“ti amo, ma posso spiegarti”
le dissi
“un ottimo titolo per un libro di quelli che vanno adesso”
mi disse
“sì ma io te lo dissi per davvero”
le dissi
“non sprecarlo con me, facci un bel romanzetto di giovanilismo alla moda”
mi disse
“ma scusa, cristomadonna, io ti dico una frase d’amore e tu mi dici di farci un titolo di merda?”
le urlai
“non t’incazzare, lo dico per te, con un buon titolo hai fatto il cinquanta per cento”
mi sussurrò
“allora senti questo” le dissi “cazzi ne hai presi più tu che un esercito di mignotte da sbarco”
“sei un cretino, e poi è vecchio, e poi l’Einaudi non te lo passa”
“e la Feltrinelli?”
“neanche”
“la Mondadori?”
“manco la Mondadori”
“dici?”
“dico”

“ci vieni con me a limonare duro al concerto degli ACDC conosco uno che monta i palchi e ci fa entrare gratis?”
“no”
“guarda che non è una proposta, è un titolo”
“fa schifo”
“dici?”
“dico”

“mi trovi basso?”
“sì”
“mi trovi grasso?
“sì”
“potresti trovarmi se mai mi perdessi?”
“farei del mio meglio”
“quindi?”
“quindi mettiti comodo e spiegami dettagliatamente questa cosa curiosa che mi ami, cercando di essere convincente come se stessi tentando di persuadere un intero plotone d’esecuzione pronto a far fuoco sul tuo corpo inerme, a graziarti ”

“come titolo non è un po’ lungo?”
“fai tu”