –
accadeva.

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Dice il dottore

Avrei bisogno di un po’ di riposo, dice il dottore.
Ne avrei bisogno in effetti, hai ragione doc
e anche tu
anche tu ne avresti.
E avremmo bisogno
di un po’ di gatti
qualche pillola colorata
un po’ di pace
una bici nuova
probabilmente baci
un bunker antiatomico
avremmo bisogno di qualcuno
di qualcuna
che domani pensi a noi nella battaglia
e avremmo bisogno di un po’ di aria pulita
di penombra
un po’ di vino bianco fresco
avremmo bisogno di un po’ di carezze
magari di fare un po’all’amore
avremmo bisogno
che qualcuno abbassi l’aria condizionata
e avremmo senz’altro bisogno di un po’ di silenzio
un po’ di buona poesia
e un po’ di buona musica
di lenzuola pulite
e un nuovo cuscino
a avremmo bisogno
che lei la smettesse di guardare
di nascosto in continuazione
quel cazzo di telefono
mentre siamo a pranzo assieme.
Di cos’altro, doc?
Un po’ di gentilezza, certo
un paio di pantaloni nuovi
– non trovi che in giro
ci sia un’incredibile mancanza di eleganza? –
e che venga presto settembre.

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Una storia un po’ triste

Avvenne che il postino consegnasse
all’indirizzo errato
la lettera in cui lui
le scriveva il giorno, l’ora
il luogo del loro appuntamento
e il numero di baci
che le avrebbe dato.
Lei non seppe mai.
Lui aspettò molto.
Tipo tutta la vita.
Davvero molto.
In effetti una storia un po’ triste
anzi tristissima
ma andava raccontata.

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Un amore così

Un amore così non esiste
a meno che tu non creda
ai draghi
ai maghi
agli elfi
a meno che tu non creda
ai demoni, guarda che un amore così
non esiste.
Un amore così esiste
sì, esiste come esistono le fate
e le foreste incantate
le astronavi che viaggiano
alla velocità della luce
come se adesso
tu ti buttassi dalla finestra
e rimanessi a galleggiare
tra il quinto e il quarto.
Un amore così
è come se gli americani
domattina
abolissero la pena di morte
in tutti gli stati
e i soldati di tutte le guerre
presenti, future e passate
consegnassero le armi
mandando a fare i culo
i generali
i colonnelli
e pure le mogli dei colonnelli.
Un amore così
è come le orme nella neve
che finiscono nel pozzo
di quella foto
che non avevo capito un cazzo
non andavano verso il pozzo
ne venivano
e non era manco un pozzo.
No, se ti riferisci a quella mia poesia
anche lì
credimi
un amore così non esiste
vedimi
come il vecchio Salgari
il vecchio disperato Emilio
che parlava di tigri e pirati
senza saperne un cazzo.

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Dopo la pioggia

Ho inventato un metodo per diluire il dolore
non quello fisico
lì basta una goccia di morfina
intendo quello spirituale.
È un complicato sistema di valvole e pulegge
di carrucole e piccole gru
ci sono binari notturni
e carichi sospesi su
carroponti illuminati
ci sono gnomi laboriosi
ed elefanti da soma
vele spiegate al vento
cascate di lacrime ghiacciate
fuochi e tuoni
e ci sono i fulmini e le onde del mare
eserciti di formiche
che portano grandi molliche
di pane sotto la luce
della luna
in fila ordinata.
Ci sono panni stesi colorati tra i palazzi
e antichi giardini segreti
dove l’ombra e il fresco
la fanno da padroni.
Ci sono soldati stanchi di combattere
seduti nelle loro trincee
che cantano a bassa voce.
E poi ci sei tu
che cammini e schiacci
le foglie secche
per sentirle crocchiare
sotto i piedi e ridi e rido anch’io
mi chiedo, chissà se le piace
giocare come i bambini
le pozzanghere
dopo la pioggia.

