• Bianca

    Le piaceva dormire fino a tardi
    le piacevano le poesie d’amore
    soprattutto quelle di poeti dell’ottocento
    morti giovani
    possibilmente di polmoni
    i cibi croccanti
    i cimiteri
    le ostriche
    i vestitini corti
    la mia barba
    la mia pancia
    farsi le sigarette a mano
    e quando le dicevo
    vuoi essere la mia ragazzina dai capelli rossi?
    mi rispondeva
    prima dovrei farmi i capelli rossi e poi tu
    dovresti essere molto più timido con me
    non ti sembro abbastanza timido?
    chiedevo
    affatto
    però ho la testa tonda, dicevo
    vero, ammetteva, ma ti manca un cane pazzo.
    Chiacchieravamo tanto
    soprattutto la notte.
    Non sopportava lo zucchero nel caffè
    la mancanza di gentilezza nella gente
    voleva giocare sempre a calcio balilla
    giocava malissimo e si arrabbiava con me.
    Diceva che le piacevo perché ero un tipo buffo
    io fingevo di arrabbiarmi ma ero contento.
    Le piaceva dormire fino a tardi
    le piacevano le poesie d’amore
    soprattutto quando raccontavano di lei.

  • OCCM

    Occhio: mi hai chiamato?
    Cuore: sì
    Occhio: che c’è?
    Cuore: ho bisogno di vederla
    Occhio: no
    Cuore: dài ti prego, un secondo solo
    Occhio: ho detto di no!
    Cuore: ma cazzo!
    Cazzo: sì?
    Cuore: no scusa Cazzo, tu non c’entri
    Occhio: insomma…
    Cazzo: scusate, se non c’è bisogno di me, mi ritirerei
    Cuore: vai, vai pure
    Cazzo: va bene ciao
    Cuore: dài Occhio, fammela vedere un attimo, sii buono
    Occhio: Cuore lo sai che poi duoli
    Cuore: dolgo?
    Occhio: duoli
    Cuore: hai ragione
    Occhio: un porno?
    Cuore: ok
    Occhio: Mano?
    Mano: eh?
    Occhio: chiama Cazzo
    Mano: ok

  • Anna

    Odiava attirare l’attenzione
    si faceva muro davanti al muro
    lavagna davanti alla lavagna
    poteva farsi albero nella foresta
    e nel prato erba
    sabbia davanti al mare
    cemento, fumo, folla
    dentro la città.

    Dovessi immaginarla lettera
    sceglierei l’h
    così invisibile
    ed essenziale
    pensassi a un elemento
    l’aria
    il vento.

    Parlava a bassa voce
    così bassa che spesso
    la scherzavo, dicevo
    dovrò imparare a leggere le labbra con te.
    Le labbra.

    Parlava a bassa voce ma ascoltava
    perché ne conosceva l’importanza.

    Aveva un nome corto
    palindromo e morbido.

    Mutava di natura
    solo alle feste danzanti
    iniziava a ballare
    e ballare
    e ballare
    e ballare
    ed era una meraviglia
    mettersi in disparte
    accendersene una
    e stare lì a guardare.

