ottimismo d’inverno

e poi l’altra sera un uomo barbuto pelato
dopo avermi ascoltato
mi ha detto:
“bravo ma dovresti essere più ottimista in quel che scrivi”
sarà il natale, ho pensato
che c’è bisogno di ottimismo, di speranza
gli ho anche sorriso
gli ho pure dato
ragione al pelato
poi
mentre mi saliva il muco
mi è salito anche un po’ di cristo insieme al muco
mentre che camminavo verso casa nella neve
camminavo nella neve
anche se non c’era neve
e nel vento e nel freddo
e nei lupi che ululavano affamati magri incazzati
con l’occhio destro macilento di spurgo
perché l’occhio spurga e brucia
e bruciano le labbra di gelo di ghiaccio
e la neve m’arrivava sotto la cintura
e non riuscivo ad avanzare
perché non porto cintura
ma bretelle
e mi sanguinavano i labbri
spaccati, feriti, a brandelli

l’unica era di trovare
una bocca umida calda
dall’effetto emolliente come solo una calda umida morbida bocca sa essere

ma come nelle migliori tradizioni
non c’era alcuna bocca da baciare
non c’era faccia in cui sorridere
non c’era voce d’ascolare
e non c’era più nessun orecchio a cui dire:
“ma sì, ma dai, ma forse si può fare”

tanto valeva che mi compravo un cane

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