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Black out

Ultimamente qui in città va spesso via la luce
piccoli black out di alcuni minuti
mezz’ore talvolta
talvolta ore
probabilmente a causa del massiccio uso
di condizionatori d’aria da parte
degli accaldati cittadini.
E quando accade
mi si spegne di colpo il computer
e mi si bruciano le poesie che sto scrivendo
e che non salvo
sì, non le salvo apposta
perché amo il rischio
e intanto partono gli allarmi in tutto il quartiere
qualcuno rimane chiuso in ascensore
e iniziano a sbrinarsi i frigidaire.
Io mi alzo di scatto
tiro una bestemmia ben calibrata
mi sporgo dalla finestra
e guardo la strada deserta d’estate.
È bella la strada deserta d’estate in città.
Talvolta accade di notte
in quel caso
accendo una candela
e aspetto.

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Pretesti

Ho bisogno di un semplice pretesto
per dichiararti guerra
o andare al mare
magari per farti
una dichiarazione d’amore
non lo so
dammi un pugno
un bacio
facciamo colazione
che poi ti porto al parco
a vedere gli scoiattoli
rimbambiti dalla primavera.

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La città verrà distrutta all’alba

Tutta questa orrenda pace ci seppellirà
tutto questo silenzio
questa luce
l’aria è così fresca, tersa
son tutti così buoni e sereni
saggi e posati
belli profumati
puliti
si amano tutti
si amano.

Ma non saremo mica finiti in paradiso, capitano?
Non è che siam morti e nessuno ci avverte?

Ah, no, mi scusi, ho sbagliato canale.

Siamo ancora qui
un po’ più acciaccati
beh, lei capitano, ha una cera da far paura
è pallido come un fantasma
e io non mi cambio la camicia da una settimana
no, non sto piangendo
credo sia una congiuntivite al suo stadio terminale.

I nemici di là sembrano divertirsi
li sente come cantano?
festeggiano qualcosa
avran mica vinto?
avremo mica perso, mio pallido capitano?
e se abbiamo perso, dice che nessuno ci avverte?
Sì, vero?

Le avanza mica una sigaretta?
lo so che ho smesso
ma su, che ce ne fumiamo una in due.

E mi abbracci pure
mi abbracci pure e non faccia storie capitano pallido
mi abbracci che quello è un inizio di sole
lo vede il sole?
è il sole, è proprio lui
e se la città verrà distrutta all’alba, come da copione
beh, sarà utile stare un po’ vicini
che siam pur sempre esseri umani
potrebbe servire
a farci un po’ di coraggio.

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Ma tu non credere

Quando il Sole si trasformerà in Supernova*
probabilmente i pantaloni a vita alta
saranno di nuovo fuori moda.
Ma tu non credere a chi ti dice
che la tristezza ti rende bella
non siamo in un cazzo di film francese.
Sì, è vero, te l’ho detto io
mentivo
sei molto più bella allegra
e comunque
la fine del mondo arriverà gratis
come disse qualcuno.
Per il resto sta arrivando l’ennesimo temporale
e io volevo scrivere una poesia d’amore
ma non ci son riuscito.

—————————————-
* Licenza Poetica: il Sole diverrà una Gigante Rossa

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Inferno Giorno

Non è il caldo, capitano, non è questione gastrica
non è la solitudine, che ci faran crepare.

Io e lei, capitano, ci troviamo nell’incantevole
condizione di aver superato le linee nemiche
per distrazione, certo, e in più, ora che la osservo,
scusi se mi permetto, ma lei sta sanguinando copiosamente.

No, le assicuro, è sangue, non è la marmellata
che abbiamo assunto a colazione stamattina.

Pregare?
Non so farlo.
Credo di aver dimenticato financo le basi.

Potremmo issare bandiera bianca, capitano.
No, la sua canottiera non va bene, è rossa ormai.
Non vorrà mica che ci prendano per comunisti?

Sì, capitano, mi detti pure la sua lettera d’addio.
A chi la indirizziamo?
Alla sua bella?