  • Viaggi nel tempo

    Una cosa che amo
    delle poesie d’amore
    è che sopravvivono
    alle storie d’amore
    un po’ come le foto
    io mai fatto foto
    io per lo più
    quasi solo poesie d’amore
    che le poesie d’amore
    è un po’ come le foto
    apri il cassetto
    e la trovi
    e la guardi
    è la foto della ragazza che amavi
    ricordi
    l’avevi fotografata tu
    quella volta
    tu che non fai mai foto
    e quella foto ti era riuscita particolarmente bene
    e ti eri dimenticato di avere fatto quella foto
    dove lei è particolarmente bella
    e voi eravate particolarmente contenti quel giorno lì
    e tu sospiri
    fai dei sospiri che non sembrano sospiri
    sembra un attacco d’asma
    e a un certo punto
    cade una goccia sulla foto
    cade una goccia sul suo viso
    e tu alzi lo sguardo al cielo
    ma non piove
    la goccia l’hai creata tu
    è fuori uscita dai tuoi occhi
    e si è lanciata
    in caduta libera sul viso della tua ragazza in foto
    che non è più la tua ragazza
    forse è la ragazza di qualcuno
    ma non tua
    e quel qualcuno
    in questo momento
    la sta fotografando forse
    o peggio
    le sta scrivendo una poesia d’amore
    speriamo di no
    e comunque
    se le sta scrivendo una poesia d’amore
    sarà sicuramente
    una poesia d’amore bruttissima
    e in ogni caso
    rileggere una poesia d’amore
    che hai scritto
    per la ragazza che amavi
    è come fare un viaggio nel tempo
    indietro
    può essere un bel viaggio
    un bel viaggio di nostalgia
    e di malinconia
    a meno che tu
    attenzione
    non la ami ancora
    se la ami ancora no
    se la ami ancora
    in tutta onestà
    è un’esperienza di merda.

  • Adelaide

    Adelaide, figuratevi
    credeva nell’amicizia tra uomo e donna
    ci credeva davvero.
    Quando tentai di darle un bacio
    Adelaide lo schivò con destrezza e mi disse no
    no?
    no
    ma, no no?
    sì, no no.
    Adelaide, siccome per me il no è sacro, non insistei.
    Le dissi, peccato però.
    Scriveva piccole bellissime poesie, Adelaide
    e non le mostrava a nessuno.
    Quando le dissi, mostrale
    mi chiese, e perché mai dovrei?
    Non avevo una risposta.
    Adelaide stava bene coi capelli corti
    mangiava tanto e non ingrassava.
    Come fai? le chiesi.
    Brucio.
    Adelaide non guardava i film di paura
    perché le facevano paura.
    E poi non dormo, diceva.
    L’avrei volentieri accompagnata prima, durante e dopo
    ma non ci fu modo.
    Forse non fui capace.
    Adelaide mi diceva sempre, io e te saremmo meravigliosi amici.
    Io sorridevo e le dicevo, appena mi scende questa voglia di baciarti.
    Adelaide, figuratevi
    credeva nell’amicizia tra uomo e donna
    e ci credeva davvero.

  • La straniera arrivata dalle nubi

    Mi piaceva il nome Adelaide
    le avrebbe donato.
    Non parlava la mia lingua
    né io la sua.
    Arrivava dalle nubi.
    Non parlava la mia lingua ma
    giocammo assieme.
    Conoscevamo il gioco e ci piaceva.
    Non avevo molto da insegnarle
    ma la consumai di sguardi.
    Se ne accorse
    e credo le piacesse.
    Lei mi insegnò che non c’è bisogno
    di dire tutto e subito.
    Mi insegnò ad ammettere la tristezza.
    D’altra parte arrivava dalle nubi.
    Qualcosa non quadra in questa storia.
    Ma ho bevuto, è notte
    e non ho davvero idea di come si chiamasse.

  • Homo homini lupus

    Ma se l’uomo è un lupo per l’uomo, pensavo
    a chi toccherà fare il cacciatore?
    E cappuccetto rosso?
    Certo, capitàno, anche la nonna.
    Sì, ho bevuto, e mi sembra che anche lei non si sia tirato indietro.
    Come si fa d’altronde a non bere prima dell’assalto?
    Lei ci ha provato mai da lucido?
    Io una volta.
    Pessima esperienza.
    Esperienza pessima guardare negli occhi i nemici ed intuire l’odio, l’imbarazzo, la noia, la paura, la disperazione, la voglia di essere altrove.
    Be’ capitàno no, in amore ho smesso.
    No, non ha capito capitàno, non ho smesso l’amore, ho smesso di berci su, che poi, – lo sa come funzionano ‘ste cose – s’invecchia e l’amichetto lì sotto fa fatica, rimane morbido.
    A lei non succede capitàno, lo so, lei è uomo tutto di un pezzo.
    Un attimo.
    Ascolti.
    Riesce a sentirla?
    Questa è la carica capitano.
    Dopo di lei.
    Non sia mai.
    E in bocca al lupo.