No,
“Anna, mia dolce Anna, di me, dell’amore e della vita tu non hai mai capito un cazzo”,
non mi sembra un bell’incipit per una lettera d’addio d’amore dal fronte, ma d’altra parte lei sta crepando, capitano, e se lo può permettere.

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Eterno Notte

Nulla di nuovo neanche qui su questo fronte, capitano, nulla di nuovo, tutto scorre.
Gente ammazza altra gente che risponde al fuoco e ne ammazza altra che risponde al fuoco e che si spara per sbaglio ammazzandosi, nella migliore della ipotesi ferendosi in modo grave.
Dispersi?
Diversi.
Per il resto, capitano, tutto scorre.
Guardi dalla finestra se crede che io dica fandonie.
Quanto manca all’alba capitano, lei lo sa?
Ho l’orologio fermo e non so leggere il cielo.
Vado a dormire, mi svegli.
Mi svegli se succede qualcosa di interessante e scriva.
Scriva una lettera alla sua ragazza, capitano.
Le dica – accetti il mio stupido consiglio – che l’ama, che è bellissima, che muore di paura e che ritornerà.

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Un uomo, un cane, in un posto

Uomo: mi sento solo come un cane
Cane: fottiti
Uomo: perché mi insulti?
Cane: dovete smetterla con questi modi di dire sui cani, offensivi e privi di senso!
Uomo: ma tu sei un cane
Cane: e allora?
Uomo: e non ti senti solo?
Cane: per un cazzo
Uomo: a cazzo di cane! (ride)
Cane: sei un deficiente
Uomo: scusa, mi è scappata
Cane: voi uomini andate avanti a frasi fatte, siete tristissimi, come “fumare come un turco”, che stupidaggine

Entra un turco, con una sigaretta in mano

Turco: qualcuno mi ha chiamato?
Uomo: (al cane) guarda, fuma!
Turco: gradisci? (tira fuori un pacchetto di sigarette)
Cane: (al turco) fumi molto?
Turco: eh, purtroppo sì
Cane: quanto?
Turco: eh, dipende, ci son giorni che arrivo a due pacchetti
Uomo: hai visto?
Cane: vabbè vado, ciao
Uomo: vuoi che ti faccia compagnia?
Cane: vaffanculo
Turco: se non c’è più bisogno di me, andrei
Cane: vaffanculo pure tu

Buio
Fine

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Tuoni

E sì che sarebbe bello
avere ancora paura dei tuoni
dice
mai avuta paura dei tuoni
son mica un cane
penso
pochissime paure, in effetti
apparte la morte, s’intende
che uno comunque
di tuono non muore
di fulmine
di fulmine altroché se schiatti
ma io ci sto attento
e se andiamo a baciarci
se ci andiamo a baciare sotto il temporale
mica ti porto nella foresta
nel campo ti porto
ci andiamo a baciare all’aperto
che ci vien giù addosso tutta l’acqua del mondo
e vada come deve andare
si spaccherà in due il cielo
sopra le nostre capocce
e c’infracicheremo
fin dentro alle scarpe
e se hai paura
un po’ di paura ci sta
anzi
capita che ti salvi la pelle.

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Ma che bella l’angoscia

Ma che bella l’angoscia
quando t’arriva lì
tra il capo e il collo
senza l’invito
s’imbuca la stronza
alla festa che stai tenendo
nel tuo cervello surriscaldato
ma che bella che è l’angoscia
con quel suo vestito lungo
e quei capelli sciolti e lunghi e neri
e neri e lunghi che ti sorride
che si siede
che accavalla le gambe
ma che gambe ha l’angoscia
e non essere maleducato
offrile qualcosa da bere
ti dirà, no grazie
fumerà una sigaretta, però
ti chiederà d’accendere
ma che sorriso l’angoscia
che labbra rosse
non fare resistenza
che non serve a nulla
goditela
e quando ti invita a ballare con lei
stringila
senti il suo profumo
e danza.

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Forse

Forse è il caso di smettere di attribuire sentimenti umani agli esseri umani.

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