  • Carote

    Non c’è quasi nulla
    che mi rilassi tanto
    come il lessar carote
    un pomeriggio
    naufrago
    nel bel mezzo dell’agosto
    concentrandomi
    sul borbottio dell’acqua
    ascoltando le voci dei matti
    lasciati liberi
    di scorrazzare per le strade
    sotto il sole
    chissà se ci va il sale.

  • Francesca

    Fumava molto
    glielo feci notare
    e lei mi azzittì con un sono in piena sindrome premestruale è ferragosto e quello stronzo mi ha appena mollata, secondo te cosa dovrei fare?
    Poi se ne accese una.

    Dove diavolo son finite le zanzare?
    chiesi, più a me stesso che a lei.
    Sterminate, le hanno sterminate.

    Aveva un vestito che le donava
    e con il quale
    avrebbe potuto camminarci di notte su una statale
    senza pericolo di essere investita.

    Perché io e te non abbiamo mai scopato?
    Le chiesi.
    Hai voglia di scoparmi?
    No.
    Neanche io, ecco perché.

    Era una sera di mezza estate
    il fiume era verde
    il cielo nero
    tutto sommato stavamo bene
    e i suoi capelli avevano un colore davvero assurdo.

  • Domenica, 14 di agosto

    Domenica, 14 di agosto
    madre di tutte le domeniche di merda
    non riuscirai ad avermi che intanto già m’hai.
    Che intanto le cerbiatte del salto triplo
    mi lasciano a bocca aperta di meraviglia
    che intanto la città è così bella e vuota
    senza le persone
    che intanto ascolto la nostra canzone
    che intanto nascono come i funghi
    nuovi poeti senza bisogno di pioggia
    di sottobosco umido e penombra
    che intanto gli stabilimenti balneari
    sfiorano il sold out
    un modo come un altro
    per andare
    a farsi comandare.

    Domenica, 14 di agosto
    madre di tutte le domeniche di merda
    sorella di Madama Solitudine
    intima amica della Signorina Noia
    che dirti se non
    che t’aspetto bramoso
    anno dopo anno dopo anno
    e fin che tu sei
    vuol dire che io sono
    e quand’anche arrivasse la fine
    sarà lieta
    o forse no
    il che è lo stesso.

  • Noi che giochiamo

    Facciamo a testa o croce
    facciamo
    che
    se viene testa
    vuol dire che basta
    ci lasciamo e ti amo no scusa
    scusa davvero
    se viene croce ci lasciamo
    sì se viene croce la finiamo
    ma ti amo ma non scherziamo
    facciamo
    che non ci sta croce
    né testa che tenga
    diciamo
    la verità
    tutta la verità
    tutt’altro che la verità
    minchia se sei bella
    smettiamo
    subito adesso
    questo gioco al massacro
    noi che giochiamo
    al gioco più antico del mondo
    noi che giochiamo al girotondo
    giochiamo al nascondino
    io
    adesso chiuderò gli occhi
    tu
    conterai fino a mille
    e se
    e sottolineo se
    quando li riapro
    sarai ancora qui
    davanti a me
    ti porterò in gita
    mi porterai a ballare
    ci porteremo il più lontano possibile
    da questa piccola strana confusa guerra.

  • Ammesso e non concesso

    Non mi capacitavo del fatto
    che non piangesse mai.
    Mi domandavo, ed anzi, una volta glielo chiesi
    “ma dove vanno a finire tutte le lacrime che non piangi?”
    lei mi sorrise con quel suo sorriso lì
    quel suo sorriso solo suo
    e disse: “sai che non lo so?”.
    Mentiva.

    Lo capii solo col tempo
    fu come un’illuminazione: evaporavano
    le sue lacrime evaporavano via dagl’ occhi.
    Ecco cos’era.

    Insomma, piangeva come tutti
    solo che salivano
    al posto di scendere
    probabilmente si univano alle nuvole.
    Ma di questo non ho certezza.

    Insomma, e qui concludo
    non è vero
    che non l’ho vista piangere mai
    semplicemente non me ne accorgevo.
    Una cosa piuttosto imperdonabile
    suppongo siate d’accordo con me.
    Ammesso e non concesso
    che siate in grado di capire.

  • Furti

    – Mi hai rubato il sonno
    – E tu mi hai rubato il cuore

    – E tu gli occhi mi hai rubato
    – Tu le labbra

    – Tu mi hai rubato le mani
    – Non ho più braccia, me le hai rubate tu

    – Infatti non m’abbracci più
    – Infatti

    – Mi hai rubato i sogni
    – E tu gli incubi

    – E non sei contenta?
    – In effetti sì

    – Son difficilissimi da rivendere al mercato nero
    – Lo immagino

    – Scusa, di cosa stiamo parlando?
    – Non so, suppongo d’amore

    – Mi hanno rubato la bicicletta
    – Io non c’entro

    – Tu c’entri, sei sempre c’entrata e temo c’entrerai ancora per un bel pezzo
    – Ma la bicicletta?

    – Quella no, ce l’ho messa solo perché mi faceva ridere

  • Nelle notti di Santo Lorenzo

    Un abbraccio non fu sufficiente
    ci sarebbe voluta, credo, una fiocina
    d’altra parte io non ero un tonno
    e tu non eri un pescatore.

    Eri piuttosto
    quel tipo di ragazza un po’ speciale
    buona per farci una canzone
    quel tipo di ragazza da malinconia
    quel tipo che sorride ma non guarda
    se capisci a cosa mi riferisco.

    Dal canto mio, io
    ero quel tipo di uomo
    che nelle notti di Santo Lorenzo
    si trova spesso nel posto sbagliato
    quasi sempre solo e sotto
    un cielo solcato
    da nuvole spiritose e dispettose.

    Ho espresso comunque
    – non lo nego –
    centinaia di desideri
    – e non ci crederai –
    si sono avverati tutti.
    Tranne uno
    quello importante
    temo.

  • Ansia da prestazione

    – Ti va di uscire con me?
    – Sì

    – Fico, mi concederesti tre appuntamenti?
    – Tre, da subito?

    – Sì, da subito tre
    – Perché tre?

    – Serve a vincere l’ansia da prestazione
    – Metodo interessante

    – Sì, l’ho brevettato
    – E se non mi piaci da subito?

    – Questa opzione non è considerata
    – Sembri molto sicuro di te

    – No, è più disperazione

  • Bollino Nero

    Agosto
    domenica
    esodo
    bollino nero
    aumento percentuale di vacanzieri felici
    albergatori soddisfatti
    cielo terso
    città vuota e silenziosa
    ti penso, in mutande
    io, in mutande, tu fa come vuoi
    Neil Diamond canta Solitary Man
    e ieri sera ho fumato una sigaretta
    di nascosto
    di nascosto da me stesso, dato che ero solo
    ho fame
    frigo vuoto
    testa pesante
    occhi asciutti
    ed è subito Findus.

  • Ok, tengo aperte le finestre

    Decidessi di mandarmi mai
    un piccolo presente
    via piccione viaggiatore
    ok, tengo aperte finestre
    però
    mi raccomando
    se fosse frutta
    – la gradirei –
    che il piccione sia ben sazio al decollo
    e occhio al peso
    che il viaggio è lungo
    abbiamo almeno un oceano
    sette catene montuose
    e tredici galassie
    a dividere
    le punte dei nostri nasi.

    Il gatto è avvertito
    si comporterà come si conviene
    anche se oggi
    – ti confesso –
    mi ha confidato
    che preferirebbe
    tu venissi di persona.

  • Ma che strano mondo questo

    Ieri sera, poi
    stavo per spegnere una sigaretta su un cane
    per errore, mica apposta.
    Per fortuna poi no.
    Gli ho chiesto comunque scusa
    lui mi ha guardato con quegli occhi
    quegli occhi che solo i cani
    quegli occhi che sembrava fosse lui
    a doversi scusare
    per essersi trovato nel posto sbagliato
    al momento sbagliato.
    Sulla traiettoria, diciamo.

    Poi è arrivata una tipa
    che mi ha raccontato che una volta
    un libraio le ha detto, riferendosi a me:
    “Questo non è un poeta, è un rapper di merda”.
    Lei c’è rimasta male.
    E io dovrei iniziare a tatuarmi, ho pensato.
    Mi son chiesto, anche, ma esisteranno rapper con la barba
    e soprattutto per il libraio in questione
    tutti i rapper son di merda o solamente io?

    Ma che strano mondo questo
    dove c’è gente
    che si sente in dovere di dirti
    cosa sei
    cosa non sei
    cosa devi essere
    cosa vorrebbe tu fossi
    cosa va bene
    cosa non va bene tu sia.

    Poi sono salito sul palco
    davanti a me c’erano centinaia di persone
    davvero tante
    mi guardavano
    aspettavano qualcosa da me
    sembravano contente
    io ero contento
    potevo essere quel cazzo che volevo
    un poeta, un rapper di merda
    un nano da circo, un trapezista
    poi il cane mi ha sorriso
    e ho iniziato.

  • La lunga stagione dei cazzi amari

    L’amore è un’anima sola
    che vive in due corpi
    diceva il vecchio Aristotele.
    Bella.

    Poi, quando l’amore finisce
    ti ritrovi con una mezz’anima sanguinante
    un’anima squartata in due, agonizzante
    e allora lì sì
    che inizia
    la lunga stagione dei cazzi amari.

    Questa non è di Aristotele
    è di Aldo, il mio elettrauto
    che in ‘sto periodo
    non è che se la passi benissimo.

    Per quanto mi riguarda
    sono anni che affermo
    che l’amore sia una gigantesca trovata pubblicitaria
    di quei bastardi
    della divisione marketing della Coca Cola.

    E comunque
    io sono fortunato al gioco.

  • Ieri notte qualcuno mi ha detto

    C’è un salice piangente
    in mezzo al parcheggio di cemento
    no, non è una metafora
    lo vedo
    seduto sulla panca di ferro, io
    lui, piantato in mezzo alle auto
    parcheggiate in buon ordine.
    Posto che sia davvero un salice piangente.
    Ci assomiglia.

    A cento metri un gruppo di persone
    nello spiazzo davanti alla piccola chiesa.
    Un tizio porta un’enorme corona di fiori.
    Arancioni.
    Temo sia morto qualcuno
    anche se la gente non sembra vestita a lutto.
    Non pare neanche particolarmente affranta.
    Niente carro funebre, comunque.
    Meglio così.

    Osservo e penso
    penso sia meglio sentirsi soli da soli
    che sentirsi soli in compagnia di qualcuno.
    Non intendo soli tra la gente.
    Penso a due persone
    magari un uomo e una donna
    in una stanza
    una strada
    magari un bosco
    un cinema
    una cucina
    un treno
    una città
    un mondo.
    Allora lì, mi dico
    allora lì, tanto vale che ti prendi un cane
    che, siam d’accordo, non ti farà dei gran discorsi
    ma almeno s’affeziona.

    Tra poco non sarò più al riparo dal sole
    dovrò cambiare panca
    la gente sta entrando in chiesa
    il morto non si è fatto vivo.

    Ieri notte qualcuno mi ha detto
    “nessuno guarderà le tue scarpe se non dici la cosa giusta”
    o almeno mi sembra che qualcuno me l’abbia detto
    forse l’ho sognato
    non ho idea di cosa cazzo voglia dire
    ma suona bene
    e mi sembra una discreta chiusa per questa cosa che ho scritto.

  • Breve dialogo estivo

    – senti, ma un bacio a labbra salate?
    – scordatelo
    – un fuoco?
    – no
    – almeno quattro risate? quattro risate non le si negano a nessuno
    – la vuoi smettere?
    – dunque suppongo che stasera di fare l’amore giù al faro non se ne parli proprio?
    – bravo, e adesso sparisci

    Fine

  • Tu?

    E dopo la pioggia
    cade ghiaccio dal cielo
    e corri cerchi rifugio dentro un portone
    ridi fradicia i capelli appiccicati alla fronte e il vestito
    corto alle ginocchia ma che meraviglia.
    Dovrei avvicinarmi con un ombrello
    chiederti, vuoi un passaggio?
    Probabilmente hai un appuntamento amoroso.
    Be’, in caso contrario
    avrei voglia di cinese
    tu?

  • Tutto quello che non ti ho detto (Comunque questa notte)

    Tutto quello che non ti ho detto
    non te l’ho detto
    perché non lo sapevo
    mica che non lo volevo.
    È che sono un maleducato sentimentale
    un ignorante passionale
    un pluriripetente emozionale
    e sono pure un tappo.
    Ok,
    il fatto che
    “Quello che non ti ho detto”
    sia il titolo del secondo album dei Modà
    non migliora certo le cose.
    Ma d’altra parte le cose vanno a rotoli
    anche senza il nostro aiuto.
    Comunque
    questa notte
    ho fatto un bel sogno triste
    bello e triste
    non starò certo qui a raccontarlo
    non c’è nulla di più noioso
    di coloro che ti raccontano i propri sogni.
    Di peggio, solo i battutisti, i barzellettari e i poeti da fiera.
    Tu fai eccezione
    sì che la fai
    che quando me li raccontavi, i sogni
    era come star seduto in un cinema all’aperto
    nella notte d’estate
    con la brezza che ti carezza la barba
    o forse eri tu
    le tue mani
    e le immagini in bianco e nero
    che scorrono silenziose
    e quanto speravo di esserci io
    in quelle storie
    e qualche volta
    – un piccolo miracolo, signori –
    accadeva.

  • Dice il dottore

    Avrei bisogno di un po’ di riposo, dice il dottore.
    Ne avrei bisogno in effetti, hai ragione doc
    e anche tu
    anche tu ne avresti.
    E avremmo bisogno
    di un po’ di gatti
    qualche pillola colorata
    un po’ di pace
    una bici nuova
    probabilmente baci
    un bunker antiatomico
    avremmo bisogno di qualcuno
    di qualcuna
    che domani pensi a noi nella battaglia
    e avremmo bisogno di un po’ di aria pulita
    di penombra
    un po’ di vino bianco fresco
    avremmo bisogno di un po’ di carezze
    magari di fare un po’all’amore
    avremmo bisogno
    che qualcuno abbassi l’aria condizionata
    e avremmo senz’altro bisogno di un po’ di silenzio
    un po’ di buona poesia
    e un po’ di buona musica
    di lenzuola pulite
    e un nuovo cuscino
    a avremmo bisogno
    che lei la smettesse di guardare
    di nascosto in continuazione
    quel cazzo di telefono
    mentre siamo a pranzo assieme.
    Di cos’altro, doc?
    Un po’ di gentilezza, certo
    un paio di pantaloni nuovi
    – non trovi che in giro
    ci sia un’incredibile mancanza di eleganza? –
    e che venga presto settembre.

  • Una storia un po’ triste

    Avvenne che il postino consegnasse
    all’indirizzo errato
    la lettera in cui lui
    le scriveva il giorno, l’ora
    il luogo del loro appuntamento
    e il numero di baci
    che le avrebbe dato.
    Lei non seppe mai.
    Lui aspettò molto.
    Tipo tutta la vita.
    Davvero molto.
    In effetti una storia un po’ triste
    anzi tristissima
    ma andava raccontata.